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Capodanno nello Champagne

Tra borghi e cantine storiche nella regione francese per festeggiare la fine del 2010 e l'arrivo del 2011

20 dicembre, 15:06
in visita nelle cantine di Épernay  lunghe decine di chilometri in visita nelle cantine di Épernay lunghe decine di chilometri

 (di Ida Bini)

Il Capodanno è alle porte e festeggiarlo girando tra le cantine che producono champagne è un’idea davvero invitante e un’occasione unica, non solo di conoscere una regione affascinante a pochi chilometri da Parigi, ma anche di scoprire la storia, i diversi metodi di produzione e le bottiglie più prestigiose del vino delle feste più famoso del mondo.

A nordest di Parigi le colline ricoperte di vigneti si distribuiscono a ragnatela tra gli affluenti minori della Senna e occupano gran parte della regione dello Champagne-Ardenne. Qui, fino al XVI secolo, i vigneti producevano discreti vini bianchi, ottenuti da uve nere, apprezzabili, ma simili a tanti altri bianchi delle province francesi. La loro caratteristica principale era di sviluppare con la fermentazione una spuma, non sempre gradita. Solo agli inglesi piaceva questo vino considerato sparkling champagne, mentre i francesi preferivano i vini fermi. Poi, però, arrivò un frate, ostinato e instancabile, che cambiò la storia della regione e dei suoi vini, decretando il successo di quella tendenza “spumeggiante” così detestata dai connazionali. Il frate dell’ordine dei Benedettini era Pierre Pérignon, nato nel 1639 a Sainte-Ménéhould, nella regione dello Champagne appunto, che sposò presto il motto di “realizzare l’opera di Dio attraverso la fatica quotidiana”.

E così, nelle ore disponibili al lavoro manuale, decise di ricavare dalle uve locali un buon vino, in grado di conquistare i favori di Sua Maestà, il Re dei francesi. Si prefisse, dunque, di produrre un vino con bollicine impalpabili, fatte di niente, ma irresistibilmente piacevoli. Decise di utilizzare tappi di sughero trattenuti con uno spago allo scopo di intrappolare le bollicine e di sistemare le bottiglie, a forma di pera e dal vetro più spesso e resistente, in una vetreria all’interno del convento. Per assicurare l’invecchiamento dei vini a temperatura costante, scavò delle gallerie nel sottosuolo di gesso, la craie, che poteva drenare le acque in eccesso e trattenere il calore del giorno per restituirlo nelle notti più rigide, rivelandosi indispensabile per la sopravvivenza delle viti. Migliorò i metodi di coltura e di concimazione, aumentando la resa e la qualità delle uve.

Unì uve e mosti di vigneti diversi – l’attuale formula dei vini di Champagne - affinché si esaltassero a vicenda, inventando dunque la cuvée. Il resto lo fecero i vigneti, la terra, il clima, la posizione dell’abbazia e dei 24 ettari a sua disposizione, protetti dal vento dalla Montagna di Reims. Il frate dedicò 47 anni della sua vita alla viticoltura tra i vigneti ritenuti tra i più nobili del mondo nell’abbazia di Hautvillers, costruita nel XII secolo a pochi chilometri dalla Côte des Blancs, sopra la valle della Marna e il porto fluviale di Cumières. Morì cieco e quasi astemio ma mantenne intatti olfatto e gusto, diventando a tutti gli effetti il padre legittimo dello champagne, colui che seppe dare vita al re dei vini, nonostante fosse il risultato di un prodotto costoso e licenzioso, quindi lontano dall’austerità e sobrietà del suo ordine religioso, e di una serie di artifici.

Per renderlo così particolare Pérignon aveva aggiunto liqueur du tirage, che rilascia anidride carbonica, e aveva sistemato le bottiglie in ambienti a 10-12 gradi inclinate a collo in giù per permettere ai remueurs di ruotarle ogni giorno di un ottavo fino a far depositare ogni residuo di sedimento in prossimità del bouchon

Dopo alcune settimane il frate procedeva alla sboccatura, eliminando tappo e deposito, per iniettare nel vino un secondo liqueur d’expédition, sciroppo di alcol e zuccheri, per aggiustarne il tenore zuccherino. L’abbazia di Dom Pérignon divenne famosa e prospera; secolarizzata durante la rivoluzione francese, fu acquistata nel 1823 da Pierre Gabriel Chandon, genero e socio di Jean Remi Moët, erede dei fondatori dell’omonimo marchio di champagne. Oggi, dopo più di tre secoli, si prende cura della creatura del frate Richard Geoffry, enologo di grande esperienza alle dipendenze della prestigiosa maison (www.domperignon.com), incaricato di perpetrarne la memoria e la passione. Su indicazioni del frate ancora oggi si producono solo bottiglie delle vendemmie migliori o addirittura di una sola, superba annata, che in questo caso genera un vino millesimato. Di questi ce ne sono pochi, appena 28 tra i bianchi, brut, e 13 tra i rosati, rosé, tutti grand crus, cioè con uve provenienti esclusivamente dai 17 vigneti migliori della zona.

Attualmente nella regione francese sono numerose le case (maison), tutte prestigiose, che producono ancora champagne con uve rosse di pinot noir e pinot meunier e bianche di chardonnay. E ogni casa, da Moët & Chandon a Eugène Merciem, da Domaine Pommery a G.H. Mumm, da Taittinger a Veuve Clicquot Ponsardin, tra le più famose, ha i propri segreti, gelosamente custoditi. All’inizio del XX secolo per proteggere lo storico vino è stata riconosciuta la “denominazione d’origine controllata Champagne” per la quale sono stati fissati un’area geografica ben delimitata e regole comuni di produzione. Da allora i vignerons e le maisons – ben 31 – hanno formato nella città di Épernay un Comité Interprofessionnel du Vin de Champagne (www.champagne.fr), un comitato molto attivo nella tutela della qualità e nella diffusione del prestigioso prodotto, diventato ormai un mito in tutto il mondo.

La regione dello Champagne-Ardenne, ricoperta di generosi vigneti, vallate e corsi d’acqua, nasconde anche deliziosi borghi e città storiche come Reims, Troyes, Épernay e Ay, cantine e antiche abbazie, in particolare quella di Hautvillers, fondata nel 658 da Saint Nivard, dove tra il 1668 e il 1715 visse e lavorò frate Pérignon. E’ una terra da scoprire non solo per il famoso vino ma anche per la sua storia e per i tesori che racchiude. Il fiume Marna, che l’attraversa, scorre tra le due capitali dello champagne: a sud la cittadina di Épernay e a nord quella di Reims. Entrambe regalano gioielli architettonici, aziende vinicole e centinaia e centinaia di cantine che ospitano milioni di bottiglie di ottimo champagne e, alcune, dal valore inestimabile.

Tutte le maggiori maison, inoltre, predispongono visite guidate alle proprie caves, scavate nel gesso, per scoprire la ricchezza della regione, in omaggio alla tenacia di frate Pérignon. Passeggiando a piedi per il piccolo centro storico di Épernay (www.epernay.fr) è possibile visitare in magnifiche palazzine ottocentesche le case vinicole più prestigiose di Francia che si susseguono lungo Avenue de Champagne e le loro cantine scavate nel gesso, ma anche musei, enoteche e allestimenti strettamente collegati alla produzione, alla degustazione e alla valorizzazione dello champagne. C’è anche una visita che esula dal carattere enologico: è la biblioteca municipale, all’interno della quale è conservato il codice miniato dei Vangeli di Ebbone, risalenti al IX secolo. Reims (www.reims-tourisme.com), capoluogo della regione, è una città d’arte ricca di storia, che offre straordinarie ricchezze classificate dall’Unesco patrimonio mondiale dell’umanità: la cattedrale di Notre-Dame, uno dei più alti esempi di arte gotica in Europa, dove si svolsero le incoronazioni di tutti i re di Francia a partire dal 987, e che nei primi mesi del 2011 festeggerà gli 800 anni e l’attiguo palazzo del Tau, residenza degli arcivescovi, che oggi ospita il museo dell’Opera della Madonna.

Ci sono da visitare anche la basilica romanico-gotica e il museo-abbazia di Saint-Remi, dedicati al vescovo San Remigio che battezzò Clodoveo, re dei Franchi. Anche a Reims, però, tutto ruota attorno allo champagne: cantine, maisons storiche e musei dedicati al prestigioso vino con le bollicine. Attraverso la Route touristique du Champagne (www.tourisme-en-champagne.com), la strada turistica, è possibile passeggiare tra le case più interessanti e nei 120 chilometri di cantine sotterranee e fermarsi nelle numerose enoteche a fare degustazioni. Anche la cattedrale di Troyes (www.tourisme-troyes.com) è uno spettacolo dell’arte gotica: ha una vetrata antica che vale il viaggio nella cittadina francese, a sud di Reims, con milioni di tessere che creano uno spettacolo di luci e colori a contatto con i raggi del sole. Troyes è una città ricca di monumenti, la maggior parte dei quali si concentra nel centro storico che ha un’insolita, buffa e caratteristica forma a tappo di vino e, visto dove ci si trova, non poteva che essere di champagne. Qui è d’obbligo fare una sosta nell’enoteca Cellier Saint-Pierre (www.celliersaintpierre.fr), fornita di ogni etichetta, anche le più introvabili, e fare degustazioni o acquisti prima di lasciare la regione.

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