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La Costa Brava di Salvador Dalì

Sulle orme del celebre pittore catalano tra Figueres, Púbol e Port Lligat

10 settembre, 10:23
il castello di Tossa de Mar il castello di Tossa de Mar

Il “triangolo di Dalì” non è un dipinto, né un allestimento surrealista del geniale pittore catalano. E’ invece una zona geografica spagnola, sulla Costa Brava, un’area che racchiude tre borghi della Catalogna, intimamente legati al grande artista: Figueres, Port Lligat e Púbol. Sono tre centri che hanno segnato la vita di Dalì e della sua famiglia e che continuano a promuovere e a sostenere la genialità dell’artista in tutto il mondo.

 

Oggi, grazie a un’importante mostra con la quale l’Italia omaggia il pittore surrealista più famoso di Spagna - “Il sogno si avvicina” a Palazzo Reale di Milano -, quei centri e le abitazioni dove vissero lui e la moglie Gala sono tappe da non perdere per conoscere meglio lo spirito artistico di Dalì e scoprire la bellissima Costa Brava. Figlio di un notaio di Figueres, convinto di essere destinato a cambiare la pittura moderna, Salvador Dalì si sentì sempre molto unito alla propria terra, che descriveva nei suoi scritti e rappresentava nelle sue stravaganti tele.

 

"Sono cresciuto su queste pietre; qui ho creato la mia personalità, scoperto l’amore, dipinto le mie opere, costruito la mia casa. Sono inseparabile da questo cielo, da questo mare, da queste rocce...". E’ con parole entusiaste e di sincera commozione che il grande pittore surrealista parlava della Costa Brava, il litorale più settentrionale della Catalogna che si affaccia sul Mediterraneo, e delle sue bellezze naturali.La costa, lunga duecento chilometri, si estende da Portbou, sulla frontiera con la Francia, fino a Blanes, alla foce del fiume Tordera.

 

Si chiama “brava”, che in spagnolo significa selvaggia, aspra, perché è una costa frastagliata, ricca di insenature, piccole baie, cale riparate e punteggiate di pini dai tronchi contorti e protesi verso l’acqua, e inframmezzate da distese di spiagge bianche e scogliere rocciose di granito grigio, modellate dal vento e dalla risacca del mare. Questo scenario di continui contrasti, il mare trasparente, la luminosità del cielo, il clima mite tutto l’anno e la bellezza dei tanti borghi disseminati lungo il litorale all’inizio del secolo scorso attirarono l’attenzione di numerosi artisti, scrittori, intellettuali e musicisti catalani ed europei, che scelsero queste località come residenza o come fonte d’ispirazione.

 

Nel 1910 Pablo Picasso dipinse a Cadaqués alcuni dei suoi più bei soggetti, lo scienziato Albert Einstein veniva sul litorale a suonare il violino, mentre Joan Mirò, Max Ernst e René Magritte vi trascorrevano le vacanze dipingendo. Negli anni Trenta Marc Chagall trascorse lunghi periodi a Tossa de Mar e lo scrittore Josep Pla descrisse la bellezza della Costa nelle sue opere.

 

Eppure nessuno ha lasciato il segno come Salvador Dalì, l’artista nato l’11 maggio 1904 a Figueres che, dopo trent’anni passati tra Madrid, Parigi e gli Stati Uniti, visse gli ultimi vent’anni a Port Lligat, a Púbol e, infine, a Figueres, dove morì il 23 gennaio 1989. Conoscere i luoghi di Dalì sulla Costa Brava, nella provincia dell’Empordà, significa viaggiare non solo tra le testimonianze artistiche dei tre borghi con la Fondazione e i musei a lui dedicati ma significa anche scoprire un territorio ricco di bellezze naturali dove poter nuotare sotto le scogliere di Begur o a Cala Giverola e a Cala de Salionç, passeggiare nella cittadella romanica di Besalù, arrampicarsi sulla cima di Tossa d’Alp e comprare ceramiche a La Bisbal. Significa fare surf a El Golfet, sul primo tratto della Costa, sempre battuta dai venti, prendere il sole sulla lunga spiaggia di Platja d’Aro, addentrarsi nelle rovine di antiche civiltà a Ullastret e nella città murata di Tossa de Mar, dominata da un imponente castello medievale, e visitare il monastero di Sant Pere de Roses, patrimonio dell’Unesco.

 

Punto di partenza del tour sulle tracce di Dalì è la cittadina di Figueres, nell’Alto Empordà, all’interno della Costa Brava. Un paio di librerie con souvenir dalinani avverte che si è nei pressi del Teatro-Museo a lui dedicato. L’edificio, un vecchio teatro comunale, era stato acquistato dal pittore per esibirvi la sua arte: sculture, disegni, installazioni, grandi tele. Perché è la mia città, perché io sono un pittore teatrale, perché il teatro è di fronte alla chiesa in cui sono stato battezzato e lì ho fatto la mia prima mostra. Venne inaugurato nel 1974, dopo un attento restauro del proscenio, dei corridoi e del vestibolo, sovrastati da un’enorme cupola trasparente, sotto la quale Dalì venne in seguito sepolto. Esternamente la torre dello stralunato museo è sovrastato da gigantesche uova, emblema del suo stile eclettico e decisamente stravagante.

 

Oggi nel Teatro ci sono 1500 opere delle sue collezioni - dai disegni ai gioielli, dalle prime sperimentazioni cubiste, futuriste e impressioniste alle ultime opere surrealiste -, le gallerie con lavori di altri artisti - da Duchamp a El Greco e ai giovani artisti catalani -, le installazioni della “stanza di Mae West” e del “palazzo del vento”, ricordi di scuola, fotografie e documenti che ricostruiscono il suo legame con la città e con i tanti amici d'infanzia e dell'età matura come Man Ray e Duchamp. Nel Teatro c’è anche la gloriosa Cadillac nera, con la quale lo stravagante artista percorreva la strada da Figueres a Cadaqués e a Port Lligat. E’ a Figueres, nella Torre Galatea, annessa al Teatro-Museo, che un previdente Dalì lasciò la Fundaciò Gala e Salvador Dalì (www.salvador-dali.org), l’ente che gestisce le tre proprietà, le 4mila opere, la biblioteca con 7.448 volumi e un flusso di visitatori che ha superato ormai il miliardo di persone. La Fondazione e la città, inoltre, organizzano ogni anno grandi eventi, mostre itineranti, un originale itinerario gastronomico, convegni, laboratori e mostre cinematografiche. Nel 1932 Salvador Dalì acquistò una baracca di pescatori a Port Lligat. Presto divenne la sua dimora dove visse con la moglie Gala sulla baia che domina il borgo, dove la famiglia Dalì già possedeva una villa per le vacanze. La bianca casa di Port Lligat venne integrata poi con altri locali costruiti sulle rocce mentre il suo interno divenne presto un miscuglio di pezzi d’arte, di stravaganti elementi dell’iconografia mediterranea e di addobbi surrealisti. Nello studio, per esempio, il pittore occultò il viso di una statua greca con una maschera da scherma, mentre all’ingresso addobbò con collane e pietre dure un orso imbalsamato. Negli anni Sessanta la casa, che si arricchì di una piscina a forma di fallo, divenne luogo d’incontro di artisti e intellettuali, rifugio estivo della bohème europea. Dalì amò molto quella stravagante villa e la baia di Port Lligat: con Gala, moglie e musa, passeggiava al tramonto fino alla scogliera di Cap de Creus, che divenne oggetto dei suoi quadri (le rocce gotiche si trasformano, di sera, in incubi - spiegava).

 

Prima di scendere verso Púbol da Port Lligat è bene fare un piccola deviazione fino a Cadaqués, borgo di pescatori dove Dalì amava incontrare André Breton e Max Ernst negli anni Cinquanta tra le case bianche e le finestre lunghe e strette, le stradine in salita e la passeggiata sul mare. Era senz’altro il cittadino più amato di Cadaqués, ammirato per le sue originali apparizioni e per le sue stravaganti amicizie. Qui oggi, oltre alla chiesa del XVII secolo, è interessante visitare il museo Perrot-Moore, dove sono conservate alcune sue opere pittoriche. Nel 1969 l’artista catalano acquistò un castello a Púbol, non lontano da Cadaqués, nel Basso Empordà, affinché diventasse la residenza della moglie Gala: voleva, infatti, mantenere la promessa di farla regina di un castello. Era un piccolo maniero dell’XI secolo, che lui stesso fece ristrutturare e di cui disegnò il giardino, arredandolo con due sculture di elefanti dalle grandi zampe e una testa di ceramica di Richard Wagner. Nel Castillo, in parte svuotato da Céline Eluard, la figlia di Gala, il pittore venne ad abitarci dopo la morte della moglie nel 1982, ma un incendio accidentale lo fece traslocare definitivamente a Figueres. Dalì, che intanto aveva ricevuto il titolo di marchese di Dalì di Púbol, arredò il romantico castello con oggetti stravaganti, secondo il suo inconfondibile stile: un trono dorato dove riceveva gli ospiti, un tavolo di vetro attraverso il quale osservava, al piano di sotto, un finto cavallo bianco e piatti di porcellana decorati con le carte da gioco che l’artista disegnò per un’edizione di Alice nel Paese delle Meraviglie. Infine, sempre sulle tracce dei luoghi più amati dal pittore, sono da visitare il santuario Els Angels, vicino a Girona, dove Dalì sposò Gala, e il Molì de la Torre, nei pressi di Figueres, dove imparò a dipingere.

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