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Tarquinia, sulle tracce degli etruschi

Dai resti di una città villanoviana alle tombe dipinte più belle del Mediterraneo, fino ai mille tesori del museo

29 luglio, 10:57
La necropoli di Tarquinia La necropoli di Tarquinia

Agli amanti del mare che coltivano una passione per l'archeologia, Tarquinia offre la vacanza ideale. Il paese laziale che ha dato a Roma i re Tarquinio Prisco, Servio Tullio e Tarquinio il Superbo è tra i più antichi insediamenti della dodecapoli, l'insieme delle dodici città-stato che costituirono la lega etrusca. Il suo territorio custodisce tracce di civiltà che risalgono fino al IX secolo avanti Cristo, insieme alle straordinarie tombe affrescate della necropoli nominate dall'Unesco patrimonio mondiale dell'umanità.

La parte più antica di Tarquinia è l'acropoli, sul colle della Civita, che conserva i resti di un centro proto-urbano risalente all'epoca villanoviana (IX-VIII secolo avanti Cristo). Oggi è possibile ammirare quel che rimane dell'Ara della Regina, il tempio etrusco datato intorno al IV secolo avanti Cristo e probabilmente dedicato al culto della divinità Diana. Nel sito è visibile un basamento in macco da cui si accedeva alla cella interna del santuario, mentre i Cavalli Alati, la lastra di terracotta che ornava il frontone del tempio, sono esposti al Museo nazionale di Tarquinia.

La zona di maggiore interesse archeologico è la collina dei Monterozzi, un'altura lunga sei chilometri che ospita la più importante necropoli del Mediterraneo. Tra le oltre seimila le sepolture rinvenute, per la maggior parte camere scavate nella roccia e sormontate da tumuli, a lasciare i visitatori senza fiato sono le duecento tombe affrescate, che rappresentano il più cospicuo nucleo pittorico di arte etrusca a noi giunto e il più ampio documento di tutta la pittura antica prima dell'età imperiale romana. Gli affreschi coprono un arco di tempo che va dal VII al II secolo avanti Cristo, quasi l'intera durata della vita della città, e mostrano banchetti funebri, danzatori, suonatori di aulos e paesaggi.

Aperta per tutta l'estate, la necropoli consente di scendere in 19 sepolcri dove rimanere incantati da alcuni degli ipogei dipinti più celebri, come le tombe delle Leonesse, dei Leopardi, della Caccia e Pesca, mentre la visita della necropoli Scataglini, un suggestivo angolo integralmente scavato, mostra ai visitatori come si presentava in origine la città dei morti. Per esplorare la necropoli ci si può affidare a una guida o muoversi in modo autonomo grazie alle audioguide. Declinate anche in una versione per bambini, offrono il racconto coinvolgente di un'antica civiltà che gli scavi archeologici arricchiscono anno dopo anno, dischiudendo alla nostra conoscenza i segreti di un popolo che non ha lasciato di sé memorie scritte.

Molti reperti della necropoli sono conservati nel Museo archeologico nazionale di Tarquinia

, ospitato nel palazzo rinascimentale Vitelleschi che sorge nel centro storico del paese. Entrando nell'edificio ci si imbatte in un pozzo ottagonale che domina il cortile, su cui è scolpito in bassorilievo lo stemma dei Vitelleschi. Nei due ambienti al pianterreno sono esposti alcuni oggetti funerari, tra cui sarcofagi e sculture appartenenti alle famiglie dell'aristocrazia etrusca. Salendo al primo piano si incontra una ricca collezione di reperti che vanno dal periodo villanoviano a quello romano, con importanti testimonianze di pittura greca ed etrusca. Tra queste il vaso di Bocchoris (VII-Vl secolo avanti Cristo), vasi greci a figure nere del VI secolo avanti Cristo e attici a figure rosse.
 Il secondo piano custodisce l'attrazione principale del museo: la famosa e armoniosa scultura dei cavalli alati, che rappresentano nel mondo intero l'eleganza dell'arte etrusca. In fondo al loggiato, infine, si trovano le pitture provenienti da quattro tombe: delle Bighe, del Triclinio, delle Olimpiadi, della Nave.

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