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El Rocío, la festa degli andalusi

Viaggio nel sud della Spagna con i pellegrini della Virgen de la Paloma Blanca

14 maggio, 17:42
El Rocio, cavalieri passano davanti alla chiesa della Blanca El Rocio, cavalieri passano davanti alla chiesa della Blanca

Sotto il caldo sole di maggio una lunga carovana di carrozze con il telo colorato a mezzaluna si muove lentamente sul camino di Moguer, una strada sterrata di Huelva, la provincia più occidentale di Andalusia. Sui carri bardati a festa siedono donne con gonne a pois e i capelli raccolti mentre gli uomini cavalcano indossando sombreros, pantaloni di cuoio e camicie bianche su corte giacche nere. Dalla foce del fiume Guadalquivir, lungo il camino di Sanlúcar, centinaia di cavalieri al passo percorrono i sentieri del parco di Coto Doñana, accompagnati da un canto lieve e da un pungente odore di fiori, di vino rosso e di terra.

Dall'altra parte del parco, sulla strada del mare, carri, cavalli, autobus, motociclette, vecchi trattori avanzano nella polvere e tra la sabbia del camino di Matalascañas. Solo dopo cinque giorni di viaggio, il prossimo 24 maggio, giorno di Pentecoste, i due serpentoni si uniranno ad altri gruppi di persone, provenienti da tre diversi caminos che attraversano, sempre a cavallo, sui carri e a piedi, l'assolata terra spagnola di Andalusia. Creano così un fiume interminabile di persone, uomini e donne di ogni età e di ogni estrazione sociale: zingari, contadini, nobili, artisti, intellettuali, semplici curiosi, tutti andalusi, di nascita e di adozione, e si riuniscono davanti alla chiesa di un minuscolo villaggio di montagna, El Rocío, per venerare la Paloma Blanca, Vergine e signora di Andalusia.

Sono tutti pellegrini, romeros: partono il 19 maggio da diverse parti della regione, percorrono strade lunghe e faticose viaggiando con parenti e amici e soprattutto con abbondanti scorte di cibo e di vino. Dormono sui carri o nei sacchi a pelo ai bordi dei campi o sui prati e finalmente giungono al Rocío per rendere omaggio alla Vergine in un pellegrinaggio religioso che è il più antico di Spagna, e che negli anni si è trasformato in una grande festa, in un'esperienza spirituale unica. E' un appuntamento tanto importante quanto stravagante, uno scambio di emozioni e di preghiere che coinvolge più di un milione di persone, un inno alle tradizioni più antiche e all'orgoglio di appartenere tutti, indistintamente, a una terra dove il fervore religioso si esprime nella convivialità, nei canti e nelle danze flamenche, gitane.

L'origine di questo imponente pellegrinaggio si perde nella notte dei tempi e nelle leggende raccontate dalla gente. Documenti storici riportano l'inizio al 1270, quando Alfonso X, re di Castiglia, fece costruire un eremo in una delle sue tenute di caccia nel bosco della Rocina, nei dintorni di Almonte e vi fece portare una preziosa scultura della Vergine Maria, Santa María de las Rocinas, che cacciatori e contadini veneravano come protettrice.

Tra le leggende che circolano sul Rocío la più popolare riguarda un giovane pastore che trovò sotto una quercia nel bosco di La Racina una statuetta della Vergine Maria. La prese con sé e si incamminò verso Almonte, ma durante il viaggio la statua sparì. La trovò, dopo molte ricerche, nel luogo dove l'aveva scoperta la prima volta. La notizia di questo strano episodio si diffuse tra la gente che da allora cominciò a venerarla come la regina dei boschi e la Signora di Andalusia. Da tutta la regione accorrevano credenti in pellegrinaggio al santuario di Almonte per pregare la statuetta. Erano tantissimi e perlopiù disorganizzati; così nacque tra i pellegrini l'idea di creare dei gruppi o confraternite (Hermandades), che preparassero in ogni dettaglio la romería, il pellegrinaggio. Con gli anni e la benedizione dei vescovi di Huelva e di Madrid le confraternite si diffusero in tutta la regione e poi in tutto il Paese e persino all'estero.

Il pellegrinaggio termina lunedì 24 maggio ma già dalla domenica le 88 confraternite ufficiali - in realtà sono molte di più - si riuniscono al santuario dove si svolge la misa de los romeros, la messa ufficializzata nella chiesa del Rocío dal vescovo di Huelva e dai sacerdoti che rappresentano spiritualmente tutti i confratelli. Le campane a festa annunciano l'inizio delle danze popolari e della musica, che durano tutto il giorno: sulla strada che unisce Almonte al Rocío, in mezzo ai campi e sui prati, la gente del pellegrinaggio improvvisa sevillanas, i balli flamenchi, e si esprime in canti popolari che inneggiano alla Vergine. I pellegrini offrono vino e cibo alla Santa protettrice e ai boschi, dove fu avvistata per la prima volta, e al tramonto accendono le candele che illuminano la campagna e i portoni delle case. Prima di dormire percorrono le strade del paese recitando il rosario e pregando di fronte alle abitazioni delle confraternite più antiche.

Alle prime luci dell'alba il fervore tra i pellegrini comincia a farsi sentire: impazienti sul piazzale della chiesa del Rocío aspettano l'uscita della statua della Vergine per accompagnarla in processione fino al santuario di Almonte. I rappresentanti della confraternita di Almonte, gli unici ad avere questo privilegio, escono dalla chiesa con la Santa sulle spalle. La folla impazza e si muove in avanti al grido di guapa, guapa (“bella, bella”). La Vergine, che è davvero bella nella sua veste bianca, pronta a ricevere offerte, voti e fiori, viene sollevata al cielo, mentre i fedeli camminano al suo fianco. L'entusiasmo e la devozione sono palpabili: è impossibile resistere al fervore generale, mentre gli applausi e le implorazioni accompagnano la statua nel santuario. Una messa solenne conclude ufficialmente la processione ed è allora che la gente del Rocío si abbandona fino a tarda notte a balli sfrenati e coinvolgenti tra cibo e fiumi di vino. In cielo si spengono gli ultimi fuochi d'artificio mentre cavalli, carri e trattori strapieni di gente riprendono lentamente la strada verso casa.

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