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Nel Pollino un mondo da scoprire

Itinerario tra zone ancora vergini

20 aprile, 18:10
Laino Castello, paesi arroccati nella zona del Pollino Laino Castello, paesi arroccati nella zona del Pollino

(di Eugenia Romanelli)

L’Italia non finisce mai di sorprenderci e capita spesso a molti di noi – o per lo meno a chi di noi ama del viaggio l’emozione dell’esplorare – di chiedersi perché mai attrezzarsi per partire tanto lontano, quando così vicino abbiamo zone sostanzialmente vergini. E’ il caso della più grande area protetta italiana, il Parco Nazionale del Pollino (www.viaggiarenelpollino.com), con i suoi 192 mila ettari. Questo enorme territorio tra la Calabria e la Basilicata è capace di offrire i paesaggi più svariati e sorprendenti: in grandi aree wilderness il pino loricato - vero emblema del Parco, una rarità botanica - si aggrappa alle pareti di roccia mentre il vento ne modella la forma contorta, accanto ai paesaggi dolci delle valli, dei declivi lussureggianti di fiori a primavera, dei pianori estesi dove ancora si pratica la pastorizia con metodi antichi. E poi ci sono i paesi, come il pino loricato costruiti in luoghi arroccati, su coste di monte, cucuzzoli di colline.

Chi ha visto il film di Rocco Papaleo “Basilicata coast to coast” (vedi articolo correlato) ha scoperto che la Basilicata non è un luogo geografico, la Basilicata è uno stato d’animo, è una bioregione tutta da scoprire (http://www.mymovies.it/film/2010/basilicatacoasttocoast/forum/). Perchè Cristo, dice Rocco Papaleo, si è fermato a Eboli, anche se in Basilicata lo aspettavano per fare una gran festa. Scrive Carlo Levi: “Cristo non è arrivato, come non sono arrivati i romani, che presidiavano le grandi strade e non entravano tra i monti e nelle foreste nessuno degli arditi uomini di occidente ha portato quaggiù il suo senso del tempo che si muove, né la sua teocrazia statale, né la sua perenne attività che cresce su se stessa”.

Il Massiccio del Pollino è il cuore di queste terre, dominato dalle vette più alte dell’appennino meridionale: la Serra Dolcedorme (2267 m) e il Monte Pollino (2248 m). Tra questi due rilievi, a quasi 2000 metri, si apre la Grande Porta che introduce ai Piani di Pollino, il più famoso e suggestivo pianoro di alta quota delimitato dai crinali da cui svettano gli esemplari più vetusti di pino loricato che, dall’alto, dominano un territorio ricco di fiumi e di torrenti - Raganello, Frido, Peschiera, Sarmento - le cui acque scorrono precipitando in gole strettissime tra gigantesche pareti di roccia o inoltrandosi, tra mulinelli e cascate, in boschi di alberi secolari o, ancora, allargandosi in ampie, bianche pietraie.

Uno scenario veramente primordiale, capace di far provare emozioni profonde e perduranti. Il territorio del Parco, caratterizzato dai due contigui massicci montuosi dei Pollino e dell'Orsomarso, è un giardino botanico naturale: in esso sono state censite, da più studiosi, circa 1700 specie, delle quali ne risultano officinali 366, tra cui 48 velenose e 5 pericolose (andateci con una guida e prestate attenzione: www.guidepollino.com). Inoltre, 59 sono arboree, 58 cespugliose e 249 erbacee. Il Gesualdi, nel 1807, scriveva: “Il Monte di Pollino è veramente nomato per tutta l'Europa, stantino l'erbe medicinali preziosissime che in gran copia nudrisce" (ma tanti altri esploratori italiani e stranieri dei sec. XVIII e XIX decantano l'abbondanza e la varietà di specie medicamentose che "quivi crescono").

Quindi abbondanza di specie vegetali anche per la produzione di pregiati prodotti alimentari e possibilità di curare il proprio corpo con piante officinali. Non si può poi tralasciare di parlare della cucina, ricchissima: chi li ha provati, non può dimenticare i sapori genuini dei formaggi preparati ancora nella callara di rame sul fuoco perché hanno un altro sapore rispetto ai prodotti che troviamo nelle nostre città. Così come il pane, grandi pagnotte cotte nel forno a legna, o l’olio, o le paste fatte in casa (lagane, minuicchi, strascinete, strangulapreuti...).

La “ciambotta”, a base di peperoni, patate, melanzane e pomodori, è un cibo prelibato che occorre assolutamente non perdersi perché fa parte dell’esperienza di viaggio in questa regione. E anche i peperoni cruschi fritti. Il tutto innaffiato dall’Aglianico del Vulture, naturalmente. Per le persone che abitano questi luoghi, merita un discorso a parte (vedi articolo correlato).

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