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In vacanza con i pescatori

Al via da maggio la stagione dell'ittiturismo

22 maggio, 15:05
A pesca in vacanza A pesca in vacanza

Per gli appassionati di mare e di pesca salpare con i pescatori è una fantasia comune, per l'industria ittica un modo di valorizzare i mestieri tradizionali e richiamare l'attenzione sull'importanza del pescato. È anche per questo che il pescaturismo, il matrimonio tra pesca e turismo celebrato da Lega Pesca nel ‘92 (www.ittiturismo.it), continua a crescere, con circa 200 mila presenze ogni anno, e a diffondersi capillarmente, prima in Italia, dal 2007 anche in Grecia.

Da maggio, le 500 imbarcazioni attrezzate dalla Sicilia al Veneto lavorano a pieno ritmo lungo i 7.458 chilometri di coste italiane. Basta che le acque siano calme per levare l'ancora di notte o di giorno, al mare, in laguna o – perché no – sul Delta del Po.

Ci sono offerte per ogni tipo di pesce dalle varietà più comuni come le sarde fino all'aragosta, con diversi standard di servizio e di prezzo, a partire da 20 euro. In alcuni casi è possibile dormire a bordo o soggiornare nei borghi dei pescatori. Diverse di queste iniziative hanno l'appoggio di associazioni che si battono per un turismo sostenibile, compatibile con la conservazione degli ecosistemi e con il coinvolgimento delle comunità locali, a partire da Wwf (www.wwf.it) e Slow Food (www.slowfood.it).

"Sono in aumento soprattutto le richieste dei turisti, mentre è più difficile trovare pescatori disposti ad affrontare il complesso iter burocratico per aderire al pescaturismo", spiega Paolo Guerrero di Lega Pesca. "Nel 2008, con la regolamentazione dell’attività di ittiturismo, che comprende anche l’ospitalità, c’è stata una nuova spinta e diversi operatori hanno ricevuto il marchio di qualità delle Camere di commercio, per esempio Sa Pischera e’ Mare e’ Pontis e Tolenga a Cabras (Oristano, www.or.camcom.it)".

Una delle esperienze più suggestive è la pesca con la lampara, una potente lampada - tradizionalmente ad acetilene - che attira i pesci in superficie. Si parte con le ultime luci del giorno, per esempio dal capo siciliano di Portopalo (Siracusa, www.assopescaportopalo.it). Mentre il capitano scandaglia i fondali con il radar alla ricerca del banco viene servita la cena, preparata a bordo del peschereccio, e i turisti siedono a tavola con l'equipaggio per condividere un piatto di pasta e un bicchiere di vino. Individuato il punto giusto, è il momento di calare in acqua due piccole barche con le lampare, che depongono le reti.

A un segno del capitano, si inizia a raccoglierle: il cerchio disegnato tra le onde dai galleggianti si restringe e alle luci delle lampare si vedono saltare i pesci, incantati dalle lampade. I pescatori commentano il bottino, se sono le solite sarde o una preda più ambita. Quando la rete è ormai quasi del tutto a bordo, con degli enormi retini viene raccolto il pesce e versato nella ghiacciaia. Poi inizia il lavoro di selezione e divisione del pescato in cassette.

Spesso è necessario gettare le reti ancora una o due volte per mettere insieme una quantità adeguata di pesce; se i turisti sono stanchi possono andare sotto coperta a riposare. Il ritorno in porto è previsto per l'una di notte, o le quattro se la battuta di pesca è stata particolarmente sfortunata. Per i vacanzieri è la fine di una lunga giornata fuori dal comune e, mentre si allontanano con le cassette di pesce che l'equipaggio lascia loro come souvenir, vedono salire i pescatori sui loro furgoncini diretti ai mercati generali di tutta la Sicilia. Per loro la notte è ancora lunga.

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