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Vallonia, weekend lento tra città-gioiello e natura

Viaggio su quattro ruote alla scoperta della regione meridionale del Belgio

06 aprile, 18:08
I Giardini di Annevoie, nei pressi di Namur, sintesi degli stili italiano, francese e inglese I Giardini di Annevoie, nei pressi di Namur, sintesi degli stili italiano, francese e inglese

(di Stefania Passarella)

Alla ricerca di un viaggio su quattro ruote, lento quanto basta per cogliere le sfumature del verde di pascoli e foreste, per degustare una birra artigianale nel birrificio di produzione o per scoprire le chicche architettoniche di città-gioiello. Un'idea può essere la Vallonia, la regione meridionale del Belgio, francofona, da visitare con poche tappe ben scelte nel giro di un weekend lungo a primavera inoltrata.

Guidare in questo angolo d'Europa è un piacere. Le autostrade sono gratuite, ampie, a tre-quattro corsie, ben illuminate di sera. L'unica "raccomandazione" – più una curiosità che un vero monito – è prestare attenzione agli autisti locali: fino al 1969 non esisteva la patente di guida con regolare esame così come avviene oggi, il che ha prodotto una generazione di guidatori "spericolati". Il panorama vallone è rilassante. Tanto verde puntellato qua e là di pale eoliche o di vacche al pascolo, la blanc bleu belge, una sorta di chianina belga, dalla carne tenera e molto pregiata. È generalmente un paesaggio di "valli" (come indica il nome vallonné) di origine morenica e vulcanica.

A 60 chilometri da Bruxelles in direzione Sud, per cominciare è da scoprire la capitale della Regione Vallone, Namur, che sorge in una posizione panoramica sull'unico punto di confluenza dei due fiumi Mosa (citato pure nel De Bello Gallico di Giulio Cesare) e Sambre. Per averne una visione di insieme si può salire sulla cittadella dell'XI secolo che domina tutta la città, mentre per godersela da un punto di vista diverso si può scegliere di parcheggiare l'auto e di approfittare di una delle minicrociere fluviali in battello. Anche in centro si cammina rigorosamente a piedi. Il nucleo antico di Namur è raccolto e si visita anche in un pomeriggio. Qualche chicca per la visita: la cioccolateria Neuhaus, dove farsi raccontare come il confettiere belga omonimo inventò esattamente cento anni fa non solo il cioccolatino ripieno ma anche le scatole per cioccolatini. La vera sorpresa del centro di Namur è però rue Saint Joseph: se la si percorre a testa bassa in pochi minuti è praticamente anonima, ma basta alzare di poco lo sguardo per essere rapiti dalla varietà delle facciate delle abitazioni e dal concentrato di Art Deco' che racchiudono.

A meno di venti chilometri da Namur vale la pena far tappa ai Giardini di Annevoie, una fusione dei tre stili classici dei giardini: quelli alla francese, all'inglese e all'italiana. Si cammina fra giochi d'acqua ingegnosi: fontane, cascatelle e zampilli sono alimentati tutti in modo naturale – come pochi in Europa –, sfruttando la forza di gravità e quattro sorgenti che danno vita all'unico bacino che alimenta gli specchi d'acqua. Ci si addentra anche in veri e propri cunicoli d'arbusti e alberi: sentieri "appartati" nel mezzo del parco per consentire pause romantiche del rampollo dei de Montpellier. La storia dei Giardini di Annevoie è infatti anche quella di questa famiglia che ereditò la proprietà all'inizio del XVII secolo. Fu Charles-Alexis, figlio di Jean de Montpellier, a sviluppare i giardini intorno al castello ispirandosi agli stili che aveva avuto modo di ammirare durante i suoi numerosi viaggi in Europa. L'orario estivo dei Giardini è in vigore a partire dal 31 marzo. Se ci si ferma per pranzo in uno dei ristorantini di strada, lungo il fiume, sono da assaggiare le gustose fragole di Wépion, specialità locali, servite fresche o come crema che accompagna il gelato alla vaniglia.

Se si pernotta in zona Namur, si può proseguire il proprio itinerario il giorno successivo puntando verso Mons, cittadina candidata a Capitale europea della Cultura per il 2015. Si attraversa così il bacino di Charleroi, quello prevalentemente minerario della regione. In questo caso il paesaggio che si osserva dal finestrino dell'auto offre numerosi esempi di archeologia industriale ed è caratterizzato da colline dalla terra nerissima. Non si tratta di formazioni naturali, ma dei cumuli dei residui del carbone estratto nelle miniere, ora ricoperti di vegetazione. Non lontano ricordiamo il sito di Marcinelle, l'ex miniera Bois du Cazier oggi diventata museo, testimonianza di un drammatico episodio della vita nelle miniere: l'incidente, causato da errore umano, dell'8 agosto 1956 in cui persero la vita anche moltissimi immigrati italiani. Una curiosità sul Borinage, la regione mineraria del Belgio: la zona è famosa anche per una presenza carismatica, quella di Vincent Van Gogh in veste di predicatore fra gli operai.

Giunti a Mons si lascia l'auto per un tour tra le bellezze architettoniche della città, capitale della provincia belga dell'Hainaut situata in cima a una collina, il Montes così chiamato dai Romani. Su questo colle fu fondato nel VII secolo un monastero da Valdetrude (Waudru), oggi santa protettrice della città. Proprio la Collégiale Ste-Waudru, chiesa in stile gotico-brabantino che le monache della comunità di Santa Waudru cominciarono a costruire nel 1450, rappresenta uno dei luoghi simbolo di Mons. Peculiarità legata a questo sito è la Doudou, la festa della patrona della città – quest'anno il 3 giugno – in occasione della quale si trasporta il Car d'Or con l'urna di Sainte Waudru e il caratteristico "sprint" finale in salita che chiude la processione. Il centro storico si snoda invece intorno alla Grand-Place e al municipio. Qui si trova un'altra icona di Mons, la scimmia del Grand Gard, a sinistra dell'imponente portale dell'Hotel de Ville, che secondo la tradizione porta fortuna se accarezzata con la mano sinistra sulla testa.

Prima di chiudere il cerchio e tornare a Bruxelles si può far tappa a Tournai, la più antica città della Vallonia, nel bacino del fiume Schelda. Le sue antichissime case in pietra, in stile romanico, sono annoverate fra i patrimoni Unesco, mentre particolare è sicuramente una visita alla cattedrale. Anch'essa patrimonio Unesco, la chiesa è praticamente "aperta per restauro": sono tutt'ora in corso lavori che la stanno salvando da un crollo praticamente certo, visto che l'edificio fu costruito su uno sperone di roccia. I suoi problemi strutturali vennero evidenziati da un violento temporale che nel 1999 provocò diversi danni. I lavori procedono in particolare iniettando cemento nelle fondamenta. La chiesa è picchettata, piena di impalcature e il restauro non terminerà prima del 2015. Lo scheletro salvavita di metallo che avvolge la cattedrale non è il massimo dal punto di vista estetico, ma anche i lavori di salvataggio dell'opera oggi sono oggetto di tour specifici in aree selezionate del cantiere. Per una pausa relax si può invece passeggiare nella piazza centrale, dominata dal campanile, il più antico del Belgio.

Qualche informazione utile. Dall'aeroporto di Bruxelles si noleggia il veicolo che più fa al caso proprio: una volta atterrati e ritirato il bagaglio, nella hall si trovano con facilità i desk delle varie compagnie di autonoleggio. Per avere preventivi si può contattare l'agenzia preferita consultando quelle disponibili sul sito web dell'aeroporto. Anche allo scalo di Charleroi (dove si arriva con le compagnie low cost) è possibile noleggiare un'auto e tramite sito web si può avere un preventivo della spesa. Su Google Maps è possibile visualizzare una mappa dell'itinerario proposto. Informazioni: www.belgioturismo.it.

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