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In Wyoming, Oregon e Montana con il viaggio di Arlo

Vere spedizioni nel Deserto Rosso e nel Parco dello Yellowstone per ispirare i disegnatori

25 novembre, 16:32
Il Viaggio di Arlo Il Viaggio di Arlo

Dal Deserto Rosso al Parco dello Yellowstone. C'è tanta natura e paesaggio americano ne Il Viaggio di Arlo (The Good Dinosaur), ultimo film della premiata ditta Disney Pixar, appena arrivata nelle sale italiane. Il cartoon infatti si caratterizza per le spettacolari rappresentazioni dei paesaggi che fanno da sfondo alla storia, in netta contrapposizione con quelle dei protagonisti, volutamente stilizzati. Non un caso, visto che la Natura – mostrata in tutta la sua bellezza e pericolosità - è parte integrante e fondamentale della pellicola. Per questo il regista Peter Sohn e la sua crew hanno organizzato delle vere e proprie spedizioni per vedere con i propri occhi i luoghi che ispirano le ambientazioni presenti nel film: dal Wyoming al Montana e l’Oregon, con un focus su luoghi come la Jackson Valley, il Deserto Rosso e il Parco dello Yellowstone. Il risultato è sensazionale.

 

I DINOSAURI DISNEY E L'AMORE CHE PERMETTE DI VINCERE LA PAURA
di Alessandro Logroscino

 

"E' l'amore che permette di vincere la paura". Si condensa in questo - e forse non e' poco in tempi di terrore collettivo - il messaggio de Il Viaggio di Arlo. La sintesi e' di Peter Sohn, regista esordiente (ma veterano della casa fra sceneggiature e direzione artistica, con un paio di nomination all'Oscar alle spalle, da Nemo in avanti) di un film che punta inevitabilmente a sfidare i record del box office natalizio. E che si rivolge ai bambini senza rinunciare ai loro genitori in un contesto nel quale - fra dinosauri e umani, scenari spettacolari e tecniche d'animazione accuratissime - il richiamo al "rispetto della natura" torna a incrociarsi con i piu' tradizionali dei punti di riferimento: famiglia e amicizia.

 

    La trama si dipana a partire da una domanda suggestiva: cosa sarebbe accaduto se l'asteroide a cui e' ricondotta la fine dell'era dei dinosauri sulla Terra avesse mancato il pianeta? Arlo, il protagonista, e' il 'cucciolo' di una famiglia di dinosauri evoluti che - milioni di anni dopo quell'appuntamento schivato con il destino - conduce bucolicamente una fattoria. E' curioso, e' determinato, ma fin dalla nascita e' dominato dalla "paura del mondo", spiega Sohn. Finche' una disavventura lo separa dalla protezione della famiglia, lasciandolo solo di fronte alla bellezza, ma anche alla turbolenza della natura. E' qui che incontrera' Spot, un bambino abbandonato anche lui, figlio di una specie umana lasciata piu' indietro nel cammino dell'evoluzione, eppero' tenace, coraggioso, guidato da un irriducibile istinto animale di sopravvivenza. Ne nascera' un'amicizia condita da molte avventure attraverso le quali Arlo imparera' l'audacia e Spot la sensibilita' del cuore. Fino al lieto fine di rito e a un ritorno a casa che non cancella comunque l'ombra d' un qualche realistico velo di malinconia.

 

    Lo scenario, ispirato ai paesaggi del grande nord americano, e' riprodotto con tutto il suo respiro e con sfumature a tratti miracolose dall'animazione. Il tentativo, funzionale al racconto, e' stato quello di dare il senso di "una natura grandiosa che a volte e' anche pericolosa", osserva il regista.

 

    Una natura "da rispettare". Ma "lo sforzo di autenticita'", come lo definisce la producer Denise Ream, ha comportato una sfida ai limiti del possibile sul fronte delle "difficolta' tecniche" oltre che "di montaggio". Tanto piu' estreme per la scadenza ferrea dei tempi di un film realizzato nel termine tassativo di "due anni": incluso il certosino lavoro condotto da zero in materia di animazione dal team artistico della Pixar.

 

    Il risultato sembra soddisfare Sohn, che negli ultimi 5 anni anni ha ereditato la regia dal suo mentore, Bob Peterson - plurinominato all'Oscar rimasto questa volta nella squadra come autore - e ha trovato il tempo di avere due figli.

 

    Quanto alla scelta dei dinosauri, irresistibile attrazione per grandi e soprattutto piccoli, viene ricondotta dal regista al "senso di mistero" che ispirano. E dalla produttrice alla loro dimensione "quasi mitologica". In ogni modo il film si propone di restare "in equilibrio" fra il pubblico naturale dei bambini e quello degli adulti. Lo abbiamo "rivisto da diverse prospettive", insiste Ream, pronta ad affrontare ora anche qualche critica - inevitabile negli Usa - per la scena poco disneyana in cui Arlo e Spot, alla fame, si nutrono di frutti sconosciuti che li spediranno nel mondo delle allucinazioni.

 

    Non tutto e' d'altronde colorato di bonta' in questa scena animata da giganti riesumati dalla preistoria. Cattivissimi sono per esempio gli pterodattili d'uno stormo rapace. Mentre amichevole si rivela una famiglia di spaventosi tirannosauri dipinti - con un'evidente citazione in chiave parodistica del genere western - nei panni di mandriani di bisonti immensi.

 

    Resta da dire del cast, in cui spicca, fra le voci originali, quella del papa' dinosauro di Arlo, interpretata da Jeffrey Wright ('The Hunger Games'). E della colonna sonora, affidata ai canadesi Jeff e Mychael Danna: un altro Oscar dietro le spalle.
   

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