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Giornata mondiale dell'Acqua 2011

23 marzo, 13:56

ROMA - Sono oltre 6.500 i comuni italiani in zone a rischio idrogeologico. Nel 54% dei casi le abitazioni sono costruite in aree ad alto rischio e nel 19% vi sono strutture pubbliche sensibili come scuole e ospedali. Oltre 3,5 milioni di cittadini italiani sono esposti al pericolo di frane o alluvioni mentre crescono gli eventi climatici estremi in Europa. In occasione della Giornata Mondiale dell'Acqua sono state presentate le nuove linee guida dal Centro Europeo Ambiente e Salute dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e dal Ministero dell'Ambiente e la Tutela del Territorio e del Mare italiano.

La regione europea dell'OMS è altamente urbanizzata. Su una popolazione di quasi 900 milioni di persone, oltre due terzi vivono in aree urbane. Alcuni Paesi, tra cui l'Italia, hanno molte infrastrutture per cui i danni potrebbero essere potenzialmente più ingenti.

L'Italia ha un tasso di urbanizzazione del 68% con un aumento annuale dello 0.4%. Le città hanno bisogno di grandi quantità di acqua potabile, un sistema di fognature ben funzionante ed un adeguato sistema di depuratori, idonei a resistere sia alle piogge intense, siccità prolungate e black out elettrici. Le Linee guida descrivono gli effetti degli eventi meteo-climatici estremi sulla gestione dei servizi di fornitura d'acqua e offrono indicazioni sulle misure per minimizzare gli impatti ambientali e i rischi sanitari. L'iniziativa è stata realizzata dall'OMS in collaborazione con ONU ECE e condotta grazie al contributo di esperti di vari Paesi ed istituzioni internazionali.

Il numero degli eventi estremi legati al cambiamento climatico è aumentato del 65% in Europa tra il 1998 e il 2007, con una perdita economica raddoppiata fino a quasi 14 miliardi di euro rispetto alla decade precedente. Circa 40 milioni di persone hanno richiesto negli scorsi 20 anni assistenza di base e sanitaria: un riparo sicuro, assistenza medica, acqua e igiene in sicurezza. Questo ha rappresentato una crescita del 400% rispetto agli 8 milioni di persone colpiti nelle precedenti due decadi. Nei 6.500 i comuni italiani ad alta criticità idrogeologica nel 54% dei casi le abitazioni sono costruite in aree ad alto rischio e nel 19% vi sono strutture pubbliche sensibili come scuole e ospedali.

Solo il 22% delle amministrazioni nazionali interviene per mitigare il rischio idrogeologico mentre il 57% lavora per prevenire i danni derivanti da alluvioni. "In condizioni di piogge o siccità estreme, i servizi per l'approvvigionamento idrico e di smaltimento e trattamento delle acque reflue possono essere danneggiati - spiega Francesca Racioppi, Responsabile del Centro Europeo Ambiente e Salute dell'OMS Europa - con questa pubblicazione, desideriamo assistere i decisori e gli operatori europei del settore a rendere i servizi di fornitura di acqua e igiene resistenti agli eventi estremi, proteggendo così la salute umana dai rischi di contaminazione ambientale ".

"L'acqua è al centro delle politiche di adattamento dei cambiamenti climatici" afferma Corrado Clini, Direttore Generale del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare.


I DATI ISTAT SULL'ACQUA
Consumi di acqua potabile in aumento, una dispersione idrica ancora elevata e la diminuzione del numero di famiglie che acquistano acqua minerale: sono questi i principali elementi che emergono dal quadro di sintesi tracciato dall'Istat nella Giornata mondiale dell'acqua, istituita dall'Onu e che si festeggia ogni 22 marzo.

Spicca innanzitutto, l'incremento dei consumi: nel 2008 sono stati erogati 92,5 metri cubi di acqua potabile per abitante, pari a 253,4 litri al giorno, con un incremento dell'1,2% negli ultimi dieci anni. Questo valore è costituito dall'acqua consumata, misurata ai contatori dei singoli utenti, e dalla stima dell'acqua non misurata, ma consumata per diversi usi (luoghi pubblici, fontane, acque di lavaggio delle strade, innaffiamento di verde pubblico, ecc.). In lieve diminuzione, invece, il consumo pro capite di acqua per uso domestico, dato dalla media dei 115 comuni capoluogo di provincia: è pari a 68 metri cubi per abitante (186,6 litri al giorno), in calo dello 0,7% rispetto al 2008.

Considerando i consumi pro capite nei 27 paesi dell'Unione Europea per il periodo 1996-2007, l'Italia, con consumi complessivi intorno ai 92 metri cubi annui per abitante, presenta valori superiori alla media europea, pari a 85 metri cubi annui per abitante. In particolare i consumi medi in Italia risultano inferiori rispetto alla Spagna (100 metri cubi) e al Regno Unito (110); mentre risultano superiori ai Paesi Bassi (73) e alla Germania (57). In calo poi il consumo di acqua minerale. Nel 2009 il 63,4% delle famiglie italiane l'ha acquistata, percentuale che risulta in calo rispetto agli anni precedenti (67,6% nel 2000, 64,2% nel 2008). La spesa media delle famiglie per l'acquisto di acqua minerale è pari a 19,71 euro mensili: in media la spesa delle famiglie per l'acquisto di acqua minerale risulta più bassa rispetto a quella sostenuta nel 2008 (21,14 euro).

Un capitolo della relazione Istat e' dedicato ai servizi e sulla soddisfazione dell'utenza. Migliora in particolare il giudizio delle famiglie sull'erogazione di acqua potabile. Il 10,8% delle famiglie italiane lamenta irregolarità nell'erogazione dell'acqua nel 2010 contro il 16,2% del 2001. Il problema è dichiarato soprattutto dalle famiglie residenti nel Mezzogiorno (18,7%), in particolare in Calabria (33,4%) e in Sicilia (28,3%). All'opposto, appena il 5,8% delle famiglie del Nord dichiara irregolarità nell'erogazione dell'acqua, con valori minimi pari all'1,6% nella provincia autonoma di Bolzano e all'1,9% nella provincia autonoma di Trento. Anche la diffidenza nel bere acqua di rubinetto diminuisce ma si manifesta ancora elevata nel Paese: il 32,8% delle famiglie ha al suo interno uno o più componenti che dichiarano di non fidarsi a berla contro il 42% del 2001. Tale fenomeno raggiunge i livelli più elevati in Sicilia (64,2%), Calabria (52%) e Sardegna (49,8%).

Infine il capitolo depurazione: le regioni che più hanno aumentato gli impianti di depurazione, dal 1999 al 2008, sono Umbria (+87,3%) e Basilicata (+77,2%), seguite da Lombardia (+45,3%), Liguria (+42,5%) e Sardegna (+39,2%). Quanto alla riorganizzazione del servizio idrico, nel 2008 i gestori del Servizio idrico integrato (Sii) hanno coperto una popolazione residente pari al 68,7 per cento, incrementando di 8,7 punti percentuali il dato del 2007.

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