Percorso:ANSA > Ambiente&Energia > Rifiuti & Inquinamento > Ilva: Gip accoglie richiesta Gnudi e sblocca 1,2 mld

Ilva: Gip accoglie richiesta Gnudi e sblocca 1,2 mld

Galletti, sblocco fondi Riva determinante per ambiente

29 ottobre, 16:17
Ilva: Gip accoglie richiesta Gnudi e sblocca 1,2 mld Ilva: Gip accoglie richiesta Gnudi e sblocca 1,2 mld

di Francesca Brunati
Il "diritto all'ambiente salubre, al lavoro e alla salute" prevalgono su quello "proprietario" e sugli "interessi patrimoniali". E' anche per questo motivo che il gip di Milano Fabrizio D'Arcangelo ha sbloccato 1 miliardo e 200 milioni di euro sequestrati dalla Procura di Milano nel maggio del 2013 ai fratelli Emilio (morto sei mesi fa) e Adriano Riva e ai due loro consulenti per trasferirli nelle casse dell'Ilva in vista degli interventi di risanamento necessari per tenere in vita lo stabilimento di Taranto.

Il giudice, con un provvedimento depositato ieri mattina, ha accolto la richiesta avanzata a settembre dal commissario straordinario del gruppo siderurgico Piero Gnudi e dal suo legale, l'ex ministro della Giustizia Paola Severino, in seguito all'entrata in vigore della legge "Terra dei fuochi". Legge che prevede la possibilità di trasferire all'acciaieria tarantina le somme sequestrate nell'ambito di un'indagine penale "qualora sia necessario ai fini dell'attuazione e della realizzazione del piano delle misure e delle attività di tutela ambientale e sanitaria dell'impresa soggetta a commissariamento". Nelle 15 pagine di decreto il gip ha disposto la conversione del denaro e dei titoli a cui erano stati messi i sigilli in azioni "a titolo di futuro aumento di capitale" dell'Ilva. "Le azioni di nuova emissione - ha precisato il magistrato - dovranno essere intestate al Fondo Unico Giustizia e, per esso, al gestore ex lege Equitalia Giustizia spa".

Nel motivare la sua decisione il giudice D'Arcangelo ha voluto sottolineare che, come in questo caso, "nel conflitto tra i diritti proprietari dei soggetti attinti da trasferimento coattivo e gli interessi costituzionalmente rilevanti al diritto all'ambiente salubre, al lavoro e alla salute, i primi debbano assumere una valenza necessariamente" secondaria. Inoltre ha osservato che non è la prima volta che "l'interesse strategico di determinate attività economiche induce il legislatore ad interventi straordinari e urgenti ed, in tali contesti normativi (...) (in tema di amministrazione delle grandi imprese in stato di insolvenza) gli interessi patrimoniali (come quello dei creditori delle imprese di grandi dimensioni) devono recedere di fronte a quello alla conservazione delle risorse produttive e dei livelli occupazionali".

Il gip ha inoltre respinto le questioni di incostituzionalità eccepite dai legali di Adriano Riva, spiegando che questo dissequestro non è assimilabile alla confisca, in quanto "l'operazione descritta non determina l'acquisizione del bene al patrimonio dello Stato, bensì a quella di una società privata, ancorché commissariata (Ilva spa)". Infatti, si sottolinea nel provvedimento, in caso di esito favorevole del processo per gli indagati, verranno riconsegnate loro azioni di nuova emissione dell'Ilva spa, ottenute con la conversione dei beni sequestrati. Infine ha sottolineato che "la lamentata compressione del diritto di proprietà sui beni originariamente attinti dal sequestro preventivo non è costituzionalmente illegittima quando si rilevi preordinata a consentire il soddisfacimento contestuale di una pluralità di interessi costituzionalmente rilevanti e di rilievo superiore a quello del diritto inciso". E cioè, "risanare l'ambiente e la tutela della salute unitamente al mantenimento dei livelli occupazionali".


Galletti, sblocco fondi Riva determinante per ambiente
"Lo sblocco dei fondi della famiglia Riva aiuta in maniera determinante la realizzazione del piano ambientale per l'Ilva". Così il ministro dell'Ambiente, Gian Luca Galletti da Lussemburgo dove e' appena terminato il Consiglio Ambiente Ue, osservando che "si tratta di un passaggio di fondamentale importanza per la piena ambientalizzazione dell'area, ma anche per il rilancio produttivo dello stabilimento e la salvaguardia dei posti di lavoro".

Realacci, soldi dei Riva siano usati per risanamento
"Usare i soldi dei Riva in via prioritaria per il risanamento ambientale dell'Ilva" dice il presidente della commissione Ambiente alla Camera Ermete Realacci. "E' una buona notizia il dissequestro del miliardo e 200 milioni sequestrati alla famiglia Riva disposto dal Gip di Milano D'Arcangelo - aggiunge Realacci - risorse queste da utilizzare in via prioritaria per l'avvio concreto e rapido delle azioni di risanamento ambientale dell'acciaieria di Taranto,così come previsto dalla legge che sono sostanzialmente ferme, recuperando i ritardi che si sono accumulati su questo fronte". Il risanamento ambientale è infatti "una condizione indispensabile per dare un futuro produttivo all'impianto". "Come ho avuto modo di dire in altre occasioni - conclude Realacci - non è pensabile alcuna soluzione di innovazione e futuro per l'Ilva se vengono disattesi gli impegni sul risanamento ambientale, condizione necessaria per dare un domani all'impianto: simul stabunt, simul cadent".

Bonelli, chi pagherà per bonifiche terreni e mare?
"Il Gip del tribunale di Milano ha sbloccato 1,2 miliardi di euro sequestrati dalla Procura della Repubblica alla famiglia Riva per evasione e frode fiscale. Si è trattato di una scelta inevitabile perché prevista da una norma di due decreti legge emanati dai governi prima Letta e poi Renzi". Lo ha dichiarato il coportavoce dei Verdi Angelo Bonelli che aggiunge: "Quella norma di legge andava estesa anche alle bonifiche e il governo avrebbe dovuto lavorare per i sequestro di tutti i beni dei Riva, come ha tentato di fare la Procura di Taranto, a garanzia di quelle bonifiche che purtroppo rischiano di non farsi mai". "Ora queste risorse della famiglia Riva saranno utilizzate per realizzare gli interventi sugli impianti dello stabilimento Ilva di Taranto previsti dall'AIA - aggiunge il leader ecologista -. Ma un interrogativo sorge spontaneo: chi pagherà le bonifiche per risanare i terreni agricoli contaminati dalla diossina, le falde e il mare inquinato e i danni alle parti civili?". "Arpa Puglia ha stimato che i danni provocati dall'inquinamento ammontano a circa 4-5 miliardi di euro - continua -. Dove sono i soldi per fare le bonifiche e più precisamente i Riva avranno disponibilità economiche tali da applicare il principio 'chi inquina paga'?". "E' legittimo, purtroppo, pensare che come sempre le bonifiche in Italia non si faranno e il disastro ambientale provocato dall'Ilva sui terreni, le falde e nelle aree circostanti rimarrà lì per sempre. I soldi sequestrati ai Riva, sbloccati per legge, saranno investiti sugli impianti ma le bonifiche non le farà nessuno e il disastro ambientale rimarrà lì come un monumento a futura memoria, monumento di cui faremo volentieri a meno".

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA