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Fukushima, emergenza acqua contaminata

A tre anni da disastro, per esperto ancora progressi da fare

11 marzo, 17:20
Fukushima: 3 anni da disastro, emergenza acqua contaminata Fukushima: 3 anni da disastro, emergenza acqua contaminata

reportage di Antonio Fatiguso
L'accumulo di acqua radioattiva appare come l'ostacolo insuperabile alla centrale di Fukushima, dove si combatte a pieno ritmo contro la peggiore crisi nucleare dopo quella di Cernobyl.

A tre anni dallo scoppio della gravissima emergenza causata dal sisma/tsunami dell'11 marzo 2011, il sito è un enorme cantiere mai fermo, in cui i serbatoi da 1.000 tonnellate l'uno reclamano nuovi spazi, a partire dall'area J1 su cui ne saranno realizzati un migliaio entro giugno 2014.

Il controllo dei tre reattori con il nocciolo semifuso (n.1, 2 e 3) si è stabilizzato, mentre lo spostamento del combustibile esausto dalla piscina del reattore n.4 a quella comune segue la tabella di marcia ed è giunto a quasi un terzo del percorso che interessa oltre 1.500 pezzi da mettere in sicurezza.

Akira Ono, a capo della struttura, riconosce che migliorare la gestione e il trattamento delle acque è fondamentale. "E' la cosa più urgente per noi al momento, più dello smantellamento", dice incontrando un gruppo di media stranieri, tra cui l'ANSA, nel quartier generale antisimico nel cuore della centrale. "Se non risolviamo il problema, la paura persisterà e la gente evacuata non potrà tornare a casa".

Tutti gli sforzi rischiano di essere vanificati: l'acqua è il mezzo di rilascio principale della radioattività nell'aria, nel sottosuolo e in mare, a causa delle ripetute perdite da serbatoi e falda, fino a filtrare attraverso i reattori danneggiati. In quest'ultimo caso sono in corso test per verificare l'efficacia di un "muro" di ghiaccio di circa 2 km che faccia da blocco.

"Rispetto a un anno fa ho visto molti progressi, ma ce ne sono molti altri da fare", osserva da parte sua Dale Klein, ex numero uno dell'Authority nucleare Usa (Nrc) e a capo ora del comitato indipendente (una sorta di advisor) voluto dalla Tepco, gestore della struttura. L'esperto, subito dopo Ono, chiarisce di vedere lo stoccaggio dell'acqua nei serbatoi "insostenibile", aprendo al rilascio controllato (e "sicuro") nell'oceano viste le 436.000 tonnellate in 1.200 grandi cisterne.

La Tepco ha sviluppato sistemi di trattamento delle acque che rimuovono gli elementi radioattivi e altri sono in fase di messa a punto. "Non sono soddisfatto, ci vogliono misure comprensive: quattro passi in avanti e due indietro, con ogni nuova perdita d'acqua che rovina la fiducia riconquistata", osserva Klein. indicando tre linee guida d'azione: assicurarsi che la soluzione scelta funzioni, formare il personale e dimostrare eccellenza.

Alla domanda se la Tepco debba richiedere il supporto internazionale, l'esperto risponde consigliando esperti "da Gran Bretagna e Usa, principalmente dal settore militare", quanto alle attività di smantellamento della struttura.

Sono 3.000-4.000 i lavoratori impegnati in media ogni giorno in condizioni incredibilmente difficili per proteggersi dalle radiazioni. Provare per credere: alla fine di oltre due ore di tour nel sito, con la visita alle vecchie camere di controllo dei reattori n.1 e 2 (con tanto di simulazione del drammatico black-out nel post tsunami, più angosciante pensando che un nocciolo semifuso è distante appena poche decine di metri) e negli angusti e tortuosi labirinti che portano alla 'Torus Room' (detta anche 'camera di soppressione') del reattore n.5, il momento più rilassante è liberarsi della tuta bianca in Tyvek e della fastidiosissima maschera integrale.

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