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Io falconiere mostro il bello del volo libero dei rapaci

Rapaci si comprano solo in cattività, aquila vale 10mila euro

02 giugno, 12:50
Guglielmo Ventimiglia di Monforte, responsabile Centro Rapaci Oltremare Guglielmo Ventimiglia di Monforte, responsabile Centro Rapaci Oltremare

Si comprano solo in cattività, in Italia, i rapaci, e per un'aquila urlatrice o aquila pescatrice africana, bisogna spendere mediamente 10mila euro, circa la metà per un avvoltoio, da 1500 euro a 3mila euro per un falco da addestrare. E dal momento dell'acquisto si vive quasi esclusivamente per loro, impegnano quanto e forse più di un figlio. ''Sono oltre 30 anni che non mi concedo un giorno di vacanza, basta trascurarli un giorno per farli tornare selvatici e basta un attimo di distrazione per perderli'' sottolinea Paolo Fontani, falconiere a Cortona, in provincia di Arezzo, dove nel week end ha dato prova di ''volo estetico'' con alcuni dei suoi 13 rapaci di proprietà. A supportarlo in questa affollata esibizione, molto apprezzata dai turisti stranieri, un altro appassionato falconiere, Guglielmo Ventimiglia di Monforte, responsabile del Centro Rapaci al Parco Oltremare a Riccione.

L'Italia è tra i Paesi che hanno sottoscritto, a fine marzo scorso, la candidatura transnazionale a Patrimonio immateriale dell'Umanità dell'arte della falconeria che potrebbe entrare nelle liste Unesco. Una ipotesi che vede critica la Lipu ''perché anacronistica e diseducativa''.

E lo stesso falconiere: ''io sono contrario alle attività di caccia, e mi dissocio da ogni correlazione tra falconeria e mondo venatorio'' ci tiene a precisare Fontani, aggiungendo che tutti i suoi sforzi sono volti a ''preservare una tradizione resa grande dalla famiglia de' Medici e prima ancora, nel 13/mo secolo, dall'imperatore Federico II che scrisse un saggio sull'arte venatoria con gli uccelli, De arte venandi cum avibus, e introdusse l'uso del cappuccio in cuoio per mettere a riposo l'acuto sguardo dei falchi''.

Una tradizione secolare dunque che però non ha mai portato al riconoscimento della figura professionale, ''manca un Albo dei falconieri, e tanti, troppi si improvvisano'' lamenta Ventimiglia di Monforte. In Italia l'arte venatoria col falco è regolamentata e quindi consentita, mentre le esibizioni di volo libero dei rapaci seguono norme regionali e solo alcune di queste prevedono una licenza.

''Per nutrire i rapaci ad esempio - spiega l'esperto falconiere - utilizziamo i pulcini-maschi di un giorno, scartati dagli allevamenti di galline ovaiole e spesso destinati alla mangimistica, che però vanno comprati esclusivamente all'estero''. L'alimentazione dei rapaci è una scelta delicata per via della digestione problematica, ogni esemplare va pesato quotidianamente e non possono volare tutti i giorni. ''Addestrarli è un modo di vivere nella natura e nella bellezza - afferma Ventimiglia di Monforte - si studiano i venti e si conoscono le loro abitudini e sono specie longeve; un'aquila può accompagnare la vita di un uomo per 50 anni e l'addestramento richiede almeno un anno. Mentre le specie minori vivono circa 15 anni. Il bello poi - sottolinea - è vedere questa libertà, il volo''.

Fontani è cresciuto con i rapaci: ''a dieci anni 'volavo' i gheppi, ora è diventato un lavoro che inizia ogni giorno tra le voliere e poi nelle esibizioni tra rocche e castelli, sempre più richieste anche in manifestazioni di beneficienza''.

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