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Pressing Italia e big Ue su leggi salva-natura

BirdLife e Wwf, non vanno cambiate ma attuate e finanziate

01 novembre, 20:21
Pressing Italia e big Ue su leggi salva-natura Pressing Italia e big Ue su leggi salva-natura

di Chiara Spegni

Pressing dell'Italia e di altri big dell'Ue in difesa delle leggi comunitarie 'salva-natura'. Nel momento in cui l'esecutivo di Bruxelles sta effettuando una 'revisione' delle direttive Habitat e Uccelli per un probabile restyling, a schierarsi ufficialmente perché invece non vengano toccate sono pesi massimi come Italia, Germania, Francia, Spagna e Polonia, insieme a Slovenia, Romania, Croazia e Lussemburgo, con una lettera indirizzata al commissario europeo all'ambiente, Karmenu Vella, e firmata dai ministri dell'ambiente, fra cui Gian Luca Galletti.

"Siamo concordi sul fatto che le direttive debbano mantenere la loro forma attuale, riteniamo che modificare o fondere le due norme non sia opportuno" scrivono i ministri dell'Ambiente dei nove Paesi, che tutti insieme rappresentano circa due terzi (63%) della popolazione dell'Unione europea. Per loro cambiare le regole adesso implicherebbe "incertezza dal punto di vista legale". L'iniziativa, promossa dalla Germania, segue la maxi-mobilitazione 'Allarme natura' lanciata lo scorso maggio dalle principali organizzazioni ambientaliste (BirdLife, Wwf, European Environmental Bureau, Friends of the Earth Europe) e che a luglio ha totalizzato oltre mezzo milione di adesioni. Primi firmatari della campagna i britannici, con oltre 100mila firme, tallonati da tedeschi (quasi 100mila), italiani (oltre 75mila), belgi, olandesi e francesi.

Secondo Ariel Brunner di BirdLife Europe, l'iniziativa dei ministri dell'Ambiente costituisce "un messaggio forte e chiaro che si aggiunge a quel che ormai è un grido assordante: giù le mani dalle direttive Uccelli e Habitat". L'esecutivo Ue ribadisce che intende difendere "gli obiettivi generali" delle due normative, che risalgono al 1979 (Uccelli) e 1992 (Habitat). Scopo della revisione non è altro che quello di assicurare che la normativa in vigore sia efficace e produca risultati. Secondo gli ambientalisti queste leggi funzionano "se ben attuate e finanziate" spiega Geneviève Pons-Deladrière, direttore dell'ufficio Ue del Wwf, che ricorda come tocchi alla Commissione europea assicurarsi che questo avvenga e affrontare le principali minacce alla biodiversità, "come l'agricoltura insostenibile e i cambiamenti dei bacini idrici naturali, che stanno causando danni" aggiunge Pons.

La stessa Italia, come altri Paesi europei, non applica adeguatamente queste regole Ue: l'ultima procedura d'infrazione è stata aperta perché le regioni italiane non hanno ancora designato gran parte delle loro Zone speciali di conservazione, che servono alla tutela delle aree protette comunitarie. Nel complesso, l'intera Unione dei 28 è indietro rispetto ai suoi obiettivi di tutela per il 2020. Il 33% degli habitat europei non sono in buon salute ma in condizioni stabili, mentre un altro 30% continua a deteriorarsi. A questo va aggiunto che la rete di aree marine protette e' a quota 4%, ancora lontana dall'obiettivo globale del 10%, mentre la maggior parte degli stock commerciali di pesce esaminati nelle acque europee (58%) non sono in buono stato di salute.

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