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Siti, scarse politiche ambientali a tutela salute

Il bilancio a vent'anni dal referendum sui controllo ambientali

22 aprile, 12:25

ROMA - ''Il bilancio delle politiche ambientali italiane per la tutela della salute e' largamente insufficiente, come provato da alcuni casi eclatanti come la diossina in Campania, l'Ilva e l'arsenico nelle acque''. Lo afferma Carlo Signorelli, vicepresidente della Societa' italiana d'igiene (Siti), che traccia un bilancio a vent'anni dal referendum che ha tolto le competenze sui controlli ambientali al Servizio sanitario nazionale e ha portato all'istituzione delle Agenzie regionali per la protezione dell'ambiente (Arpa).

In occasione del secondo congresso apulo-lucano svolto a Lecce, la Siti ha raccolto alcuni contributi sul referendum, in primis quello del ministro dell'Ambiente Corrado Clini, secondo cui ''l'obiettivo di 'reingegnerizzazione istituzionale' del sistema dei controlli ambientali non e' stato compiutamente raggiunto per alcune ragioni principali: l'insufficienza di politiche formative; la mancanza di un confronto e dialogo costante tra tecnici di diversi settori inclusi i giuristi; le dispute sul potere di legiferare fra Stato e Regioni; la riduzione progressiva delle risorse finanziarie destinate alle politiche ambientali''.

Per il deputato del Pd Ermete Realacci, che nel '93 da presidente di Legambiente appoggio' il referendum, ''in questi 20 anni si e' proceduto a macchia di leopardo. In alcune regioni ci sono strutture eccellenti e in altre funzionano male, e inoltre non tutte le Arpa hanno certezza di finanziamenti''.

Il Procuratore generale di Taranto Franco Sebastio osserva che ''ambiente e salute sono aspetti dello stesso problema, essendo strettamente correlati tra loro. La Costituzione tutela la salute come diritto senza contemperamenti e la vita di una sola persona e' quindi un bene incomprimibile''.

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