No ambientalisti a conversione a carbone Enel di Porto Tolle
Comitato lavoratori,serve sostenibilita' ma anche competitivita'
07 maggio, 20:01ROMA - Gli ambientalisti bocciano l'ipotesi di accordo tra Regione Veneto e Ministero dello Sviluppo Economico, o meglio tra il presidente Luca Zaia e il ministro Flavio Zanonato, per dare il via libera alla Centrale a carbone di Porto Tolle, in polesine. Ma il comitato dei lavoratori Enel di Porto Tolle interviene per dire, in particolare a Greenpeace, che ''la competitivita' e la sostenibilita' ambientale devono andare di pari passo''.
Secondo Greenpeace, la volonta' di rilanciare il progetto della conversione a carbone della centrale Enel di Porto Tolle ''e' sbagliata e regressiva, e dimostra la perfetta continuita', in materia d'energia, dell'attuale governo con gli esecutivi Berlusconi e Monti. E' la spia - spiega l'associazione - di una strategia industriale vecchia, che non modernizzera' il Paese e che, semmai, ne consolidera' la dipendenza energetica. Una centrale a carbone a Porto Tolle vorrebbe solo dire un ulteriore peggioramento della qualita' dell'aria nella Pianura Padana, gia' oggi l'area piu' insalubre in Europa, con gravi costi sanitari, enormi emissioni di gas serra e, non ultimo, benefici occupazionali largamente inferiori a quelli che si otterrebbero con uguali investimenti in energie pulite''.
Greenpeace stima che investendo i 2,5 miliardi di euro previsti da Enel per il carbone a Porto Tolle su un mix di fotovoltaico ed eolico si avrebbero ricadute occupazionali almeno 3 volte superiori. Andrea Boraschi, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace ricorda che ''quel progetto e' stato gia' bocciato dal Consiglio di Stato e recuperato solo grazie a ben due leggi ad aziendam, una di Berlusconi e una di Zaia, frutto delle opache attivita' di lobby dell'Enel''. Greenpeace afferma di essere pronta a dimostrare, ''dati dell'Universita' di Stoccarda alla mano, come quel progetto causerebbe, su base annua, danni economici fino a 240 milioni di euro e una mortalita' prematura stimata in 85 casi''.
Il Comitato dei lavoratori dell'Enel replica che ''produrre energia pulita e a prezzi inferiori rispetto agli attuali e' un interesse collettivo'', sostenendo che ''questa e' la direzione per la riconversione della centrale di Porto Tolle, per l'economia e l'occupazione''. ''Siamo 220 lavoratori e almeno 2.000 famiglie che aspettano il progetto Enel a carbone: queste sarebbero senza la riconversione le reali 'morti premature', non l'algoritmo di Greenpeace che non ha nessuna prova sanitaria'', dice il comitato che accusa l'associazione ''di chiedere donazioni e 5x1000 con la credibilita' di chi ha provocato 6.000 morti e 800mila casi di colera per le campagne contro la clorazione dell'acqua, e milioni di morti di malaria per la messa al bando del Ddt. Ora - prosegue il comitato - tirano per la giacca il ministro Flavio Zanonato'', che tuttavia ''ha chiaro che le priorita' sono il lavoro e le imprese, e che ai tecnici del ministero dell'Ambiente e della Regione Veneto spetta tutelare la salute pubblica''. ''Greenpeace dimostra di non sapere niente sulla formazione del prezzo dell'energia elettrica e sulla necessita' per l'Italia di ridurre i prezzi per imprese e famiglie, che sono superiori rispetto a quelli degli altri Paesi europei che usano quote di carbone doppie rispetto all'Italia e che in piu' hanno anche il nucleare''. Per questo, conclude il comitato, ''chiediamo un incontro al ministro Zanonato, per raccontargli la verita' sul progetto e su Greenpeace''.
Contro il progetto di accordo tra Regione veneto e ministero dello Sviluppo economico si schiera anche il Wwf perche' e' ''una decisione in contrasto con la prospettiva dell'economia verde e decarbonizzata, gli interessi delle attivita' economiche (turismo, pesca, agricoltura, ecc) di una larga fetta della valle Padana e le politiche di tutela del clima e della salute''.
Stella Bianchi, responsabile ambiente del Pd, auspica che ''il ministro comprenda appieno come, per ogni potenziale posto di lavoro in una centrale cosi' inquinante, se ne perdano decine di altri in settori altrettanto importanti per l'economia.
Certamente ci vuole uno sviluppo forte per dare maggiore autonomia energetica, ma la strada da prendere e' quella dell'efficienza energetica e delle rinnovabili, che proprio nella Regione Veneto avevano e mantengono una consistente base produttiva''. Non si comprende neppure bene, aggiunge, ''l'utilita' di una centrale di quelle dimensioni quando la potenza gia' installata nel nostro paese e' pari al doppio della domanda registrata nel momento di picco massimo. L'Italia ha bisogno di politiche industriali, ma queste devono essere orientate alla sostenibilita', alla tutela dell'ambiente, alla valorizzazione del nostro maggiore patrimonio''.










