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Agricoltura: Greenpeace, puntare su quella sostenibile

Organizzazione indica sette punti per 'mettere a centro persone'

19 maggio, 23:59
AGRICOLTURA SOSTENIBILE, AGRICOLTURA SOSTENIBILE,

 "Il futuro dell'agricoltura europea è nelle mani degli agricoltori che lavorano con pratiche ecologiche e sostenibili. E' necessario e urgente sostenerli. La politica deve ascoltare chi chiede cibo sano e agricoltura sostenibile". Lo afferma Federica Ferrario, responsabile campagna agricoltura sostenibile di Greenpeace Italia illustrando il rapporto di Greenpeace International "Agricoltura sostenibile: sette principi per un nuovo modello che metta al centro le persone".

I sette principi descritti nel rapporto sono: restituire il controllo sulla filiera alimentare a chi produce e chi consuma, strappandolo alle multinazionali dell'agrochimica; la sovranità alimentare, in quanto l'agricoltura sostenibile contribuisce allo sviluppo rurale e alla lotta contro la fame e la povertà, garantendo alle comunità rurali la disponibilità di alimenti sani, sicuri ed economicamente sostenibili; produrre e consumare meglio; incoraggiare la (bio)diversità lungo tutta la filiera; proteggere e aumentare la fertilità del suolo, promuovendo le pratiche colturali idonee; consentire agli agricoltori di tenere sotto controllo parassiti e piante infestanti, affermando e promuovendo quelle pratiche (già esistenti) che garantiscono protezione e rese senza l'impiego di costosi pesticidi chimici che possono danneggiare l'ambiente e la salute; rafforzare la nostra agricoltura, perché si adatti in maniera efficace il sistema di produzione del cibo in un contesto di cambiamenti climatici e di instabilità economica.

Per contribuire alla crescita dell'agricoltura sostenibile, Greenpeace collabora con agricoltori e comunità rurali. Ad esempio, in Grecia - racconta Greenpeace - sosteniamo gli agricoltori che producono colture proteiche locali da utilizzare nella mangimistica in sostituzione della soia OGM importata. In Ungheria, il piccolo insediamento di Hernádszentandrás è letteralmente rinato grazie all'agricoltura biologica. In Italia, da alcuni anni, è stato avviato insieme agli agricoltori un lavoro volto a proteggere gli impollinatori. 

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