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Consumi eccessivi pianeta, umanita' rischia

Wwf e Club di Roma, scenari al 2052 alla Aurelio Peccei Lecture

05 aprile, 15:29
Jorgen Randers (foto d'archivio) Jorgen Randers (foto d'archivio)

ROMA - "Se l'umanità continua il suo percorso di consumo eccessivo delle risorse con una visione a breve termine potrebbe non sopravvivere". Questo quanto si afferma nel nuovo libro di Jorgen Randers, '2052: Scenari globali per i prossimi quarant'annì, la cui edizione italiana é stata presentata a Roma dall'autore insieme con il Wwf e il Club di Roma in occasione della Aurelio Peccei lecture 2013.

A 40 anni dal volume 'I limiti dello sviluppo' (primo rapporto del Club di Roma che nel 1972 ha messo in discussione la crescita continua), nel nuovo rapporto che guarda al 2052 (pubblicato in Italia per Edizioni Ambiente) Randers si pone delle domande alle quali risponde grazie al contributo di 30 esperti. Si scopre così che per i prossimi 40 anni le cose non andranno benissimo: per il rapporto "la causa principale dei problemi futuri è il modello politico ed economico predominante che è eccessivamente focalizzato sul breve termine".

Tra i nodi che attendono l'umanità nel futuro: la risposa umana al processo di adattamento ai limiti del Pianeta potrebbe "essere troppo lenta per fermare il declino"; l'economia degli Usa "ristagnerà", quella di Brasile, Russia, India e Sud Africa "progrediranno", mentre la Cina sarà "un esempio di successo" per la sua "capacità di agire"; i poveri potrebbero arrivare a 3 miliardi, con una popolazione mondiale che toccherà il massimo "nel 2042" con 8,1 miliardi di persone, e calerà la fertilità nelle aree urbane; il Pil globale crescerà "molto più lentamente del previsto"; come se non bastasse la CO2 in aria continuerà ad "aumentare" portando "un incremento" delle temperature di "2 gradi nel 2052 rispetto alla media pre-industriale", raggiungendo i "più 2,8 gradi nel 2080". "Viviamo in un modo che non potrà essere portato avanti dalle generazioni future senza importanti cambiamenti - afferma Randers - L'umanità ha sfruttato le risorse della terra e, in alcuni casi, vedremo il collasso prima del 2052".

"Si dimostra - osserva Gianfranco Bologna, direttore scientifico del Wwf Italia e curatore dell'edizione italiana del volume – come sia impossibile cambiare rotta se non viene impostata una nuova economia che metta al centro il capitale naturale".

GIOVANNINI (ISTAT), GENERAZIONI A RISCHIO MA NO RASSEGNAZIONE

"Dobbiamo riuscire a capire che le generazioni di oggi sono a rischio ma non dobbiamo farci prendere dalla rassegnazione, e questo non solo in Italia ma anche nel resto d'Europa". Lo dice il presidente dell'Istat Enrico Giovannini intervenendo all'Aurelio Peccei lecture 2013, organizzata dal Wwf e dal club di Roma sui limiti della crescita e il futuro del Pianeta. Quello che dobbiamo fare, osserva Giovannini, è "riuscire tenere l'attenzione del Paese sulle cose veramente importanti. Se non riusciamo a farlo e non riusciamo a far passare questi messaggi non andiamo da nessuna parte, non si fanno passi avanti". Eppure, pensando alle cose da fare il presidente dell'Istat le sintetizza con tre parole inglesi come "narrative, governance, accountability", per poi dire - in modo ironico - che "non abbiamo neanche le parole in italiano". Si deve guardare "anche al medio termine" e "tutti possono fare qualcosa". Subito aggiunge: "Abbiamo come esseri umani un problema serio con il tempo; pensiamo di avere molto tempo, pensiamo di poter posporre ma non c'é niente di più sbagliato".

Poi parlano della crisi ambientale del Pianeta - che insieme a quella "alimentare, energetica, economica, sociale sono tutti pezzi di uno stesso puzzle" - Giovannini ricorda che "a livello italiano stiamo rischiando che la drammaticità della crisi economica faccia pensare che questi problemi sono marginali". Infine, in questa chiave di lettura, per Giovannini anche il Pil non sembra essere più così adatto a fornire una lettura corretta di un Paese mentre si dovrebbe invece pensare a "un indicatore del benessere".

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