Italia bocciata da Ue su depurazione, i nodi
Oltre 100 localita' 'fuorilegge', previste pesanti penalita'
17 gennaio, 20:42ROMA - Sono oltre 100 le aree del nostro Paese bocciate dall'Europa per via di una procedura di infrazione sulla depurazione, aperta dal 2009, sugli agglomerati superiori ai 15.000 abitanti, che scaricano in aree 'normali'.
Il 19 luglio di quest'anno la Corte di Giustizia Ue ha infatti condannato l'Italia. La sanzione rischia di essere pesante, se non ci si adegua al piu' presto: la penalita' di mora potra' andare da un minimo di circa 12.000 euro a un massimo di 715.000 euro per ogni giorno di ritardo nell'adeguamento; oltre a una somma forfettaria calcolata sulla base del Pil, e alla possibile sospensione di finanziamenti europei, fino all'attuazione della sentenza.
Intanto, sempre sulla depurazioni, l'Italia e' deferita alla Corte Ue per zone con oltre 10.000 abitanti, che scaricano in sensibili aree 'sensibili'.
Quanto alla prima procedura d'infrazione e alla condanna della Corte Ue del luglio scorso, sono finite nel mirino grandi citta' come Imperia, Trieste, Reggio Calabria e Messina, ma anche piccole localita' del turismo come Rapallo, Capri, Ischia, Porto Cesareo, Giardini Naxos, Cefalu'. In sostanza, in questi e in altri luoghi del territorio nazionale, la depurazione non funziona come dovrebbe (e come stabilito dall'Europa nel 1991) per salvaguardare ambiente e salute dei cittadini attraverso un'adeguata gestione delle acque reflue.
La mappa delle regioni: Friuli Venezia Giulia, Liguria, Lazio, Abruzzo, Campania, Puglia, Calabria e Sicilia. Nelle lunga lista delle citta' e paesi non in regola spiccano alcuni grandi centri urbani tra cui, oltre a quelli gia' citati, Crotone, Agrigento, Palermo, Benevento, Napoli est; il Lazio e' finito nella 'lista nera' a causa di Frascati, l'Abruzzo per Lanciano-Castel Frentano, il Friuli Venezia Giulia per Trieste-Muggia-San Dorligo e Cervignano del Friuli. In Liguria, Santa Margherita, Quinto, Recco e Finale Ligure. In testa alla classifica, delle regioni con maggiori problemi, c'e' la Sicilia con oltre 50 localita' 'fuorilegge', seguita dalla Calabria e dalla Campania.
I nodi sulla depurazione, che l'Europa ci contesta, riguardano il mancato o non corretto adeguamento (nei termini e nei tempi previsti dalla Direttiva 91/271/CEE sul trattamento delle acque reflue urbane) dei sistemi di raccolta e trattamento degli scarichi. In particolare: - Procedura d'infrazione 2004/2034 (oltre 15.000, aree normali): La sentenza ha riaffermato la necessita' che lo Stato italiano avvii al piu' presto le opere necessarie per adempiere agli obblighi previsti; in caso contrario sono previste sanzioni. Sui 109 centri contestati, sulla base dei dati delle regioni, soltanto 19 potrebbero oggi uscire dalla procedura.
- Procedura d'infrazione 2009/2034 (oltre 10.000, aree sensibili): In questo momento l'Italia e' deferita alla Corte di Giustizia dell'Ue. La commissione Europea afferma, in sostanza, che ''la mancanza di idonei sistemi di raccolta e trattamento, previsti dall'Ue gia' dal 1998, comporta rischi per la salute umana, le acque interne e l'ambiente marino''. Nonostante ''i buoni progressi - spiega la commissione - la gravita' delle persistenti lacune ha indotto ad adire la Corte di giustizia''.
(ANSA).










