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Arsenico: ateneo Tuscia punta su captazione sotterranea

Progetto dimezza i costi, ma per due anni ignorato dalla regione

11 aprile, 20:22

VITERBO - Arsenico, nel Viterbese per abbatterlo la soluzione c'é, è attuabile in un anno e oltre a essere definitiva (contrariamente ai potabilizzatori) dimezzerebbe i costi di realizzazione. Ma è stato snobbato dalle istituzioni. "Il progetto dell'Università della Tuscia é sul tavolo della Regione Lazio dal 2011, ma non ha avuto mai seguito". E' quanto dichiarano Silvano Onofri e Vincenzo Piscopo, rispettivamente direttore del dipartimento di Scienze ecologiche e biologiche e docente di geologia dell'ateneo.

Attualmente sono in corso le procedure per la costruzione di decine di potabilizzatori in tutto il territorio, per i quali la Regione ha stanziato circa 30 milioni di euro. Per la gestione sono previsti ulteriori costi pari a 4 milioni l'anno, mentre la vita degli impianti è stimata in appena 7 anni. Il progetto dell'università prevede invece un sistema di captazione delle acque sotterranee, per applicare il quale sono stati fatti approfonditi studi analizzando il contenuto di arsenico e di altri elementi quali i fluoruri, insieme alle caratteristiche idrogeologiche e idrochimiche di territori simili alla Tuscia, ovvero di origine vulcanica. L'acquifero preso in considerazione é quello dei Cimini e del lago di Vico: 900 chilometri quadrati che servono una popolazione di 170.000 persone. Si è scoperto che nella falda di base (la più potente) i livelli di arsenico sono compresi tra circa 10 e 70 microgrammi per litro, in quelle secondarie (discontinue e non in comunicazione tra loro) arrivano anche solo a 1,7, infine nelle aree più profonde (quelle termali) oscillano tra 100 e 370. Questo a fronte di un limite massimo imposto dall'Ue dal 31 dicembre scorso di 10 microgrammi per litro.

Sulla base di questi dati, l'Università della Tuscia ha simulato un progetto esecutivo su un ipotetico impianto in una zona dove l'arsenico nell'acqua che esce dai rubinetti è tra 10 e 20, con un emungimento di 14 litri al secondo, in grado di servire una popolazione di circa 5.000 persone. Il risultato: nell'arco di tre anni il risparmio è del 40 per cento rispetto ai costi degli impianti attualmente in costruzione. "Ma in alcune zone - assicura Piscopo - potrebbe essere anche superiore. Il modello è applicabile a tutto il territorio e per realizzarlo basta un anno. La soluzione, al contrario dei potabilizzatori, è definitiva. La Regione ha sul tavolo questo progetto dal 2011 ma non ci è stata data alcuna risposta". "L'acqua non contaminata - conclude Onofri - nel sottosuolo esiste e la popolazione potrebbe beneficiarne. Si risolverebbe una volta per tutte il problema arsenico: da domani mi aspetto una risposta".

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