Ad Maiora dove sei? Parla Bruno Cardile

La barca non si trova: intervista al suo armatore

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Il punto sulla vicenda del trimarano abbandonato con gravi danni a uno scafo (urtato un oggetto?) nei pressi di Lampedusa durante la Rolex Middle Sea Race. L'armatore del leggendario ex Fleury Michon IX racconta i fatti e gli stati d'animo, le ultime ricerche aeree (infruttuose), l'ipotesi del furto ("Ma per farne cosa? Non è uno scooter!"), le possibili soluzioni (pescatori, periti assicurativi e... foto satellitari), e infine la lezione imparata: "Pensarci di più prima di abbandonare la barca!" -VIDEO SU SAILY TV

 

E' la storia dell'autunno velico, stimola e titilla discussioni e ipotesi, tra poco vedrete che anche i media generalisti - si, quelli che di vela non si occupano mai, ci mancherebbe -  accenderanno i riflettori. Ma cosa c'è davvero nella storia del trimarano Ad Maiora alla Rolex Middle Sea Race, danneggiato a largo di Lampedusa nella dura bolina contro mare e vento a 30 nodi, abbandonato dal suo equipaggio e apparentemente scomparso? La barca è ancora a galla?

"Oggi ho volato con un Piper per oltre tre ore tra Malta, Gozo, Lampedusa e oltre, verso la Tunisia. Abbiamo seguito la rotta stimata di Ad Maiora dopo gli ultimi segnali del tracking, andando un po' a zig-zag, poi al ritorno seguendo una rotta diretta. Del trimarano però nessuna traccia. Sono scoraggiato, non so cosa pensare." A parlare è l'armatore Bruno Cardile, 62 anni, in barca da 45 per un totale di oltre 160mila miglia in regata e non solo, spesso a bordo di barche famose, due anni fa ha coronato il sogno di far sua una leggenda velica, il trimarano che ha scritto la storia della vela col nome di Fleury Michon IX e il navigatore Philippe Poupon, ribattezzato Ad Maiora.

Circa il motivo del danno, prende corpo l'ipotesi dell'urto con un oggetto sommerso: "Ne abbiamo visti tanti durante la regata, in mare c'è di tutto. Ci stiamo confrontando con i ragazzi, io personalmente ricordo un colpo secco, come uno sparo, poco prima che ci accorgessimo della fessura."

IL VIDEO SU SAILY TV CON IL DANNO ALLO SCAFO E IL DIALOGO TRA LO SKIPPER E LA BARCA DI SALVATAGGIO

"L'affondamento - continua Cardile - è l'ultima cosa che posso immaginare: a meno di prenderla a cannonate o usare la motosega, ogni scafo di Ad Maiora ha sei compartimenti stagni, quello centrale ne ha due, tutti revisionati da poco per rispondere alle regole di sicurezza di una regata come la Middle, anche con i test strutturali a ultrasuoni, tutti con esiti negativi."

E allora? Possibile che qualcuno l'abbia portata via? Ladri?

"Stiamo ai fatti. Il tracking della regata ha trasmesso per due giorni dopo l'abbandono. Poi improvvisamente ha mostrato una velocità a 7 nodi e una rotta dritta, comportamento inequivocabile di un rimorchio. Quindi ha emesso due o tre segnali di allarme e poi ha smesso di trasmettere. Se qualcuno, secondo le leggi del mare, avesse rimorchiato la barca per metterla al sicuro ed evitare che fosse un pericolo per la navigazione, avrebbe anche avvisato le autorità, una Guardia Costiera competente. Invece, nulla. Anzi, spegnere il tracker fa pensare al tentativo di occultare le tracce... Insomma, che tristezza: non solo il dramma di rompere e lasciare la barca, ora anche l'ipotesi che possano averla rubata."

Ma cosa se ne farebbero di un trimarano rosso di 18 metri con un albero di 30 metri?

"Certo non è un motorino rubato che si possono rivendere. Inoltre è assai probabile che le persone che sono salite a bordo non siano esperte di barche, lo dimostra l'uso errato del tracking, quindi non saprebbero neanche valorizzare ciò che è ancora rimasto a bordo, la strumentazione, l'attrezzatura , le vele... Qualcuno dovrebbe dirgli che possono guadagnare dalla ricompensa prevista per chi ritrova un bene in mare."

Prima di capire i possibili scenari e cosa può ancora accadere, come puo' essere raccontata questa storia?

"Penso che ogni storia, specialmente incidenti o fallimenti, debba insegnare qualcosa. A me questa ha insegnato che prima di abbandonare la barca bisogna pensarci bene. Ho scambiato qualche messaggio con Vittorio Malingri, che la pensa allo stesso modo. La realtà è che in quei momenti, con lo scafo aperto quasi a metà, e l'ipotesi che l'albero potesse cadere da un momento all'altro, il mio primo pensiero è stato per il mio equipaggio. Tutto era sotto controllo, abbiamo agito da professionisti, con calma, diciamo un timore controllato. Ho anche pensato di restare a bordo da solo, o con uno dei ragazzi. Ti passano davanti scenari e idee, la sicurezza, la vita delle persone, non sono momenti che capitano tutti i giorni. Alla fine la decisione è stata mia, forse con una componente di ingenuità, non ho pensato che la barca abbandonata potesse diventare un target per malintenzionati. D'altra parte se si ascolta l'audio con il comandante del mezzo della Capitaneria, ho chiesto più volte assicurazioni sul recupero della barca."

Cosa pensi davvero, dov'è Ad Maiora?

"Le ipotesi: durante il traino è successo qualcosa, lo scafo si è spaccato, o l'albero è caduto, e i rimorchiatori hanno abbandonato l'impresa. Oppure sono saliti a bordo, hanno preso tutto quello che c'era, compreso il tracker, e poi hanno abbandonato la barca che va alla deriva senza segnalare. L'AIS l'avevo spento al momento di gettarmi in mare per salire sul gommone della Guardia Costiera, per evitare che la barca fosse rintracciabile dai malintenzionati. Noi avevamo le sue tracce con il gps, e con il mio PLB, il rilevatore satellitare personale, questo ha trasmesso per alcuni giorni, ogni due ore ha dato la posizione della barca al sistema Pegasus della centrale operativa a Roma, poi ha smesso anche lui, forse si è scaricata la batteria, forse è stato spento, o è affondato."

E l'assicurazione?

"La compagnia ha periti con una notevole esperienza investigativa, confido che loro possano avere notizie della barca, attraverso la rete di contatti che hanno. Noi per parte nostra abbiamo fatto tutto il possibile, abbiamo fatto lanciare avvisi dalle Capitanerie, una nave di passaggio ha anche rilevato al radar un battello nella posizione esatta che avevamo stimato secondo gli ultimi segnali del tracking, ed è da quelle parti che siamo andati a cercarla con l'aereo da Malta. Abbiamo anche parlato con i pescatori di Malta e Gozo. I pescatori, come sempre, sono quelli che sanno più cose di tutti. E secondo alcuni una pista porta ai loro colleghi tunisini..."

Insomma le speranze di ritrovare Ad Maiora sono affidate ai periti assicurativi o ai pescatori...

"Non basta un solo volo per arrendersi. Basta che la barca abbia scarrocciato di poche miglia per sfuggire alla nostra vista. L'ultimo passo lo farò con Frontex, scriverò una lettera perchè in quel tratto di mare ci sono molte navi delle ONG per salvare i migranti, era nei paraggi anche la Viking. Poi si vedrà. Come ho detto, non credo all'affondamento. Allo stesso tempo ho paura a immaginare come potremmo ritrovare Ad Maiora. Saranno danni riparabili? O la ritroveremo in pessimo stato, e allora potremo solo demolirla, come accaduto per il famoso caso del My Song.

"Ci sarebbe anche un'altra soluzione, teoricamente facile ma in pratica difficilissima: ottenere le fotografie satellitari dell'area. L'area è circoscritta, e i satelliti, commerciali o militari, sono tanti..."

A bordo di Ad Maiora nella Rolex Middle Sea Race con l'armatore e skipper Bruno Cardile c'erano Attilio Miccicchè, Fabrizio Volpi, Matteo Luraschi, e l'olandese Gertjan Andel. Ora Bruno fa la spola tra Marina di Pisa, il porto di armamento di Ad Maiora, e Malta. La storia non ha certo l'aria di essere finita. Il mistero del trimarano scomparso, come ha titolato un'agenzia, cerca un finale. Speriamo degno della sua storia.

IL VIDEO SU SAILY TV CON IL DANNO ALLO SCAFO E IL DIALOGO TRA LO SKIPPER E LA BARCA DI SALVATAGGIO

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