Frana Courmayeur: pm,'governo ingannato'

Stanziati 8mln per lavori nel 2014 ma 'non c'era pericolo reale'

Era "irreale" la situazione di "pericolo emergenziale" - prefigurata nel 2014 dai vertici della Regione Valle d'Aosta - per i villaggi di Courmayeur minacciati dalla frana del Monte di La Saxe. Sono quindi stati indotti "in errore" il Consiglio dei ministri e il Dipartimento della Protezione civile, che avevano dichiarato lo stato di emergenza e stanziato 8 milioni per le opere di protezione, tra cui un "vallo ciclopico" (un muraglione lungo 750 metri). Così l'avviso di fine indagini con cui la procura di Aosta ha indagato per concorso in truffa l'ex presidente della Regione Augusto Rollandin, Raffaele Rocco, commissario delegato per la gestione dell'emergenza e coordinatore del dipartimento Programmazione, risorse idriche e territorio, e il dirigente regionale Valerio Segor. Nove gli indagati. Tra le ipotesi di reato anche il concorso in turbata libertà del procedimento di scelta del contraente per Rocco, Segor e quattro rappresentanti di imprese che si erano aggiudicate i lavori per 5,2 milioni netti.


Frana Courmayeur: le ipotesi di reato della procura di Aosta - Secondo la procura di Aosta Augusto Rollandin, Raffaele Rocco e Valerio Segor avevano prefigurato falsamente una "irreale situazione di pericolo emergenziale relativa al fenomeno franoso del Monte de la Saxe, con necessità urgente e 'vitale' di realizzare grandi opere nel Comune di Courmayeur e segnatamente la costruzione di un vallo ciclopico e di un by-pass della Dora di Ferret, intervento quest'ultimo mai davvero programmato né realizzato dal momento che non presentava utilità alcuna in relazione alla mitigazione dei movimenti franosi del Mont de la Saxe, enormemente sovra stimati". Lo scenario era stata descritto tramite "istanza di dichiarazione di stato di emergenza, trasmessa al Capo del Dipartimento della Protezione civile con nota n. prot. 22368/Pc del 23 agosto 2013 e poi con il Piano degli interventi, trasmesso al Capo del Dipartimento della Protezione civile con nota n. prot. 1731/Dds del 25 febbraio 2014". In questo modo i tre "inducevano in errore il Consiglio dei ministri ed il Dipartimento della Protezione civile, che rispettivamente con la delibera 10 gennaio 2014 e l'ordinanza n. 143 del 30 gennaio 2014 dichiaravano lo stato di emergenza e stanziavano fondi pari a euro 8.085.000 in favore della R.a.v.a.". Così si erano procurati un "ingiusto profitto difficilmente quantificabile, ma pari al differenziale tra le somme ricevute ed impiegate a favore dei professionisti incaricati e delle imprese appaltatrici e quelle realmente necessarie per far fronte ai pericoli derivanti dal reato smottamento del Mont de la Saxe, evento fronteggiabile in via ordinaria dalla R.a.v.a.".
Il solo ex presidente Rollandin è inoltre indagato per falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici aggravata. Secondo la procura, in qualità di presidente della Regione, con una lettera al capo della protezione civile, dichiarò che "la mancata realizzazione del by pass della Dora di Ferret era dovuta all'evoluzione del fenomeno franoso successiva alla dichiarazione dello stato di emergenza: essendo invece già nota dall'agosto 2013 la mancanza di una reale necessità di procedere con la costruzione del predetto manufatto".
Il solo dirigente della struttura Assetto idrogeologico dei bacini montani, Valerio Segor, è indagato anche per abuso d'ufficio. Come "responsabile unico del procedimento per l'affidamento dei lavori" aveva nominato "progettisti architettonici" i geometri dell'ufficio interventi assetto idrogeologico della Regione Ronny Salvato (48 anni, di Saint-Christophe) e Furio Saravalle (52, di Saint-Christophe). Inoltre aveva affidato l'incarico di "direttore dei lavori" a Saravalle. In questo modo aveva procurato "loro un ingiusto profitto patrimoniale di euro 12.599,85 lordi (Saravalle) ed euro 7.746,35 (Salvato) percepiti ad ottobre 2015".

Sono poi indagati per concorso in esercizio abusivo della professione aggravato Segor (che è dottore forestale), Saravalle e Salvato (geometri). Infatti secondo gli inquirenti "co-firmando gli elaborati e le tavole recanti 'progetto esecutivo' datate primo aprile 2014 (Saravalle, Salvato e Segor), assumendo gli incarichi di progettista architettonico (Saravalle e Salvato), assumendo l'incarico di direttore dei lavori (Saravalle)", esercitavano "abusivamente" la "professione di ingegnere, per la quale è richiesta una speciale abilitazione dello Stato".
L'ipotesi di concorso in turbata libertà del procedimento di scelta del contraente aggravata riguarda Rocco, Segor e i legali rappresentanti delle quattro imprese che si erano aggiudicate i lavori: Nazareno Fazari (51, di Aosta) per Consorzio stabile Valle d'Aosta Scarl, Enrico Giamminuti (66, di Courmayeur) per Dolmen consorzio stabile costruttori valdostani Scarl, Enrico Vigna (63, di Quincinetto) per Ivies s.p.a., Giulio Grosjacques (55, di Brusson) per Costruzioni stradali B.g.f. s.r.l. di Issogne. Rocco, secondo la procura, "nel redigere le lettere" d'invito a presentare l'offerta "inseriva un sistema di punteggio decisivo, per quanto attiene al criterio B4 ivi indicato, per assegnare l'appalto dei suddetti lavori all'Ati composta" dalla quattro imprese. Aveva infatti "già provveduto, a spese della R.a.v.a., a far caratterizzare" da un'altra società, "sia dal punto di vista chimico-ambientale che dal punto di vista granulometrico, la terra e le rocce da scavo in disponibilità del Consorzio Cordée Mont Blanc (che al suo interno ricomprendeva più imprese inserite nell'Ati appaltatrice dei lavori di cui sopra) e derivanti dai lavori di realizzazione della nuova funivia del Monte Bianco - Skyway". Materiale che, secondo gli inquirenti, Rocco intendeva utilizzare "già precedentemente all'indizione della gara".
E' infine indagato per violazioni al Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia Nazareno Fazari, in qualità di legale rappresentante dell'Ati Consorzio stabile Valle d'Aosta Scarl (capogruppo mandataria). Secondo la procura "depositava tardivamente, in data 28 agosto 2014 presso l'Utc di Courmayeur la prescritta denuncia delle opere in cemento armato dei lavori consegnati in data 22 aprile 2014" e "non depositava la denuncia inerente le varianti strutturali dei lavori prima del loro inizio".
L'inchiesta è stata coordinata dal pm Carlo Introvigne, sotto l'egida del procuratore capo Paolo Fortuna. Era stata aperta dal pm Pasquale Longarini (nel frattempo sospeso e quindi reintegrato al tribunale di Imperia) e il 30 giugno 2017 prorogata nei termini (con ipotesi di reato in parte differenti rispetto alle attuali) dall'allora procuratore facente funzioni Giancarlo Avenati Bassi.
Gli indagati hanno 20 giorni di tempo per presentare memorie e farsi ascoltare dalla procura, che poi deciderà per quali ipotesi chiedere il rinvio a giudizio o l'archiviazione.
Tra l'8 aprile e il 4 maggio del 2014 80 abitanti di La Palud erano stati evacuati per un "probabile crollo imminente" di 265 mila metri cubi di terra e roccia dal versante franoso, che è monitorato sin dal 2009.(ANSA).


   

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