Dalle mura etrusche alle lavagne di Beuys

Redazione ANSA

PERUGIA - Un viaggio tra gli etruschi attraverso una città medievale e moderna che rende viva l'antica cinta muraria, ancora perfettamente integrata nel tessuto urbanistico del centro storico. Questo offre Perugia, trasportando dalla gloriosa popolazione dell'Italia preromana al Nero di Burri, alle lavagne di Beuys e alla Collezione Dottori.

Un itinerario da percorrere a piedi, mentre lo sguardo incrocia scorci e pietre che raccontano la città, in un dialogo costante tra storia e attualità.

Si parte alla scoperta della cinta muraria, un imponente simbolo dell'importanza storica e politica raggiunta dalla città sotto gli etruschi, per cui Perugia si candida ad essere inserita nel Patrimonio Unesco.Un circuito difensivo, esempio tra i più importanti e antichi dell'Italia centrale, che si estendeva per circa tre chilometri. I blocchi squadrati di travertino locale (provenienti dalle cave di Santa Sabina) sono messi in opera a secco, in filari piuttosto regolari e ben rifiniti in facciata, più rozzi nella parte interna, addossata al terrapieno. La fase monumentale oggi visibile risale alla metà del terzo secolo avanti Cristo, con interventi su una cinta originaria preesistente. Sono visibili tratti considerevoli lungo i lati nord e sud-est e sei porte, di cui la principale l'Arco Etrusco o di Augusto, in piazza Braccio Fortebraccio, dove si trova l'Università per Stranieri (turismo.comune.perugia.it/poi/arco-etrusco-o-di-augusto).

Si procede poi a destra della porta seguendo uno dei più bei tratti di mura, lungo via Cesare Battisti (che fu costruita agli inizi del 1900). La fascia alta e obliqua del muro evidenzia la saldatura tra la cinta più antica e l'aggiunta della porta turrita in epoca più recente. Si prosegue fino all'altezza dell'Arco medievale di via Appia, nei pressi del quale doveva essere la seconda porta della cinta etrusca. Dalla scalinata è possibile raggiungere il cunicolo medievale dell'Acquedotto, collegato fin dalla sua costruzione alla "postierla della conca", piccolo accesso pedonale su un percorso in forte pendenza. Le mura riaffiorano a ovest negli orti sottostanti via del Verzaro e in piazza Ermini, all'interno dei locali della Facoltà di Scienze della Formazione, dove è visibile l'unico tratto interno della cinta. In via della Cupa si può ammirare uno dei tratti meglio conservati con alla base del muro la postierla della Cupa ritenuta un secondo passaggio pedonale per l'ingresso in città, o più propriamente di un sbocco di un canale di drenaggio del colle. La cinta giungeva quindi nella zona di via Bruschi e di via San Giacomo, fino a Porta Eburnea o Arco della Mandorla, che conserva sul lato destro i conci originali fino all'imposta dell'arco a tutto sesto, sostituito in epoca medievale da un arco a sesto acuto. A sinistra continua un bel tratto lungo le scalette di via del Paradiso.

Continuando per viale Indipendenza, si raggiunge la seconda porta monumentale, la porta Marzia inglobata in un bastione della Rocca Paolina. Da simbolo di oppressione a riscatto dei perugini, porta d'accesso alla città, al cui interno si può ammirare l'installazione del Grande Nero di Burri. La porzione superiore della porta, destinata a essere distrutta dai lavori della fortezza, fu smontata e ricomposta nella fronte del bastione. La posizione originaria, arretrata di quattro metri, risulta dai resti degli stipiti all'interno della Rocca. Costruita in travertino, come il resto delle mura, nella sua forma attuale presenta un arco a tutto sesto, costituito da un filare di conci a raggiera, sottolineato da una cornice aggettante. Al di sopra, corre una balaustra scandita da quattro pilastrini, dalla quale sporgono cinque sculture, interpretate come Giove tra i Dioscuri, Castore e Polluce, e i rispettivi cavalli alle due estremità, oppure il mitico fondatore della città, Auleste, affiancato ad Ocno.

Da qui si raggiunge facilmente la Chiesa di Sant'Ercolano (turismo.comune.perugia.it/poip/chiesa-di-sant-ercolano), al cui interno è un bel sarcofago romano in marmo, decorato da leoni. A due passi si trova Palazzo della Penna, museo civico della città, sede di mostre temporanee come la Collezione Panza di Biumo), che accoglie la collezione "Gerardo Dottori" ricca serie di capolavori del maestro futurista umbro e la collezione "Joseph Beuys a Perugia", sequenza di sei grandi lavagne eseguite a Perugia (Rocca Paolina) il 3 aprile 1980 durante un incontro pubblico con Alberto Burri.

Proseguendo invece, lungo l'omonima via, a fianco della chiesa di Sant'Ercolano, è visibile un tratto di mura, su cui si addossano gli edifici costruiti in varie epoche. Accanto si apre l'arco di Sant'Ercolano, che conserva la struttura originaria etrusca solo negli stipiti, su cui fu impostato l'arco gotico. Si prosegue per via Oberdan, dove resti di murature sono conservati all'interno della chiesa di Santa Maria della Misericordia (annessa all'ex ospedale, che poggiava direttamente sulla cinta muraria) e in altri locali lungo la strada. La cinta, originariamente seguiva il margine occidentale di piazza Matteotti, lungo il prospetto dell'attuale Palazzo delle Poste. La piazza era detta del Sopramuro, a indicare la sua posizione a ridosso del muro antico che la conteneva. L'altra porta di via Bontempi, detta Arco dei Gigli è ben conservata fino a una certa altezza, fu modificata in epoca medievale con un arco gotico, su cui furono apposti i gigli in onore dello stemma di Paolo III Farnese. Da qui si raggiunge nuovamente l'Arco di Augusto, risalendo verso Porta Sole e scendendo per la bella scalinata da via delle Prome, che immette sulla discesa di via Bartolo, al termine della quale si può ammirare l'ultimo tratto contiguo alla porta. In alternativa, si può scendere per via del Roscetto in via del Pinturicchio e da qui tornare in piazza Fortebraccio.

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