Presunti jihadisti a processo , rinvio a Bolzano

Assenti gli imputati, tra loro anche il mullah Krekar

(ANSA) - BOLZANO, 13 MAR - Si è aperto in corte d'Assise a Bolzano un processo a carico di sei presunti jihadisti, accusati di avere creato una cellula che nella cittadina di Merano avrebbe operato per compiere attentati. Assenti in aula gli imputati, tra i quali figura anche il mullah Krekar, al secolo Ahamad Faraj, recentemente arrestato in Norvegia e successivamente rimesso a piede libero. Come ha detto in apertura l'avvocato Elena Franzini che difende gli imputati, Faraj non può presenziare al procedimento perché non è in possesso dei documenti necessari a lasciare la Norvegia. Al centro del processo le intercettazioni telefoniche svolte sulle conversazioni tra i sei: la difesa ha annunciato che chiederà una perizia sulla traduzione di queste intercettazioni che - ha affermato - potrebbero essere state fraintese. A maggio dell'anno scorso erano stati condannati altri quattro presunti jihadisti coinvolti nell'indagine. Uno di loro era stato condannato a sei anni e gli altri a quattro.
   

   La Corte d'Assise di Bolzano ha respinto tutte le istanze presentate  dall'avvocato Elena Franzini, del foro di Trento, che rappresentava gli imputati del processo per terrorismo internazionale, ovvero sei presunti jihadisti, tra cui il mullah Krekar.
La cellula che agiva a Merano - così l'accusa - era composta, oltre che dal mullah Krekar, anche da Rahim Karim Twana, Hamasalih Wahab Awat, Abdul Zana Rahim, Jalal Kamil Fatah e da Bakr Hamad. La Corte d'Assise ha dichiarato regolari le notifiche inviate a Krekar, dal momento che queste erano state tradotte anche in lingua inglese. Non solo: all'imputato era stata anche indicata la possibilità di eleggere un domicilio presso un avvocato italiano, cosa che non è stata fatta.
La Corte, presieduta dal giudice Carlo Busato, ha ribadito che Krekar risulta essere libero cittadino in Norvegia. In seguito al respingimento delle istanze, su richiesta della Procura, sono state acquisite numerose intercettazioni telefoniche, telematiche e ambientali che entrano ufficialmente, dunque, nel processo e per le quali la Corte ha disposto la traduzione dalle lingua curda, affidandola a tre consulenti. Il processo è stato quindi rinviato al prossimo 23 e 24 ottobre. 

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