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La realta' virtuale per interagire con il passato.
La Cappella degli Scrovegni a Padova |
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progetto |
Nel
marzo del 2002 la
Cappella degli Scrovegni
a Padova e' stata
riaperta dopo un
lungo periodo di
chiusura per lavori
di restauro sul ciclo
degli affreschi.
Il capolavoro giottesco
e' pero' accessibile
con alcune limitazioni,
per prevenire il
deterioramento degli
affreschi: la visita
alla cappella, a
prenotazione obbligatoria,
non puo' superare
i 15 minuti di tempo
per un gruppo di
25 persone. Il Comune
di Padova ha cosi'
deciso di allestire,
nella sala sotterranea
del Museo Civico
degli Eremitani,
un centro attrezzato
per l'approfondimento
multimediale delle
tematiche relative
a Giotto e alla Cappella.
La realizzazione e'
frutto della collaborazione
di una equipe multidisciplinare
che, per la prima volta,
ha messo insieme esperti
di didattica dei beni
culturali, di comunicazione,
storici dell'arte,
psicologi, informatici,
storici della musica,
botanici e persino
un teologo. Capofila
del progetto e' il
Comune di Padova, in
sinergia con la societa'
Arche' di Bologna,
con Aracnet di Roma,
No Real di Torino e
ARC.A.DIA di Padova,
oltre all' Istituto
per le Tecnologie Applicate
ai Beni Culturali del
CNR, che ha visto impegnato
il VHLab.
L'applicazione di realta'
virtuale sviluppata
dal VHLab, si pone
l'obiettivo non di
sostituire la visita
reale alla Cappella
degli Scrovegni, ma
di prepararla, integrarla
e riproporla in un
altro contesto, fornendo
ai visitatori un punto
di vista ulteriore,
con molte interazioni,
tutte in tre dimensioni
ed in tempo reale.
La fondazione americana
Wiegand ha sponsorizzato
tutto il progetto,
sotto l'egida e il
coordinamento del Comune
di Padova. |
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La
ricostruzione della Cappella |
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Il
video generato dall'applicativo
di realta' virtuale del
VHLab del Cnr permette
di analizzare i dipinti
di Giotto fin nei minimi
dettagli o muoversi attraverso
la cripta sottostante
la Cappella, normalmente
non accessibile. L'applicazione
di realta' virtuale permette
anche di osservare gli
affreschi illuminati
dalle fiaccole, cosi'
come si presentava agli
occhi dell'uomo del Trecento.
Una cybermappa identifica
e sottolinea i tematismi
concettuali che sono
alla base della creazione
del software interattivo. |
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La
tecnologia |
L'applicativo
di realta' virtuale sviluppato
per la Cappella degli Scrovegni
puo' contare su strumenti
tecnologici avanzati, come
l'interazione tridimensionale
in tempo reale e centinaia
di 'comportamenti virtuali'.
La correzione fotogrammetrica, la mosaicatura, la modellazione e la
gestione spaziale delle texture sono state realizzate con RealWiew,
3d max e Photoshop. Tutto il programma di realta' virtuale e' stato
scritto in C++, utilizzando le librerie grafiche OpenGl di Windows.
L'illuminazione in real time e' stata creata nell'ambiente OpenGL,
tenendo conto delle componenti cromatiche degli affreschi e dei volumi
architettonici della Cappella. A questo si aggiunge la simulazione
dell'illuminazione originaria dell'ambiente, ottenuta renderizzando
la luce delle fiaccole in base alla distribuzione delle fonti luminose.
L'applicativo puo' contare su 82561 righe di codice, 33603 poligoni,
3 GB di texture, 1,2 GB di audio, 100 menu e 500 link. Il programma,
con oltre 500 aree interattive e 100 menu, funziona su sistemi Windows,
Pentium 4 da 2.2 GHz c'e' schede grafiche Wildcat III 6110.
Grazie ad una cybermappa tridimensionale (una mappa ipertestuale in
tre dimensioni) si potranno confrontare tutte le reti connettive di
informazioni, esplorandone le relazioni spaziali. Nella cybermappa
una scena diventa un cubo, un tematismo una sfera, i colori distinguono
le diverse classi di informazioni e associazioni semantiche. |
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L'applicativo
di realta' virtuale |
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La
storia |
La
Cappella intitolata a Santa
Maria della Carita', e' stata
fatta costruire sette secoli
fa da Enrico Scrovegni per
la sua famiglia, accanto
al proprio palazzo. Quest'ultimo
oggi non esiste piu', ma
rimane la Cappella, le cui
pareti ospitano uno dei maggiori
capolavori della pittura
del trecento. Il monumento
e' stato affrescato tra il
1303 e il 1305 da Giotto
su incarico di Enrico degli
Scrovegni, che aveva commissionato
all'artista un ciclo pittorico
che rappresentasse storie
del Vecchio e del Nuovo testamento.
Obiettivo finale di Giotto
e della bottega da lui guidata
e' quello di condensare il
contenuto nelle trentanove
scene dipinte, partendo dalle
vicende dei genitori di Maria,
Gioacchino e Anna, per proseguire
con le Storie della Vergine
e di Gesu', e chiudere con
il Giudizio Universale narrato
nell'Apocalisse. Inoltre
vengono realizzate quattordici
allegorie monocromatiche
dei Vizi e delle Virtu',
collocate nell'alto zoccolo
perimetrale.
Nel corso del tempo gli affreschi sono andati lentamente deteriorandosi,
prima a causa dell'esposizione delle pareti, non piu' protette dal
Palazzo della famiglia, abbattuto nell'800, poi delle modificazioni
ambientali e, in ultimo, anche per il continuo afflusso di pubblico
all'interno del monumento.
Da quando, nel 1880, la Cappella è stata acquisita dalla citta'
di Padova, gli affreschi sono stati continuamente oggetto di particolari
attenzioni e, nell'Ottocento e nel Novecento, sono stati compiuti svariati
interventi conservativi.
L'ultimo in ordine di tempo e' stato eseguito dall'Istituto Centrale
per il Restauro che, oltre a intervenire nelle zone del dipinto piu'
'a rischio', ha provveduto ad attenuare le differenze cromatiche scaturite
dai precedenti interventi. |
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L'illuminazione
trecentesca |
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