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Gis e Gps trasformano il Mediterraneo in un museo.
ArcheoMar,
i fondali della Magna Grecia
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progetto |
I fondali del Mediterraneo hanno
restituito moltissimi relitti
di navi antiche, con i loro
carichi di anfore da trasporto
e ceramica, ma anche capolavori
del valore dei Bronzi di Riace
o del Satiro Danzante. Il progetto
ArcheoMar del Ministero dei
Beni Culturali, si propone
di dar vita a un censimento
sistematico dei beni archeologici
sommersi nei fondali dei mari
del Sud Italia. Per realizzare
lo studio, che interessa la
Campania, la Basilicata, la
Puglia e la Calabria, sono
stati stanziati 7,5 milioni
di euro, che serviranno a sostenere
i costi delle ricerche in mare,
ma anche a creare un sistema
efficiente e facilmente aggiornabile
di gestione delle conoscenze
sul patrimonio. Per conoscere
i risultati definitivi del
censimento bisognera' attendere
settembre 2005, quando la missione
dei circa 100, tra archeologi,
biologi marini, operatori subacquei
e funzionari delle Soprintendenze,
sara' compiuta. Al progetto
afferiscono anche otto societa'
esterne, di cui una straniera.
Tra gli obiettivi di ArcheoMar
c'e' anche quello di mettere a
punto una metodologia di lavoro
che possa essere esportata in altri
contesti, con un eventuale sviluppo
nel campo del turismo culturale,
oltre ovviamente che in quello
della tutela. L'impostazione metodologica
della Carta Archeologica del Rischio
Subacqueo, prevista nel progetto,
si avvale di un sistema informatico
e cartografico all'avanguardia,
destinato anche a fare da collettore
per il recupero e la valorizzazione
di dati provenienti da indagini
precedenti. |
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Le anfore di Capri |
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Un tuffo nel blu
del 'mare nostrum', all'interno del
mini-sommergibile Remora. Le immagini
girate dagli operatori del Ministero
dei Beni Culturali mostrano la scoperta
di un relitto romano a largo di Capri,
con il suo carico di anfore per il
trasporto di frutta. E inoltre i
rilievi e le restituzioni grafiche
dei rinvenimenti e le operazioni
di ricerca a bordo delle navi oceanografiche. |
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La
tecnologia |
Punta
di diamante dell'apparato tecnologico
al servizio del progetto ArcheoMar e'
la nave oceanografica Minibex, che ospita
il sommergibile tascabile Remora, capace
di isolare in una cabina tecnologica
sul fondo del mare uno studioso, oltre
al pilota, con un'autonomia di 10 ore
e dotato di un mini-robot filoguidato
che rimanda al monitor dell'unita' di
appoggio, immagini in diretta dal fondo
del mare. Della flotta a disposizione
del Ministero fanno parte anche altre
due navi, la Janis e la Copernaut. Per
rendere immediatamente utilizzabili i
dati risultanti dalla ricerca, e' previsto
il loro inserimento all'interno di un
sistema Gis (Sistema Informativo Geografico),
che consentira' di integrare le funzioni
di analisi statistica, con i vantaggi
della visualizzazione e dell'analisi
geografica forniti dagli strumenti di
disegno cartografico.
La fase di rilevamenti e prospezioni dirette
in mare e' strettamente legata alla successiva
interpretazione e restituzione dei dati.
Tutti i siti individuati sono posizionati
con precisione grazie al rilevamento satellitare
eseguito con il sistema Gps.
Le aree individuate vengono poi scandagliate
con un side scan sonar, che permette di rilevare
la reale estensione dell'oggetto sommerso.
Al sonar e' abbinato un magnetometro per
rilevare la presenza di metalli. Dove possibile,
il sito viene indagato anche sott'acqua,
per realizzare un'adeguata documentazione
fotografica e video. |
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Il
sottomarino in azione |
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La
storia |
Il
progetto ArcheoMar non e' stato ancora
portato a compimento, ma un primo bilancio
mostra gia' risultati positivi. In tutto,
durante le indagini sui fondali del Mediterraneo,
sono stati individuati 58 relitti sommersi,
con un orizzonte cronologico che spazia
dai vettori commerciali romani, carichi
di anfore da trasporto, alle navi medioevali,
fino ai reperti della prima guerra mondiale.
Ad esempio, a largo delle isole Tremiti,
in Puglia, e' stato individuato un galeone
veneziano del '500. I fondali piu' 'generosi',
pero', si sono dimostrati quelli campani.
Tre relitti di epoca romana, databili in
un periodo dal primo al quarto secolo dopo
Cristo, sono stati scoperti nelle acque di
Capri.
Il primo ritrovamento consiste in un carico
di anfore tripolitane del primo secolo dopo
Cristo, trovate su un fondale sabbioso ad
una profondita' di 92 metri.
Il secondo giacimento si eleva dal fondale
per oltre 3 metri a 128 metri di profondita',
ed e' composto da almeno cinque tipologie
di anfore differenti, impiegate per il trasporto
e il commercio della frutta. La terza scoperta,
avvenuta a Ferragosto dello scorso anno,
ha permesso di portare alla luce tre anfore
provenienti dalle coste tunisine, che contenevano
una salsa a base di pesce, il 'Garum', utilizzata
come condimento e salatura per i cibi. Queste
ultime sono databili al quarto secolo dopo
Cristo. |
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Operazioni
di rilevo subacqueo |
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