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'Clessidra ambientale' per carne, impatto ambiente come frutta

Da Rapporto su sostenibilità carni nuovo approccio su misura C02

22 ottobre, 19:42
La Clessidra Ambientale di Assica, Assocarni e Unitaria ad ExpoGate La Clessidra Ambientale di Assica, Assocarni e Unitaria ad ExpoGate

MILANO - Mangiare carne "in giusta quantità non comporta un aumento significativo dell'impatto ambientale": è quanto emerge dal rapporto 'La sostenibilità delle carni in Italia' promosso da Assica, Assocarni e UnaItalia, le tre principali associazioni di categoria che riuniscono i produttori delle filiere di carne italiana bovina, suina e avicola, presentato oggi all'Expo Gate di Milano.

Il rapporto propone un nuovo approccio, quello della 'Clessidra ambientale', per misurare le emissioni di CO2 della carne e l'impatto ambientale di questo alimento, il cosiddetto 'carbon footprint'. Dai dati emerge che in un modello alimentare corretto l'impatto delle emissioni di anidride carbonica delle proteine è pari a 7,5 kg di CO2 equivalente (14 porzioni settimanali), un valore in linea con quello di ortaggi e frutta che arriva a 6,7 kg di CO2 equivalente (35 porzioni settimanali).

Con il metodo della 'Clessidra ambientale' l'impatto in termini di CO2 della filiera delle carni non viene valutato in termini assoluti ma sulla base della quantità realmente consumata nell'ambito di una dieta corretta, secondo le linee guida nutrizionali del Cra-Nut, centro di ricerca per alimenti e nutrizione.

Dall'analisi dei consumi reali di carne nel nostro Paese emerge che gli italiani ne mangiano mediamente circa 85 grammi al giorno.

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