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Fao: 2 miliardi mangiano insetti,essenziali per sfamare mondo

Coleotteri i piu' diffusi a tavola, frutti foreste in dieta 1 miliardo

13 maggio, 18:49
Studio di farfalle e altri insetti di Jan van Kessel il Vecchio Studio di farfalle e altri insetti di Jan van Kessel il Vecchio

  - Uno studio della Fao stima che gli insetti fanno parte delle diete tradizionali di almeno due miliardi di persone. Per combattere la fame nel mondo grilli e formiche sono quindi ''essenziali'', cosi' come lo sono il patrimonio boschivo e le foreste.

Un patrimonio naturale che dovrebbe tuttavia essere ''meglio integrato con le politiche di sicurezza alimentare e uso del suolo''. Lo ha detto oggi il direttore generale della Fao, Jose' Graziano da Silva, nella Conferenza internazionale sulle foreste per la sicurezza alimentare e la nutrizione, in programma a Roma fino al 15 maggio. Secondo una ricerca recentemente condotta dalla Fao in collaborazione con l'Università di Wageningen, nei Paesi Bassi, oltre 1.900 specie di insetti sono consumate dagli uomini di tutto il mondo. A livello globale i principali insetti mangiati sono coleotteri (31%), bruchi (18%), api, vespe e formiche (14%), cavallette e grilli (13%). ''La coltivazione e l'allevamento degli insetti e' in grado di creare posti di lavoro e reddito per il momento soprattutto a livello locale, ma anche potenzialmente su scala industriale'', evidenzia la ricerca.

Inoltre ''le foreste contribuiscono al sostentamento di oltre un miliardo di persone, compresi i piu' poveri'', ha sottolineato il direttore della Fao. In particolare, le foreste sono ''una fonte di cibo, di energia per cucinare, di foraggi per il bestiame e di reddito per acquistare cibo", ha detto Graziano da Silva, nel sottolineare come anche gli insetti siano spesso le principali fonti di proteine per le popolazioni nelle zone rurali e marginali, mentre foglie, semi, funghi, miele e frutta forniscono vitamine e minerali in grado di garantire una dieta nutriente.

Ciononostante, ha rilevato ''le foreste e i frutti selvatici sono raramente presi in considerazione nell'elaborazione delle politiche in materia di sicurezza alimentare e di uso del territorio''.

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