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Alimentare batte crisi, ma per italiani non è finita

Obiettivo 50 mld export entro 2020, pesano sanzioni Russia

11 giugno, 10:34
Alimentare batte crisi, ma per italiani non è finita Alimentare batte crisi, ma per italiani non è finita

di Alfonso Neri

MILANO - Il settore alimentare si è salvato dalla crisi, ma per la maggioranza degli italiani il periodo di recessione non è finito anche se in genere sembra che si conviva senza troppi problemi con la 'razionalizzazione' del carrello della spesa. Emerge dall'assemblea di Federalimentare, l'associazione aderente a Confindustria che rappresenta le 58 mila imprese del settore, tenuta all'Expo con la partecipazione del presidente del Consiglio Matteo Renzi. Dal 2007 la produzione dell'industria alimentare ha perso 3 punti percentuali, a fronte dei 24 ceduti dall'industria italiana nel suo complesso.

E l'export del food & beverage è cresciuto del 49,5% contro il 9,9% di tutto il manifatturiero. Anche i livelli occupazionali hanno tenuto, registrando un calo di 'solo' 20mila unità, mentre il Paese ha perso un totale di 927mila posti di lavoro. L'obiettivo è quello di arrivare entro la fine del decennio a toccare quota 50 miliardi di export (contro i 29 stimati per quest'anno), con un aumento degli occupati diretti ed indiretti di circa 100.000 unità. Ma non si può trascurare il mercato interno, dove la crisi di questi anni ha determinato una frenata dei consumi alimentari senza precedenti (-14 punti tra il 2007 e il 2013, cui ha fatto seguito una tenuta nel 2014). Il primo quadrimestre del 2015 mostra che la ripresa dei consumi alimentari non è uniforme: l'aumento medio dello 0,3% nasconde una forbice fra il +1,2% del nord-ovest e il -1,3% dell'Italia meridionale e insulare.

E uno studio Doxa/Federalimentare dice che gli italiani alla ripresa non credono ancora del tutto: per 6 su 10 il timore è che la situazione non cambi nei prossimi mesi. Secondo la ricerca i cambiamenti in corso saranno strutturali e non contingenti, tanto che 7 italiani su 10 dichiarano che, anche se avessero un budget illimitato, cambierebbero poco o nulla della loro alimentazione, visto che comunque sarebbero soddisfatti di come mangiano oggi. Ma un vero problema per il settore sono le sanzioni alla Russia: in meno di un anno sono 'costate' alle aziende alimentari italiane circa 165 milioni.

"Nel primo bimestre le esportazioni alimentari italiane si sono dimezzate (-46,3%): colpiti soprattutto il comparto delle carni preparate (-83%) e il lattiero-caseario, che si è praticamente azzerato (-97%)", spiega il presidente di Federalimentare, Luigi Scordamaglia.

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