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Fao, da Silva confermato al vertice

Mattarella, disuguaglianze aprono fratture sociali

07 giugno, 13:40
Fao, da Silva confermato al vertice Fao, da Silva confermato al vertice

di Alessandra Moneti
La lotta alla fame e alla malnutrizione nel mondo ha il suo ottavo condottiero: l'agronomo brasiliano Josè Graziano da Silva è stato confermato direttore generale della Fao, alla 39/a Conferenza dell'Organizzazione della Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura. Un appuntamento biennale dei 197 Paesi membri volto a definire cariche, budget e agenda politica che, come non mai, ha mostrato l'urgenza e la priorità di politiche di stato e sociali per uno sviluppo equo nei quattro angoli del pianeta.

A dare la carica, nella prima giornata di lavori in programma a Roma fino al 13 giugno, l'ex presidente del Brasile Inácio Lula da Silva: 'Fame e povertà si possono vincere, e il Brasile lo ha dimostrato'' ha detto ricordando che, la lotta alla fame e alla povertà estrema fu scelta come una priorità nelle politiche di stato, e che al programma ''Fame zero' sono state destinate risorse pubbliche col risultato di sollevare dall'indigenza più nera 28 milioni di brasiliani, molti del quali hanno poi trovato lavoro dimostrando che l'investimento non era a perdere. Oggi, ha sottolineato Lula, meno del 5% delle persone affamate soffre la fame, rispetto al 20% all'inizio del suo mandato.

Una priorità, quella dello sviluppo equo, sottolineata con forza da Sergio Mattarella, presidente della Repubblica italiana, Paese sede Fao, che ha aperto i lavori. ''Disuguaglianze ed esclusioni aprono fratture sociali e deprimono le potenzialità di sviluppo. Colpiscono, in particolar modo, proprio la sostenibilità dello sviluppo" che "è la nuova frontiera dell'innovazione sulla base di una maggiore equità sociale, territoriale e generazionale". Ricordando che "nel 1990 il numero degli affamati superava il miliardo di essere umani e che oggi, nonostante l'incremento della popolazione, è diminuito in misura rilevante", Mattarella ha avvertito che "la strada da percorrere rimane lunga. Non possiamo dimenticare che 800 milioni di persone, inclusi 160 milioni di bambini minori di cinque anni, vivono ancora nella disperazione non avendo il cibo per nutrirsi. Tuttavia, sconfiggere la povertà e la malnutrizione è possibile. Difficile ma possibile. L'umanità non può rinunciare a questo traguardo. Non ci sarà mai vera pace se permarranno queste disparità. Le nazioni devono far prevalere la solidarietà sull'egoismo'' è l'appello del presidente.

Anche Michelle Bachelet, presidente del Cile, ha rimarcato il bisogno di promuovere sistemi alimentari efficienti e inclusivi, esortando i governi a contrastare le recenti richieste di protezionismo sui mercati internazionali delle derrate alimentari, e a espandere i loro programmi anti-fame per affrontare nuovi problemi nutrizionali come l'obesità. Riflettendo sui successi ottenuti dall'America Latina nel ridurre la fame nell'ultimo decennio, ha rilevato l'importanza dell'uguaglianza di genere: "Le donne hanno le chiavi per la sicurezza alimentare" ha concluso, ribadendo la necessità di rafforzare il potere delle donne nelle aree rurali e delle comunità indigene.

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