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Colorfood, chef uniti nel nome dell'arte

Da Tel Aviv a Vallefredda sotto l'obiettivo di Dan Lev

24 marzo, 15:55
Colorfood:  Bonetta dell'Oglio Colorfood: Bonetta dell'Oglio

LABICO (ROMA) - Cibo e arte, uniti dal progetto artistico 'Colorfood' a cura del food photographer israeliano Dan Lev con il Creativity Lab ICPO. In scena alcuni tra i migliori chef d'Italia che hanno messo le loro creazioni al servizio dell'obiettivo di Lev in previsione di una mostra che farà parte del padiglione israeliano a Expo 2015. "L'idea principale di questo progetto - dice Dan Lev - è prendere un colore e mostrarlo al di là del piatto. Per gli chef italiani un punto di partenza importante per la creazione dei loro piatti non è stato solo il colore ma anche il loro luogo d'origine; quindi hanno tratto ispirazione dagli ingredienti stagionali del posto, e poi anche i loro ricordi, la famiglie d'origine, tutto ciò che li potesse far sentire davvero artisti". Presso l'Antonello Colonna Resort & Spa a Vallefredda di Labico (Roma) si sono dati appuntamento Francesco Apreda, Cristina Bowerman, Francesca Castigliani, Antonello Colonna, Bonetta dell'Oglio, Luigi Taglienti, per dimostrare come il colore possa essere una grande fonte d'ispirazione per uno chef e come il cibo si possa abbinare creativamente a quadri e fotografie, sempre mediato dalle emozioni.

"Il titolo della mia opera culinaria è 'Liberi tutti' - dice Antonello Colonna, che si è lasciato ispirare dal colore rosso e dalla foto del volto di una donna ricoperto da una bistecca - fondamentalmente perché secondo me il cibo è una scelta; per alcuni ha una sua religiosità, per altri è un atto politico, per altri ancora è un oggetto goliardico, ma tutti possono avvalersi di ciò che la natura ci offre". Bonetta dell'Oglio ha scelto il colore verde e per il titolo dell'opera si è lasciata ispirare direttamente dal suo nome, 'Bon Etna': aiutata da pasta di mandorle, canditi, pistacchi e ricotta, ha riprodotto il vulcano della sua terra, la Sicilia. Francesca Castignani, pasticcera di Tarquinia, ha scelto il giallo, il colore della luce di una finestra che illumina la facciata di un palazzo nella notte. L'eleganza e il dualismo del bianco e nero per Luigi Taglienti, chef al Ristorante Trussardi alla Scala, che per la sua opera non ha usato piatti ma direttamente la superficie del tavolo: "Il titolo del mio lavoro è 'materia' e ho utilizzato bianco e nero di seppia; è l'unione tra il prodotto, la mano e il pensiero di un cuoco, l'armonia e l'equilibrio dei contrasti".

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