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Da Fao e Ue una piattaforma on line per comunità pastori

Da Masai a Sherpa, porteranno loro istanze in dibattito globale

28 aprile, 19:49

(ANSA) - ROMA, 28 APR - La Fao, insieme all'Unione europea, alla Germania e ad altri partner lancia "Il Pastoralist Knowledge Hub", piattaforma on line che consentirà agli allevatori di bestiame non stanziali "di connettersi, di incontrarsi e discutere temi quali possibili innovazioni agricole o normative sull'utilizzo della terra e di trovare soluzioni condivise a problemi comuni". Lo rende noto un comunicato Fao. "I pastori sono in grado di produrre cibo dove non può esserci terra coltivata. Eppure, i loro problemi trovano poco ascolto nella comunità internazionale", afferma Helena Semedo, vice direttrice generale della Fao. "Questa iniziativa è una piattaforma importante per aiutarli a far sentire la propria voce - prosegue Semedo - condividere conoscenze e influire sul dibattito politico". Questo centro di conoscenze - informa la Fao - offre anche un database delle ricerche sulla pastorizia, contatti per una rete mondiale di rappresentanti pastorali, forum di discussione e istituzioni di partenariato. Include inoltre un meccanismo che consente alle comunità pastorali di selezionare e nominare propri rappresentanti ai forum globali, come ad esempio il Comitato sulla sicurezza alimentare mondiale. Da adesso sino all'ottobre 2015 - prosegue la Fao - si terranno sette incontri regionali con le reti di pastori per dare forma a questa iniziativa. Le centinaia di milioni di pastori che gestiscono i pascoli del mondo fanno affidamento su un ricco patrimonio di conoscenze tradizionali per sopravvivere in alcuni degli ambienti più difficili del pianeta - sottolinea la Fao -. Rimangono importanti produttori di bestiame, carne, latte, lana e cuoio e in molti paesi producono più della metà del Pil agricolo. Il pascolo di bestiame fornisce anche preziosi vantaggi per gli ecosistemi, come aiutare a riciclare piante in terreno fertile e controllare la crescita di arbusti selvatici ed erbacce. Tra le più note società pastorali vi sono i beduini del Nord Africa e della penisola Arabica, i Masai in Africa orientale, i Navajo in Nord America, gli Sherpa in Nepal, e i Sami in Scandinavia. Nonostante la loro importanza per la produzione alimentare e per gli ecosistemi - osserva la Fao - i pastori sono stati tradizionalmente emarginati nel processo decisionale su questioni come la riduzione dei pascoli e l'interruzione dei loro percorsi di mobilità che influenzano negativamente la loro vita e i loro mezzi di sussistenza. Hanno spesso dovuto subire tentativi di modificare i loro stili di vita nomade e spesso è per loro difficile avere accesso ai servizi sanitari e a quelli scolastici. Le popolazioni pastorali sono inoltre ancora poco rappresentate nei processi decisionali nelle istituzioni ad alto livello come le Nazioni Unite o nei loro governi nazionali. La piattaforma riunisce istituzioni partner tra cui l'Unione africana, l'Unione europea, il Fondo Internazionale per lo sviluppo agricolo, l'Unione Internazionale per la Conservazione della Natura, il Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente, la Banca Mondiale, organizzazioni non governative e organizzazioni di pastori. Queste organizzazioni possono condividere il lavoro e le risorse sulla pastorizia e consultarsi attivamente tramite i network pastorali. "Questa nuova piattaforma mira a riunire tutti i gruppi e le organizzazioni per far conoscere i problemi della pastorizia alla comunità internazionale", commenta Lalji Desai, segretario generale dell'Alleanza mondiale dei Popoli indigeni nomadi. Il ministero tedesco per l'Alimentazione e l'Agricoltura ha contribuito con 1,7 milioni di dollari per avviare il progetto.(ANSA).

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