Apple: Cook, paghiamo tasse, accuse solo politica

Fisco Usa è per era industriale. Difende criptaggio iPhone

Apple paga le tasse, ogni centesimo. ''Siamo l'azienda che paga di più in questo paese di chiunque altro''. Tim Cook difende Cupertino e punta il dito contro gli Stati Uniti nella disputa che vede Apple criticata per evadere le imposte americane con i miliardi di liquidità parcheggiati offshore. E difende Apple anche dalle accuse mosse dalle autorità americane per il sistema di criptaggio dell'iPhone che limita la capacita' di rintracciare i terroristi.

La privacy dei clienti va protetta: "siamo negli Usa non ci dovrebbe essere uno scontro fra privacy e sicurezza nazionale". "Sull'iPhone ci sono informazioni sulla salute, informazioni finanziarie, conversazioni private e anche informazioni di lavoro. Dobbiamo essere in grado di proteggerle. E l'unico modo che c'è è criptarle" afferma Cook. Nel corso di un'intervista a 60' Minutes di Charlie Rose, Cook si smarca anche da una domanda sul futuro di Apple nell'industria auto. "Una delle cose di Apple è che probabilmente abbiamo più segreti della Cia".

Cook difende Cupertino dall'accusa di aver evitato di pagare 9 miliardi di dollari di tasse negli Usa nel 2012. E la sua politica di bilancio, criticando il fisco americano, che è obsoleto. "E' stato creato per l'era industriale, non per quella digitale. E questo è un male per l'America. Doveva essere rivisto molti anni fa" afferma Cook, sottolineando che le critiche mosse sui 180 miliardi di dollari all'estero di Apple sono solo 'politiche'. "Mi piacerebbe rimpatriarli" ma con l'attuale imposizione fiscale non ha senso. "Costerebbe il 40% in tasse rimpatriarli. E non è una cosa ragionevole da fare".

L'intervista, durante la quale Cook ha guidato Rose nel nuovo campus in costruzione di Apple che costa secondo indiscrezioni 5 miliardi di dollari, arriva in un momento di difficolta' per Apple. I titoli hanno perso il 13% negli ultimi sei mesi con i timori per le vendite di iPhone e iWatch.

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