Timori per vendite iPhone, Apple nomina primo coo era Cook

Promozione alimenta rumors successione

NEW YORK - Apple nomina il primo chief operating officer dell'era Tim Cook. E subito gli analisti parlano di piano di successione. L'arrivo di Jeff Williams al ruolo ricoperto fino al 2011 da Tim Cook, prima che diventasse amministratore delegato, arriva fra i timori degli osservatori sulle vendite di iPhone e sulla sostenibilita' della crescita Apple. Il cambio ai vertici non sostiene il titolo Apple, che perde in Borsa il 2,10%, continuando il calo che l'ha vista perdere il 13% negli ultimi sei mesi.

Williams e' approdato ad Apple nel 1998 ed e' responsabile della catena di produzione e dello sviluppo dell'iPhone. E' conosciuto come il 'Tim Cook di Tim Cook', in riferimento al ruolo che Cook aveva per Steve Jobs prima della sua morte. Con la sua promozione viene ricoperto un ruolo vacante dal 2011, dalla nomina di Cook ad amministratore delegato. Proprio questo spinge molti analisti a ipotizzare un possibile piano di successione, con Williams visto in pole position dopo Cook. E a nulla valgono gli inviti di Apple a non leggere troppo nella nomina. Secondo altri osservatori la nomina riconosce la forza della divisione guidata da Williams, che produce il chip A9 usato negli ultimi modelli di iPhone.

Il cambio ai vertici arriva in un momento cruciale per Apple, 'gelata' dalle banche con report negativi sull'iPhone e con Samsung che ha presentato appello alla Corte Suprema americana nella 'guerra dei brevetti'. L'analista di Morgan Stanley, Katy Huberty, stima il primo calo di vendite di iPhone nella storia, con una contrazione nell'esercizio fiscale 2016 del 5,7%. Solo sette settimane fa, Huberty ha alzato la sua valutazione su Apple inserendola nella lista 'Best Idea' di Morgan Stanley. Huberty prevede invece ora una contrazione delle vendite di iPhone del 5,7% nell'anno fiscale 2016 a fronte del +6,8% stimato in precedenza. In linea con le stime Morgan Stanley ha tagliato anche il prezzo di riferimento di Apple del 12% a 143 dollari per azione. Scettica anche JPMorgan, che intravede ''segnali di debolezza iniziale'' nella catena di produzione dell'iPhone 6S.

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