Nyt, sistema sblocco iPhone fornito a Fbi da hacker

Guardian, metodo sta funzionando, accesso a dispositivi protetti

L'Fbi avrebbe trovato un modo per sbloccare il killer dell'iPhone di San Bernardino, a fornirlo sarebbero un hacker o una organizzazione che ha scoperto una vulnerabilità nel sistema operativo di Cupertino. Lo ipotizza il New York Times riportando l'opinione di alcuni esperti di sicurezza informatica. Secondo la testata, la soluzione sarebbe stata fornita all'Fbi perché Apple a differenza degli altri big della tecnologia come Google e Microsoft non offre ricompense a chi scopre falle di sicurezza nei suoi prodotti. Il Dipartimento di Giustizia, che lunedì scorso ha chiesto il posticipo della prima udienza in tribunale sul caso dell'iPhone di Syed Rizwan Farook, non ha specificato chi abbia fornito il metodo per sbloccare il dispositivo, né se sia stato pagato.

Intanto il pioniere della cyber-sicurezza John McAfee dice di essere a conoscenza di chi e' stato. "Tim Cook e Apple non saranno felici della soluzione che l'Fbi ha messo a punto, ve lo assicuro - ha detto - poiche' e' una chiave universale".

Secondo alcune fonti citate dai media, chi ha aiutato il Bureau ad accedere ai dati dell'iPhone sarebbe la Cellebrite, una societa' israeliana tra i leader mondiali del settore, che ha lavorato con le agenzie di intelligence e con la Difesa per molti anni. E già dal 2013 ha fornito all'Fbi tecnologia di decrittazione

L'Fbi ha tempo fino al 5 aprile per testare il sistema e, secondo quanto riportato dal Guardian, i test finora condotti su altri iPhone hanno consentito l'accesso agli smartphone protetti da password.

Il metodo, che sembra dunque funzionare, è stato creato da una "fonte esterna" che ha deciso di fornirlo alle autorità Usa e non ad Apple, da cui non avrebbe ricevuto un pagamento.

Contrariamente a quanto fanno Google, Microsoft, Facebook, Twitter e molti altri colossi del settore, la casa di Cupertino infatti non ha un programma di ricompense per hacker etici ed esperti di sicurezza che scoprono vulnerabilità nei suoi sistemi. Ad esempio, Google dal 2010 ad oggi ha pagato 6 milioni di dollari di ricompense, un sistema ora abbracciato anche da Uber, che ha appena iniziato ad offrire fino a 10mila dollari a chi scova falle.

"Se Apple vuole continuare ad essere competitiva nel mondo moderno, deve modernizzare il suo approccio", ha detto al Nyt Katie Moussouris, manager di HackerOne, la piattaforma che aziende come Yahoo, Dropbox e Uber usano per gestire i propri programmi di ricompensa.
   

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