Soro, proteggere la vita digitale dei figli

La tutela dei dati è un baluardo all'ingenuità degli utenti

Per insegnare a proteggere la propria vita digitale, "alle nuove generazioni serve l'educazione digitale a scuola in parallelo all'educazione civica. Poi un'alleanza forte scuola-famiglia, perché quella digitale è una nuova dimensione della vita". Lo afferma Antonello Soro, a capo dell'Autorità garante per la protezione dei dati personali, in un'intervista a Qn in cui sottolinea: "L'identità digitale dei figli va protetta. Non si può mettere uno smartphone in mano a un bambino senza spiegargli quali porte gli apre e a quali rischi lo espone".

"La narrazione prevalente tende a considerare la privacy un privilegio quasi anacronistico nell'era della massima compenetrazione tra uomo e tecnologia. Invece la protezione dei nostri dati e della nostra identità digitale è il necessario baluardo all'invasività dei nuovi strumenti e soprattutto all'ingenuità dei consumatori", osserva Soro.

Gli assistenti vocali come Siri di Apple, Alexa di Amazon e Google Assistant "rappresentano uno dei temi di maggior impegno rispetto ai rischi esistenti. Uno su tutti: regalare la propria vita, minuto per minuto, ai detentori dei brevetti", prosegue il Garante. "Chissà dove finirà la notizia che un componente della famiglia scopre una grave malattia. A un data center che magari non saprà captarla? O piuttosto a una compagnia di assicurazione che profilerà in peggio il cliente chiedendo premi più alti o, in prospettiva, rifiutando la polizza?".

I rischi sono anche in ambito sanitario: "Se il fascicolo sanitario elettronico non sarà adeguatamente protetto, risulterà vulnerabile", evidenzia Soro. "E se fosse vulnerabile diventerebbe accessibile ai ricettatori di dati o ai manipolatori. Perché se un hacker modifica il mio gruppo sanguigno da zero positivo a zero negativo, al primo ricovero io muoio".
   

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