Cyberbullismo, arriva reato e sequestro dello smartphone

Emendamenti al ddl sul tema approdato a Senato

Il cyberbullismo potrebbe presto diventare un reato specifico, con pene da sei mesi a cinque anni di carcere, se commesso da un maggiorenne, mentre potrebbe condurre al sequestro dello smartphone del "bullo" se questi è un minore. E' quanto prevedono alcuni emendamenti della presidente della Commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti, sottoscritti da tutto il gruppo Dem della stessa commissione, al ddl sul cyberbullismo giunto dal Senato.

Il testo approvato da Palazzo Madama comprende misure di prevenzione di questo fenomeno, mentre in commissione Giustizia si vogliono introdurre anche misure di contrasto e repressione.

Dalle audizioni è emerso il fenomeno del bullismo e del cyberbulismo da parte di maggiorenni, tra i 18 e i 20-21 anni, a danno dei minori o di coetanei. Quando i comportamenti vessatori vengono effettuati con i social o con mezzi informatici scatta appunto il cyberbullismo. Qui gli emendamenti distinguono a seconda dell'età dell'autore di questi comportamenti e della vittima.

Se il cyber-bullo è un minore l'intervento punitivo viene graduato fino all'ammonimento da parte del Questore, fino al sequestro del "dispositivo", vale a dire del computer, tablet o smartphone usato dal cyber-bullo, anche se esso "appartiene a terzi", per esempio ai genitori. Quando questi comportamenti sono compiuti da maggiorenni puo' scattare il reato penale "punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni".
   

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