Hacker minacciano attacchi a cinema per The Interview

"Ricordatevi dell'11 settembre". Governo, non ci risultano piani

Continua la guerra degli hacker contro la Sony. Dopo i "furti" informatici dei giorni scorsi ora il gruppo i 'Guardiani della pace', ha minacciato di lanciare attacchi contro i cinema che dal giorno di Natale proietteranno 'The Interview', spingendosi fino ad evocare l'11 settembre. Il film della Sony racconta di un fantomatico attentato al dittatore nordcoreano Kim Jong-un a opera di un vanesio anchor-man della tv americana.

Il Dipartimento della Homeland Security sta ancora esaminando il contenuto del messaggio, ma ha fatto sapere che al momento non c'e' nessuna indicazione che ci sia un complotto contro le sale cinematografiche americane. I due attori protagonisti del film, James Franco e Seth Rogen, hanno annullato gli appuntamenti con la stampa a seguito delle minacce. "Il mondo sara' pieno di paura", e' uno dei messaggi degli hacker, riferiscono i media americani.

"Ricordatevi l'11 settembre del 2001. Vi consigliamo di tenervi a distanza da quei posti (se la vostra casa e' nelle vicinanze, e' meglio che ve ne andiate. Qualsiasi cosa capiti nei prossimi giorni e' solo colpa della cupidigia della Sony Pictures Entertainment", scrivono ancora gli hacker nei messaggi spediti a Hollywood Reporter e Variety. Gli hacker sarebbero gli stessi che hanno attaccato il sistema informatico della Sony a fine novembre, rubando email private e divulgandone il contenuto.

Fra questi alcune email che la co-presidentessa di Sony Pictures Entertainment Amy Pascal e il produttore Scott Rudin si erano scambiati. Scalpore avevano fatto alcuni commenti razzisti rivolti al presidente Barack Obama. In altre email la Pascal aveva preso di mira Angelina Jolie definendola una mocciosa senza talento. In entrambi i casi sia Pascal che Rudin si sono scusati. In molti sospettano che dietro l'attacco al sistema informatico ci sia la Corea del Nord a causa della trama del film 'The interview' che deride il leader, e che ha fatto infuriare il regime, ma il Paese ha sempre negato ogni coinvolgimento sostenendo pero' che l'attacco era "un atto giusto". 

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