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InstaRenzi, o del bottocerchismo

Matteo Renzi è, tra gli uomini politici attuali, uno degli antesignani dell’utilizzo seriale, scientifico e sapiente dei mezzi di comunicazione. Da anni diffonde la E-news del lunedì, da molti ribattezzata “la E-news del sorriso” per via della formula di saluto finale (“un sorriso, Matteo”).

Col tempo, la sua attività di comunicazione si è affermata anche sui social. E si è affermata innanzitutto partendo da Twitter, la cui brevità risulta ottimamente funzionale alla sua capacità di fare dichiarazioni-spot, di digitare in 280 caratteri (prima 140) quelle frasi che lasciano il segno. Vorremmo banalmente ricordare il celeberrimo “Enrico stai sereno”, ma dobbiamo passare ad altro.

La naturale ed evidente propensione di Renzi alla comunicazione ha fatto di lui il successore - altrettanto naturale ed evidente - di Berlusconi. Il pioniere di una nuova era, l’era digitale, che si metteva alle spalle quella del tubo catodico. Anche se va detto che il capo di Italia Viva, uno che punta sempre a non farsi mancare niente, risulta dominante pure nella stessa televisione (chiedere a Matteo Salvini per credere).

Per un’analisi del profilo Instagram dell’ex (segretario del) Pd, bisogna legarsi al confronto di tre settimane fa nella Terza Camera di Bruno Vespa.

Ve lo ricordate quello che si dicevano i due? Per Salvini, Renzi era - ironicamente, va senza dire - il “genio incompreso”. Da par suo, Renzi adottava lo stesso metro del famoso streaming con Beppe Grillo. “Non è Instagram, Salvini!” era la versione riveduta e corretta di “Esci da questo blog, Beppe!”.

Una frase, quella di Renzi da Vespa, che cela un mondo. Una sorta di antifrasi, in cui il significato è opposto a quello che si vuol restituire. Nasconde, cioè, l’importanza che per lui rivestono i social, e Instagram nella fattispecie.

Un concetto confermato dai dati relativi agli investimenti che lo stesso Renzi ha fatto su Facebook nelle settimane precedenti alla scissione dal Pd (a questo link puoi leggere un’analisi su questo aspetto).

In tanti vedono l’ex presidente del Consiglio come il paladino della democristianità 4.0. Proviamo a leggere il suo profilo in quest’ottica, e troviamo che il pilastro principale è la trasversalità. O, per continuare a sfogliare il simpatico vocabolario della Prima Repubblica, il bottocerchismo.

Volendo escludere le immancabili immagini con bimbi e nonnine, scorriamo il feed di Renzi e troviamo un bel po’ di elementi di interesse.

  • No al razzismo, con qualche immagine di Liliana Segre e qualche altra su Balotelli.
  • Sì agli sbarchi degli immigrati dalle navi delle Ong.
  • Sì all’ironia, con Salvini che se vuole trovare un colpevole su Ilva “deve farsi un selfie”, e all’autoironia, con il video di Fiorello che dice di essere “il Matteo Renzi della Rai”.
  • No alle tasse, con tanta Leopolda e la rivendicazione della cancellazione dei balzelli sulle auto aziendali.
  • Sì alla celebrazione dei talenti italiani, con la conferma di Fabiola Gianotti alla guida del CERN.
  • Sì all’europeismo, con la deposizione di un mazzo di fiori sulla tomba di Altiero Spinelli.
  • Sì al garantismo, con un post dedicato a Maurizio Lupi e alla sua assoluzione.

Per restare in linea con i tratti caratteriali contestati al personaggio, non mancano elementi di autoesaltazione, con immagini in compagnia di leader europei e mondiali o di duri allenamenti in vista della Maratona di New York.

Tutto ciò per sottolineare come, nello spirito della nascita di Italia Viva, Renzi cerchi evidentemente di pescare in pubblici di differente estrazione e orientamento. Lo dice lui stesso nel post di lancio del suo nuovo soggetto: “C’è uno spazio enorme per fare politica in modo diverso”. Sarà anche uno spazio enorme, ma devi saper mantenerti in equilibrio.

Temi come l’antirazzismo e gli sbarchi hanno maggiore eco in un elettorato mancinotendente, mentre il mirino si sposta più al centro, e sconfina nel pubblico forzista, quando parla con veemenza di calo delle tasse o fa ricorso all’ironia (cui il fondatore di Forza Italia attinge a piene mani per la sua comunicazione).

In chiusura, due curiosità, che poi sono qualcosa di più che curiosità.

La prima: già in alcune immagini di fine maggio, la scelta grafica del colore era l’arancione di oggi.

La seconda: risale proprio alla fine di maggio l’ultimo post in cui sia individuabile un logo del Pd. Dopo, il nulla. Anzi, lo Scisma.

Dom. Bon.

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