Mondiali: 11 luglio 1982, con l'Italia di Bearzot il sogno diventa realtà

Gli azzurri diventano campioni del mondo. Paolo Rossi, dopo 35 anni sono ancora al Bernabeu

L'11 luglio 1982, 35 anni fa, la nazionale italiana guidata da Bearzot vince a Madrid il campionato del mondo (GUARDA LA FOTOGALLERY) di calcio battendo la Germania 3-1: il sogno diventa realtà.

Il ricordo di Paolo Rossi: 'Dopo 35 anni sono ancora al Bernabeu' -  L'11 luglio saranno passati 35 anni dal giorno in cui l'Italia allenata da Enzo Bearzot divenne campione del mondo in Spagna ma per Paolo Rossi "è come se fosse ieri". "Sì, mentalmente sono ancora al Sarrià e al Bernabeu. Quelle emozioni non svaniscono e anzi si rafforzano nonostante il tempo. In me e nella gente che incontro" ha detto ripercorrendo con l'ANSA quei giorni. Che hanno un momento più speciale degli altri, il primo dei tre gol segnati al Brasile di Zico, Socrates e Falcao che sembrava invincibile. "Quella rete - ha detto Pablito - mi ha salvato, mi ha aperto la testa. Fino a quel momento per me era stato tutto in salita ma poi è arrivato quel cross di Antonio (Cabrini - ndr), una pennellata e io in mezzo a due difensori che sono riuscito a incrociare di testa e a spiazzare il portiere. Un gol 'da computer' che mi ha tolto tutto il peso, è stata una liberazione". "Fino all'inizio del secondo girone di quel mondiale - ha ricordato ancora Paolo Rossi - la nostra nazionale era bistrattata e attaccata dalla critica. Dovevamo affrontare l'Argentina campione del mondo con Diego Armando Maradona e la gente ci diceva 'che ci andate a fare?'. Quella vittoria per 2-1 ci rese invece consapevoli della nostra forza, che potevamo lottare con tutti. Quello del 1982 era un gruppo straordinario, unito e coeso proprio come lo voleva Bearzot. Raggiungemmo la vittoria tutti insieme, i 22 giocatori della rosa e tutti quelli che erano intorno a noi. Passammo insieme 50 giorni e dopo avere acquisito consapevolezza eravamo un treno in corsa che nulla poteva fermare".

Così dopo il primo gol al Brasile ne arrivarono altri due alla selecao per il 3-2 finale, la doppietta alla Polonia ("passata quasi come una cosa normale ma quella era una squadra fisica e difficile da battere" ha sottolineato ancora Rossi) e l'1-0 che sbloccò la finale del Bernabeu con la Germania. "Ma in quei momenti - ha spiegato ancora Pablito - non hai tempo di pensare a quello che sta succedendo. Ti concentri solo sulla gara successiva e sull'unico obiettivo finale possibile, la vittoria". "Emozioni che sono riuscito ad assaporare a fondo - ha raccontato ancora il capocannoniere di quel mondiale - solo dopo la fine della partita con la Germania quando eravamo ufficialmente campioni del mondo. Tiri il fiato, vedi le bandiere tricolori sventolare intorno a te e dici 'ce l'ho fatta'. In quel momento mi ho sentito tutta la mia italianità". Sensazioni che "non svaniscono ma si rafforzano" anche dopo 35 anni e racchiusi anche nei messaggi con Cabrini, Tardelli, Conti, Collovati, Altobelli e tanti altri. "Quello - ha sottolineato ancora Paolo Rossi - è stato un mondiale esaltante per tante ragioni. Per i personaggi che ne furono protagonisti, forse la migliore Italia di sempre, e perché partimmo sfavoriti: vincere in quel modo rese ancora più forte il gusto del successo, per noi e per tutti gli italiani". Oggi Rossi è imprenditore nel settore turistico e insegna calcio ai più giovani con l'Academy che porta il suo nome. Gira poi l'Italia con la mostra di cimeli e ricordi Paolo Rossi great italian emotions incentrata proprio su quel mondiale. "Mi piace - ha sottolineato - procurare ancora emozioni alla gente e far rivivere quei momenti. E' bello sentire il loro affetto". "Sì - ha concluso Pablito con un sorriso -, forse con testa sono ancora al Sarrià e al Bernabeu".

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