Quagliarella gol e applausi,l'uomo delle perle rare

Attaccante Samp segna di tacco, ma in passato aveva già esagerato

Cominciò a segnare con la maglia dell'Ascoli, proseguì con quella della Samp, tornata a essere la sua attuale squadra dopo un girovagare a ogni latitudine. Fabio Quagliarella - da applausi per il suo gol di tacco ieri al Napoli - è forse l'attaccante più tecnico ed estroso che il calcio italiano ha prodotto nell'ultimo quarto di secolo: di testa, in diagonale, di tacco (ieri non era la prima volta) in rovesciata o in semirovesciata, d'astuzia, di potenza, i suoi gol sono delle perle purissime dalle quali traspare una classe cristallina. E una lucidita' nel cercare sempre il gol impossibile si', ma per gli altri.
   

Dotato di indiscutibile tecnica individuale, di uno smisurato senso del gol e di conseguenza di una mira infallibile, 'Quaglia-gol' è stato protagonista fin dal quando giocava nelle giovanili del Torino. E' davvero strano che, pur avendo segnato sempre e comunque, le squadre nelle quali militava lo abbiamo sempre ceduto. Così come appare strano, in un'epoca di 'vacche magre' che la Nazionale non abbia avuto più bisogno di lui dopo il Mondiale 2010 in Sudafrica. Il tacco con il quale ha affossato il Napoli ieri sera, è l'ultima prodezza di un lungo elenco che lo ha portato a realizzare 128 gol in 404 presenze, con una media di 0,32 a partita. La prima chicca che si ricordi risale alla stagione 2006/07, in blucerchiato: il gol a Bergamo, contro l'Atalanta, la squadra divenuta la vittima preferita, con un pallonetto dal vertice sinistro dell'area. Colpisce poi Chievo, nella stessa stagione, con un tiro strepitoso sotto l'incrocio da 40 metri (gol più bello del campionato). A Napoli si ricordavano le sue prodezze con la maglia azzurra, più che da avversario (anche se già aveva colpito al San Paolo con la maglia dell'Udinese), ma con la Juve aveva segnato due gol spettacolari: a Udine, sempre di tacco (19 settembre 2010), su cross da destra (rasoterra), e a Verona, ancora al Chievo, con una rovesciata da spellarsi le mani. Era il 19 dicembre 2010.
   

'Quaglia-gol' ha colpito l'Atalanta per ben 10 volte in 15 sfide. E forse non è un caso che sia stato proprio lui, uomo del sud fino al midollo, a condannare i nerazzurri bergamaschi. Così come la maglia dell'Udinese gli ha regalato tante gioie e un Mondiale, quello del 2010 in Sudafrica, in cui Quagliarella, chiamato dal ct Marcello Lippi, venne utilizzato con attaccante di scorta e gettato nella mischia a match in corso. Nell'ultima partita del girone eliminatorio, contro la Slovacchia, entrato sull'1-3 Fabio riaccende la speranza con uno dei suoi capolavori. Ma non basta: le sue lacrime, autentiche, fecero il giro del mondo, come le immagini dei campioni del mondo in carica eliminati. In azzurro lo richiamò Conte senza farlo mai giocare. Fu costretto a rinunciare ingiustamente al suo grande amore, il Napoli, che lo cedette perché alcune lettere - poi risultate false - lo infamavano. Quagliarella, anche di fronte a un dramma psicologico e di immagine così grave, non si è mai fermato, continuando a firmare gol d'autore. (ANSA).
   

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