Bianchi, Capello, Spalletti, quante grane per Totti

I suoi tecnici: rapporti ottimi solo con Mazzone, Zeman e Garcia

Dai tempi di papa' MAZZONE, che di fatto lanciò TOTTI dopo i pochi spezzoni d'esordio regalatagli nel 1993 da BOSKOV, molta acqua e' passata sotto i ponti del Tevere e molti allenatori sulla panchina giallorossa. E i rapporti avuti con i suoi tecnici dal Pupone, poi sbocciato in Capitano, hanno avuto momenti di piena ma anche di secca. I quattro minuti giocati con il Real Madrid che hanno scatenato di fatto il big bang romanista con la cacciata dal ritiro di Trigoria non sono ad esempio un inedito: gia' RANIERI gli inflisse l'umiliazione in una gara a Genova con la Samp, solo che allora Totti era molto piu' giovane e - non presagendo il viale del tramonto - tollero' dall'attuale allenatore del Leicester anche una sostituzione clamorosa a metà gara in un derby. I problemi di Totti con gli allenatori cominciano comunque nel 1996 con lo sbarco a Roma di CARLITOS BIANCHI, che lo vedeva immaturo e voleva farlo cedere alla Sampdoria.
   

"Intendevo solo spronarlo", spiegherà dopo l'argentino: ma nel frattempo era stato cacciato. A Trigoria quindi arrivò ZEMAN, che - complice un bel gesto di Aldair - gli assegno' la fascia di capitano e lo protesse sempre. Finiti i tempi del boemo, la Roma puntò dritta sullo scudetto: l'unico, finora, della carriera di Totti: per raggiungere il traguardo venne chiamato dalla famiglia Sensi il "duro" CAPELLO. Che chiarì subito di non amare i ritmi di lavoro capitolini, fatti di "pennichelle", dormite brevi che a volte si prolungavano dalla camera dal letto al campo. Totti la prese come un'offesa "antropologica", ma di fatto il traguardo fu raggiunto anche perché Capello, dopo un'incomprensione per una Tournee' in America saltata dal Pupone, gli consentì di ingaggioare un preparatore atletico personale,il fido Vito Scxala poi cresciuto al ruolo di factotum di prima fascia del Capitano. Chiuso il rapporto di amore-odio con Capello, fu il tempo di 4 allenatori consecutivi che non hanno lasciato tracce: PRANDELLI, VOLLER, DELNERI E BRUNO CONTI.
   

Nel 2005 arriva a Roma LUCIANO SPALLETTI: esordisce con un atto di riguardo nei confronti di Totti, che - infortunato - si vede arrivare a casa, guidata dal tecnico, tutta a squadra per una visita di cortesia. Il rapporto si deteriora alla fine, e dopo il titolo vinto da Spalletti con lo Zenit in Russia se ne ha evidenza con una polemica via microfono: "Complimenti", dice Totti, "poteva farmeli quando stavo andando via dalla Roma", replica secco Spalletti. Di Ranieri si è detto (ma ora i due sono amici), con MONTELLA il rapporto era di tale confidenza che sostanzialmente mai ci furono problemi, pronti a riemergere però con l'arrivo di LUIS ENRIQUE: relazione fredda anche per un'esclusione in Europa League a Bratislava con lo Slovan (più inopinata sostituzione con Okaka al ritorno). Zeman lo rimette al centro del villaggio giallorosso, posizione privilegiata nella quale lo mantiene GARCIA. Che finisce esonerato - guarda caso - dal presidente Pallotta. Pronto a richiamare - consapevolmente o no? - Spalletti, l'uomo dei botta e risposta a distanza con Totti. 
   

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