Uefa, Tavecchio stop commissioni per 6 mesi

Fuori pure da prossimo congresso, non perde rappresentanza Figc. 'Non faremo ricorso, accettiamo per chiudere vicenda'

Non è una stangata, ma una botta sì. Carlo Tavecchio, dopo la sua frase sui ''mangiabanane'', non è squalificato dall'Uefa ma per sei mesi e neanche inibito, ma non potra' partecipare a commissioni Uefa e non sarà presente dal congresso previsto a marzo 2015. La sentenza della Disciplinare europea parla arriva a tre mesi dalla gaffe dell'allora candidato presidente che ora annuncia di accettare la decisione, ''senza fare ricorso al Tas''. Insomma, una decisione 'conciliatoria' (nel dispositivo Uefa si far riferimento all'art. 34 comma 5 del codice europeo, che la prevede con l'accordo delle parti e dell'ispettore Uefa) che evita un lungo contenzioso ma non le reazioni in Italia, con il Pd che si è mosso subito per chiedere le dimissioni del n.1 del calcio italiano.

Tavecchio aveva precisato che non si sarebbe dimesso dall'inizio del procedimento Uefa, quando a rischio poteva esserci il suo ruolo di rappresentatività internazionale che invece, sottolinea il neo dg Michele Uva, ''e' intatto: e infatti il presidente sarà ai prossimi incontri ufficiali in occasione delle partite dell'Italia. Per noi il caso è chiuso, ora guardiamo al futuro''. Parole in linea con la ''serenità'' espressa in serata da Tavecchio, a quanto fa sapere la federcalcio. Unici divieti decretati dalla Uefa, in base alla violazione dell'art.14 comma 1 (''dichiarazioni che insultino la dignità umana...''): Tavecchio e' 'ineleggibile' per le commissioni nei prossimi sei mesi (ma saranno rinnovate solo tra due anni) e non parteciperà al Congresso di marzo.

La decisione della Disciplinare prevede poi che Tavecchio attivi in Italia una speciale iniziativa in favore dell'integrazione ma, quel che più contava per il presidente federale, lascia intatta la sua capacità di rappresentare la Federcalcio in campo internazionale.''Non c'è alcun vulnus per il calcio italiano - sottolinea Claudio Lotito, consigliere federale con delega alle riforme -. La politica? Non deve fare un'invasione di campo. Se qualcuno vuole mistificare e strumentalizzare la questione non sortirà nessun effetto".

All'opposto Damiano Tommasi. ''Non mi sorprende la decisione dell'Europa, semmai la non decisione dell'Italia: e tantomeno mi sorprende che questa sentenza non cambi nulla in Federcalcio''. Finito da luglio in un tritatutto di polemiche e prese di posizione che aveva fatto vacillare la sua candidatura, dopo la turbolenta elezione dell'11 agosto Tavecchio aveva evitato lo scoglio di un intervento della Fifa - che pure aveva chiesto alla Federcalcio chiarimenti sul caso, ma - una settimana dopo l'insediamento si è trovato a dover fronteggiare l'inchiesta dall'Ispettore capo della commissione di etica e disciplina dell'Uefa.

Il presidente Michel Platini, legato all'ex presidente della Lega Dilettanti da un rapporto personale di stima, ha fatto della lotta al razzismo una delle sue bandiere e in un congresso sul tema organizzato a Roma circa un mese fa, al quale Tavecchio non ha preso parte per motivi di opportunità, lo aveva punzecchiato affermando che le sue frasi ''hanno provocato stupore e riprovazione''. I tempi dell'indagine sono sono stati piuttosto brevi, dal 20 agosto al 20 settembre, quando il caso è stato sottoposto alla Disciplinare.

Tavecchio ha potuto esporre la sua posizione - ''il mio errore e le mie vere intenzioni'' aveva detto dopo aver saputo dell'avvio dell'inchiesta - ma per la strategia difensiva si è affidato anche ad un professore di diritto di Berna per sostenere un difetto di giurisdizione nella vicenda della Commissione. Infine si è giunti ad una conciliazione, con Tavecchio che accetta le decisioni della disciplinare ''per evitare il protrarsi di un contenzioso che avrebbe visto contrapposte Uefa e Figc per un lungo periodo e che si sarebbe potuto risolvere solo davanti al Tas'' di Losanna. Restano però quei ''sei mesi'' che lasciano scoperto a rinnovate critiche il presidente della Figc.

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