Referendum, è battaglia sugli italiani all'estero

Polemiche sulla lettera inviata da Renzi e sul rischio di brogli

Una vera e propria bufera si scatena sull'annunciata lettera di Matteo Renzi agli italiani all'estero in vista del referendum. Una bufera che vede tutto il fronte del No in trincea e pronto a passare dalla battaglia parlamentare a quella legale per quella che è vista come una disparità di trattamento da parte del governo tra i Comitati del Sì e quelli del No. In particolare dal fronte del No si accusa il governo di aver fornito gli indirizzi dei 4 milioni di italiani all'estero solo al fronte del Sì. Accusa che, sabato in serata, il Viminale respinge: i dati in nostro possesso, e cioè "nome e cognome, data e luogo di nascita, indirizzo estero di residenza dell'elettore e sede diplomatica di competenza, sono stati regolarmente consegnati a tutti i richiedenti".

Inclusi, quindi i comitati del No. E' proprio l'accessibilità dei dati dei nostri connazionali iscritti all'Aire, infatti, il fulcro di questa nuova tempesta di stampo referendario. Ad accendere la miccia, in mattinata, è il Comitato Popolare del No che, con il presidente Giuseppe Gargani sottolinea come in ottobre il Viminale aveva consegnato loro un file con i nominativi degli italiani all'estero ma senza indirizzi e numeri di telefono. "Ma i plichi con le schede elettorale e la lettera di Renzi viaggiano insieme?", è invece la domanda che pone Sinistra Italiana che promette battaglia in Aula. Dal Parlamento, in poche ore, si passa però ai tribunali. Prima il Comitato per il No presieduto da Alessandro Pace, poi il coordinamento dei Comitati che fa capo a Francesco Saverio Marini e infine Matteo Salvini dalla sua manifestazione a Firenze annunciano un esposto in procura sull'accaduto. A rispondere, in serata, è però il Viminale. "Il Ministero - spiega in una nota ufficiale - non dispone né di mail né di numeri di telefono" mentre i dati disponibili sono stati consegnati a chi lo ha richiesto: "Comitato Basta un Sì', 'Comitato Popolare x il NO', 'Maie', nonché all'onorevole Renata Bueno (solo Brasile e Uruguay)".

A Gargani, sottolinea il Viminale, tali dati sono stati consegnati il 12 ottobre. E fonti della maggioranza sottolineano come la lettera sia firmata da Matteo Renzi nella sua carica di segretario del Pd (tanto che nella sua firma non compare la dicitura 'presidente del Consiglio) laddove l'invio della missiva è tutta a spese dei Dem. Un invio che, si sottolinea sempre dalla maggioranza, non viola alcuna regola e viene realizzato sulla base di una normativa precisa e accessibile a tutti e, come ieri ribadiva il capogruppo Pd Ettore Rosato, in linea con la legge n. 71 del 2014 pubblicata in Gazzetta Ufficiale. "In relazione alla nota del Viminale ribadisco quanto detto", tiene la posizione Gargani, laddove il fronte del No punta il dito anche contro la Farnesina e accusa sia il ministro dell'Interno Angelino Alfano sia il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi di aver fatto riferimento alla lettera come "iniziativa del premier". Mentre Massimo D'Alema fa notare come "la diplomazia non sia al servizio del governo ma del Paese". E l'ex premier attacca: "la vicenda prova una ragione di fondo per cui votare No: le riforme non le deve fare il governo".

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