L'analisi/ La settimana dal 12 al 18 marzo

Salvini guarda a M5s. Colle aspetta accordo su Camere e linea Pd. Un rapido ritorno al voto non lo vuole nessuno, a partire dal Quirinale

Fabrizio Finzi ROMA

18 MARZO - Per Matteo Salvini "nulla è impossibile" a chi osa, per parafrasare Alessandro Magno, e quindi tutto è possibile, anche un accordo di legislatura con il Movimento Cinque stelle. O, al contrario, un rapido ritorno al voto che in realtà nessuno vuole. A partire dal Quirinale dove ci si misura con la pazienza e ci prepara alla temperanza con l'obiettivo di dare un Governo all'Italia. Escluso un ritorno alle urne nel 2018. In realtà il movimentismo del segretario della Lega nasconde uno spericolato gioco di piccole provocazioni per saggiare la tenuta interna della sua coalizione di centrodestra.

Salvini si muove a tutto campo, provoca Silvio Berlusconi ventilando un accordo esclusivo con Di Maio e spaventa lo stesso leader pentastellato minacciando quotidianamente un ritorno alle elezioni irrobustendo il Rosatellum con un premio di maggioranza alla coalizione. Correttivo che certo non può essere accettato dai M5s che lo vogliono alla lista. E quindi niente con tutta probabilità, visto che due spinte contrapposte si annullano. Al di là delle dichiarazioni di facciata a destra il clima è teso e l'accordo per trovare i presidenti di Camera e Senato è difficile anche per i dissidi tra Lega e Forza Italia.

Oggi ci ha pensato un ex di peso del Carroccio, Roberto Maroni, a far emergere le preoccupazioni dei moderati del centrodestra: un Governo Lega-M5s "mi sembrerebbe un ritorno indietro alla Prima Repubblica, ai governi balneari", ha attaccato cercando di sintonizzarsi con gli umori più genuini della pancia leghista. Il Movimento Cinque stelle si gode la solitudine della sua non coalizione e sa di essere l'ago della bilancia per qualunque soluzione. Anche i grillini continuano a giocare a tutto campo anche in attesa di capire meglio quale aria tirerà veramente in casa Dem da qui all'inizio delle consultazioni. Nel Pd si continua a ripetere che l'unica strada per la resurrezione è l'opposizione ma continuano i dubbi se questa sia veramente una saggia scelta.

Tutti danno per scontato - ma nessuno lo dice - che se il presidente Sergio Mattarella si troverà in condizioni d'emergenza tali da dover tentare sentieri inesplorati il Pd ci sarà. Come confermano le parole di uno che di Pd se ne intende, Walter Veltroni: "può darsi si creino le condizioni, attorno a un'iniziativa del presidente, per dare al Paese un governo che eviti il ricorso alle urne e affronti la legge elettorale e la questione sociale". Il Colle aspetta per adesso di valutare l'accordo sulle Camere, poi entrerà in scena il presidente.

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