L'analisi/16 marzo: la difficile partita di Di Maio con un occhio alla Camera

Il leader pentastellato vuole un incarico pieno e non un mandato esplorativo

Francesca Chiri ROMA

Salvare il "soldato" Luigi Di Maio. C'è anche questa variabile da risolvere nel complicato puzzle in corso per la difficile composizione di una strategia che porti prima all'indicazione dei presidenti delle Camere e poi ad un accordo per la formazione del governo. Non è una questione da poco per una forza politica premiata ben oltre le aspettative dal risultato elettorale grazie anche alla scommessa giocata dal giovane leader. E non è allo stesso tempo un problema che tocca invece Matteo Salvini, l'altro giovane leader emerso dalle urne che la sua partita per la leadership nel centrodestra l'ha già vinta e che con il passare dei giorni sembra solo rinforzarsi.

E' qui infatti che sembra andare a sbattere la sostanziale intesa raggiunta tra Di Maio e Salvini, che di ora in ora si fa sempre più complicata: e non solo per i bastoni tra le ruote messe dai forzisti alla strategia imposta dal leader del Carroccio. Il dialogo per le presidente non è semplice, ammette il candidato premier pentastellato che vuole per il M5s la presidenza della Camera. Ma affidando lo scettro del Senato al centrodestra rischia di consegnare ad un forzista o ad un leghista la chance di un incarico per la formazione del governo, che il colle potrebbe affidare proprio alla seconda carica dello Stato. Di Maio, però, è eletto alla Camera: e un incarico in presenza di una manifesta incapacità di formare una maggioranza in parlamento, non l'avrà.

Lui vuole un incarico pieno e non un mandato esplorativo, e vuole evitare di incappare nella sorte che toccò a Pier Luigi Bersani nel 2013, uscito vincitore dalle urne. Ma per ottenere questo mandato Di Maio dovrebbe dimostrare di avere i numeri per formare una maggioranza e questo, allo stato, non può prevederlo. Come uscire da questa palude mantenendo intatta la sua leadership nel Movimento? E' la difficile equazione che Di Maio sta cercando di risolvere e che non potrà prescindere dalla decisione che verrà presa dalle forze politiche sull'assegnazione degli scranni più alti nelle due assemblee. Una via d'uscita, malignano nel Pd, Di Maio se la starebbe lasciando alla Camera, con l'obiettivo di diventare lui il successore della Boldrini.

I suoi fedelissimi smentiscono sdegnati, ma non è detto che non sia essere proprio questo il "piano b" dei cinque stelle. Intanto, però, mentre le trattative arrancano arriva il primo dei segnali più temuti dall'Italia, quello dell'allarme europeo. Le preoccupazioni espresse all'unisono da Angela Merkel e Emmanuel Macron rilanciano non solo la questione dell'allarme per la "vittoria degli estremisti" ma anche quella dello scollamento dell'Italia dall'asse espresso dai due leader europei. Un segnale che il Quirinale non intende di certo sottovalutare.

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