Due anni fa spariva Giulio Regeni, ancora nessun colpevole

Ultime tracce il 25 gennaio, in ricordo candele in tutt'Italia

Redazione ANSA

Erano le 19.41 del 25 gennaio del 2016 quando al Cairo si persero le tracce di Giulio Regeni (IL PROFILO) E a due anni dall'orribile fine del ricercatore friulano dell'Università di Cambridge, rapito e torturato a morte, ancora non è chiaro in quale meandro sia sparito prima di essere ritrovato, ormai senza vita, il 3 febbraio sul ciglio di una superstrada alla periferia est della capitale egiziana.

Ma a differenza del primo anniversario, l'anno scorso, ora pare essersi innescata una dinamica nuova per fare luce sul caso, con l'Egitto che ha lanciato segnali di collaborazione.

Imputati comunque ancora non ci sono e, per tenere alta la pressione attraverso il ricordo, la Rai ha annunciato una programmazione speciale per dopodomani, giorno in cui Amnesty International ha indetto manifestazioni in decine di piazze italiane per accendere, alle 19.41, migliaia di candele gialle, il colore della protesta che reclama verità.

A Fiumicello, il paese dove Regeni è nato, si terrà una fiaccolata commemorativa, mentre mercoledì i Giuristi Democratici terranno un presidio davanti all'ambasciata egiziana in Italia, e a Bruxelles i parlamentari del Pd organizzeranno un'iniziativa all'Europarlamento.

Le manifestazioni avvengono dopo che, da metà settembre, con l'insediamento al Cairo dell'ambasciatore Giampaolo Cantini, Italia e Egitto hanno ricucito le relazioni diplomatiche dopo uno strappo durato quasi un anno e mezzo, che ha segnato una delle più lunghe crisi mai affrontate. E sono arrivati segnali di collaborazione.

Primi tra tutti i nuovi elementi probatori passati alla procura di Roma nell'incontro del 21 dicembre con quella generale del Cairo. E la consegna, in ambasciata, del fascicolo giudiziario ai legali della famiglia Regeni che l'aveva reclamato invano per un anno e mezzo, costituendosi parte civile nel procedimento giudiziario in Egitto.

Il riavvicinamento fra i due paesi, di cui la richiesta di verità sul caso Regeni è parte integrante, è stato accompagnato da frequenti dichiarazioni delle istituzioni egiziane - amplificate dai media - della volontà di scovare i responsabili dell'atroce morte del ricercatore. Le dichiarazioni in questo senso che pesano di più sono le due del presidente egiziano Abdel Fattah Al Sisi: una fatta in una conferenza stampa a Sharm el-Sheikh e l'altra contenuta nel comunicato emesso dalla presidenza sull'incontro con il ministro dell'Interno Marco Minniti al Cairo del 17 dicembre che ha ribadito la volontà di pervenire a "risultati definitivi".

Questi sviluppi giudiziari e dichiarazioni, considerati di rilievo da chi conosce la complessità della situazione egiziana, hanno fatto seguito a pressioni venute da colloqui del ministro degli Affari esteri Angelino Alfano, dalla visita del 22 ottobre del sottosegretario Vincenzo Amendola e da quella di Minniti, le prime di esponenti del governo italiano al Cairo dopo la crisi-Regeni. In tutti gli incontro avuti dall'ambasciatore Cantini con i ministri egiziani, inoltre, la questione Regeni è stata posta come prioritaria. 

 

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