Caso Regeni: Italia-Egitto, tra verità e depistaggi

Il ragazzo scomparso al Cairo il 25 gennaio, trovato morto il 3 febbraio

Redazione ANSA

Lo studente friulano Giulio Regeni (IL PROFILO) e' scomparso il 25 gennaio scorso al Cairo in circostanze che la Farnesina ha definito subito "misteriose". Dal ritrovamento del suo cadavere, il 3 febbraio, ad oggi si sono susseguite varie ipotesi sulla sua morte, ma finora non e' emersa nessuna verita'.

Ecco la cronologia dei fatti:

25 GENNAIO - Giulio Regeni lascia il suo appartamento al Cairo, nel quartiere di Dokki, e di lui si perdono le tracce. L'allarme sulla sua scomparsa scatta qualche giorno dopo.

3 FEBBRAIO - Il cadavere viene ritrovato in un fosso lungo la strada Cairo-Alessandria. All'inizio le autorita' parlano di incidente stradale. Ma subito dopo il procuratore del Cairo, Ahmed Nagi, afferma che sul corpo ci sono segni di bruciature di sigaretta, torture, ferite da coltello e segni di "morte lenta", come poi rivelera' la prima autopsia effettuata al Cairo.

6 FEBBRAIO - Le forze di sicurezza egiziane fanno sapere di aver arrestato due persone, poi rilasciate.

7 FEBBRAIO - La salma arriva in Italia dove viene effettuata una nuova autopsia secondo cui la morte e' legata alla frattura di una vertebra cervicale causata da un violento colpo. Rilevati anche segni di pestaggio, abrasioni e lesioni.

12 FEBBRAIO - Si svolgono i funerali a Fiumicello (Udine).

13 FEBBRAIO - Per diversi giorni il Cairo ipotizza varie versioni, cambiandole di volta in volta: dall'omicidio a sfondo omosessuale, all'atto criminale, all'uccisione per mano di spie dei Fratelli Musulmani compiuto per creare imbarazzo al governo di Al Sisi.

24 FEBBRAIO - Il ministro dell'Interno egiziano tira fuori l'ennesima versione, la vendetta per motivi personali.

1 MARZO - Indiscrezioni sull'autopsia egiziana rivelano che e' stato torturato per almeno cinque, e forse addirittura sette giorni, ad intervalli di 10-14 ore, ma il Cairo smentisce.

14 MARZO - Il procuratore italiano Giuseppe Pignatone arriva al Cairo dove incontra il collega, Nabil Sadeq. Entrambi affermano che 'i colloqui sono stati positivi'. Nello stesso giorno, un testimone riferisce che Regeni ebbe "un'accesa discussione" con un "altro straniero" dietro la sede del consolato italiano al Cairo. I media parlano anche di un video sulla lite in possesso del consolato italiano, ma anche questo - l'ennesimo depistaggio - viene smentito dalla notizia che le telecamere della sede diplomatica sono disattivate da luglio.

24 MARZO - Il ministero dell'Interno riferisce che le forze di sicurezza egiziane hanno ucciso "cinque sequestratori di stranieri" e che, almeno secondo un paio di media egiziani, erano sospettati di un legame con la morte di Regeni. Il ministero non conferma ne' smentisce anche se poi afferma che il passaporto e alcuni documenti del giovane sono stati ritrovati in un'abitazione della banda.

25 MARZO - Il ministero dell'Interno egiziano precisa che "le indagini proseguono" in coordinamento con gli investigatori italiani. I genitori del ragazzo chiedono al governo di reagire "a questa oltraggiosa messa in scena". "L'Italia insiste, vogliamo la verita'", scrive su twitter anche il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni.

29 MARZO"Sul viso di Giulio ho visto il male del mondo", ha detto la madre del ricercatore italiano ucciso al Cairo in conferenza stampa a Roma. "Ho riconosciuto mio figlio solo dalla punta del naso, non vi dico cosa gli hanno fatto. Sapevamo che non era nei servizi". Amnesty denuncia 88 casi di tortura in Egitto nel 2016.

1 APRILE - Per la prima volta il Cairo in qualche modo ha ammesso quanto a molti era già chiaro: gli apparati egiziani seguivano Regeni prima del suo rapimento al Cairo.

2 APRILE - L'Egitto minimizza: "E' un atto isolato". Su YouTube condoglianze ai Regeni dalla madre del blogger Khaled Said, ucciso a bastonate da poliziotti ad Alessandria nel giugno 2010.

3 APRILE - Nuova marcia indietro del Cairo anche sulla banda di rapinatori.

5 APRILE - Il ministro Gentiloni riferisce in Parlamento: "Vogliamo una svolta nelle indagini o prenderemo misure immediate".

6 APRILE - A Roma arriva la delegazione egiziana che incontrerà inquirenti ed investigatori italiani. Un anonimo che si dice della polizia segreta egiziana scrive da qualche giorno a Repubblica accusando i vertici egiziani e svelando dettagli delle torture inflitte a Regeni mai resi pubblici, conosciuti solo dagli inquirenti italiani. Secondo La Stampa, il nome che l'Egitto 'sacrificherà' per la responsabilità della morte di Regeni potrebbe essere quello del generale Khaled Shalabi. 

7-8 APRILE - Vertice con l'Egitto a Roma.

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