• Allarme Legionella, viaggio nel Milanese tra preoccupazioni e docce bollenti

Allarme Legionella, viaggio nel Milanese tra preoccupazioni e docce bollenti

Timori da 'contagio' cambiano le abitudini quotidiane

Fabrizio Cassinelli

E' sempre più emergenza Legionella in Italia, dopo i casi che hanno creato allarme prima in Lombardia e poi ieri, a Roma. E nel Milanese, nei centri dove ancora si eseguono ispezioni e campionature, la gente non usa le 'fontanelle' ed è invitata a non farsi la doccia con acqua a "temperatura inferiore ai 65 gradi". Per la prima volta, insomma, si devono fare i conti con generalizzati timori da 'contagio', e si cambiano piccole abitudini quotidiane. E un nuovo caso, tra la fine di Dicembre e l'inizio del nuovo hanno, riporta la preoccupazione tra la gente.

La preoccupazione è palpabile, tra i cittadini, anche in considerazione della grande risonanza sui media dell'epidemia di Ebola (che con la legionella non ha nulla a che fare, NdR). Dopo i casi di Legionella avvenuti a ottobre (che hanno provocato una vittima nel Milanese), dopo il sospetto della diffusione del batterio anche a Milano, nella zona più a Nord, nel quartiere popolare di Niguarda (dove si è proceduto addirittura con bonifiche casa per casa, a rubinetti e docce, in ben 350 abitazioni) ha poi suscitato ulteriore perplessità l'ordinanza di una amministrazione locali che, per arginare la diffusione del batterio, hanno emanato tutta una serie di divieti invitando i cittadini a lavarsi ad almeno 65 gradi centigradi. Si eseguono poi ancora ispezioni e campionature alla ricerca di focolai, il che non tranquillizza certo la popolazione, soprattutto quella anziana, più esposta alle complicanze e quindi alla possibilità di un esito infausto.

Nel Milanese, tra Bresso e Cinisello Balsamo "l'Asl ha effettuato 28 prelievi sul territorio e presso le abitazioni - si legge in un'ordinanza del Comune di Bresso - 24 sono negativi al batterio e solo 4 sono positivi”. E ancora: “Benché nelle ultime tre settimane non ci siano stati nuovi casi segnalati, preferiamo essere prudenti e preventivamente invitiamo gli amministratori ad elevare la temperatura di distribuzione dell'acqua calda oltre i 65°, facendola scorrere per mezz'ora al fine di eliminare il batterio. Vi invitiamo a fare attenzione a non scottarvi!". In ottobre si era arrivati perfino a chiudere lo zampillo delle fontane cittadine e i decaloghi 'antilegionella' erano e sono ancora affissi, oltre che in Comune, in Chiesa e in centri anziani.

“Anche se il problema riguarda l'acqua calda, molte persone non usano più le 'fontanelle' pubbliche, i consumi di acqua in bottiglia sono aumentati fino al 50% in ottobre, e rimangono alti – dice all’ANSA un agente della Polizia Locale - Negli uffici, si evita di stare troppo vicini agli split dell'aria calda condizionata (dei sistemi cosiddetti 'a pompa di calore', NdR) perché il batterio si annida nelle particelle d'acqua. Come nel recente caso emerso alla Corte d'Appello di Roma, per un focolaio di legionella all'interno dell'impianto idrico di palazzo di giustizia, e di conseguenza in quello di condizionamento dell'aria, che ha ridestato l'attenzione sul problema. "Perfino il cappuccino - racconta all'ANSA Alessandro, un residente di Bresso - non si fa più come prima, con i baristi che adesso proteggono i clienti al banco da possibili vapori d'acqua calda mettendo una spugnetta intorno al beccuccio del vapore della macchina del caffè". E cali di consumi sono stati registrati negli autolavaggi e alla Casa dell'Acqua (dove si vende acqua minerale a prezzi contenuti) mentre vanno a ruba i prodotti anticalcare. Insomma, una situazione che ricorda un po' l'ondata di legionella che colpì mezza Europa molti anni fa, nel 2002. In Inghilterra allora furono registrate quattro vittime, in Spagna cinque, due in Francia. Per ora il bilancio in Italia è stato contenuto, ma il problema, al momento, pare lontano dal potersi dire superato.

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