La parola della settimana è spread

Quando un termine occupa le prime pagine dei giornali oppure lo troviamo particolarmente ostico, o semplicemente ci piace rifletterci un po' sopra

Redazione ANSA

Spread. Parola breve ma piena di nefasti presagi per chi, come noi italiani, o i nostri amici greci e per qualche tempo anche i cugini spagnoli e portoghesi, ha visto legare la propria vita all'alzarsi o abbassarsi di quel numeretto accanto alle sei lettere conosciute solo dagli addetti ai lavori fino al 2011, quando esplose la crisi dei debiti sovrani, ovvero l'indebitamento degli stati europei.

La parola indica la differenza tra il rendimento del Btp italiano a dieci anni e il Bund tedesco di pari durata. In sostanza il bond della Germania, ritenuto il più sicuro ed affidabile dell'eurozona, diventa il termine di raffronto. L'alzarsi o l'abbassarsi dell'indice comporta una maggiore o minore spesa per interessi, quindi maggiori o minori disponibilità per la spesa pubblica, un maggiore o minore tasso di interesse per chi chiede prestiti, una maggiore o minore affidabilità del paese e quindi la conseguente capacità di attrarre investimenti.

Sconosciuto fino all'estate di otto anni fa, è poi diventato il timore e la minaccia contro cui misurarsi ad ogni legge di Bilancio, ad ogni passaggio legislativo o di portata economica che il paese ha affrontato.

Lo spread italiano debutta nei tg e nei giornali a luglio 2011 quando rompe per la prima volta il muro dei 300 punti. Le massime istituzioni invitano alla responsabilità le forze politiche che raccolgono la sfida: la manovra più corposa dopo quella del '92 di Giuliano Amato è approvata in 5 giorni.

Il 5 agosto la famosa lettera della Bce impone una agenda di governo a cui l'esecutivo di allora cerca di adeguarsi con una nuova manovra alla vigilia di Ferragosto. Ma lo spread vola ancora: il 7 novembre è a 480 punti. Il 9 sfonda quota 500 punti, in pochi minuti si impenna fino al record storico di 574 e il tasso di rendimento vola superando il tetto del 7% (fino al 7,47% sui Btp decennali).

Solo a dicembre dopo il decreto salva Italia l'indice scende a 375 punti e a marzo a 310 punti. Poi tra alti e bassi la discesa prosegue fino sotto i 100 punti (98) a febbraio del 2015. A marzo 2015 è sotto 90 punti.

Di seguito alterni andamenti e una accelerazione in risalita nell'ultimo anno fin sopra i 300 punti e dopo lo stop alla procedura Ue degli ultimi giorni la discesa sotto i 200 e l'assestamento intorno a quella soglia.

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA