• Schiavi dei social? Digital detox per riappropriarsi della vita reale

Schiavi dei social? Digital detox per riappropriarsi della vita reale

Prendersi una pausa dalle piattaforme online senza paura di perdersi qualcosa

di Valeria Benedetto*

Se siete tra i 30 milioni di italiani (1) che ha un profilo su Facebook, provate a disattivare il vostro account. Si, disattivarlo e non eliminarlo perché togliere il profilo temporaneamente è una procedura semplice. Al contrario, rimuoverlo in maniera definitiva implica contattare il centro tecnico dall’applicazione e mettere in conto che non si potrà più recuperare i contenuti o le informazioni inserite. Una sorta di morte virtuale. Tragico? Forse.

Intanto provate a disattivarvi. FB cercherà in tutti i modi di convincervi a non farlo, chiedendovi obbligatoriamente una motivazione, quasi vi doveste scusare o giustificare con qualcuno. Passate troppo tempo a mettere troppi mi piace? Ecco il consiglio del grande fratello: perché non provate a disconnettervi invece che disattivarvi? Credete che Facebook sia inutile? Non avete pensato di chiedere invece l’amicizia ad un maggior numero di persone così da rendere la bacheca più interessante (e inondata di fatti altrui?)

Il Centro Assistenza che vi supplicherà di restare prima di sprofondare nell’oblio di un mondo senza notifiche, senza eventi a cui non partecipate mai ma che per qualche strana ragione vi interessano sempre, e così via. Oppure, se siete tra i 14 milioni di utenti di Instagram Italia (2), provate a resistere al desiderio di mettere un cuoricino alle foto di cagnolini vestiti come bambini, bambini vestiti come modelli, modelle a tempo perso, il tutto mentre controllate di aver visto gli aggiornamenti dei vostri contatti. Di nuovo, credete che sia esagerato?

I social media liberano il potenziale delle aziende. In fondo ce lo ripetiamo come un mantra tutti i giorni: i social servono. Scambiamo migliaia di informazioni rilevanti in ogni ambito, trovando nuove opportunità di lavoro, studio, amicizia e per questo la presenza sui social è senz’altro proficua.

Per il rilancio economico l’accelerazione del digitale offre molte possibilità(3), ad esempio la specializzazione in nuove figure professionali come il Marketing & Digital Specialist o il Social Media Manager. O l’implementazione dell’attività di impresa con la realizzazione di un business online in grado di catturare e fidelizzare i clienti: strategie di lead generation e lead nurturing, creazione di piattaforme per personalizzare l'esperienza di acquisto e di pagamento, product placement utilizzando i social media. Non a caso tra i Best Global Brands 2017 -classifica top 20 Interbrand (4) - troviamo al quinto posto Amazon, l’e-commerce per eccellenza, ma anche Coca Cola, Microsoft, McDonald’s, Nike. Tutte aziende caratterizzate da una forte presenza sui social capace di far brillare ancora di più il loro marchio, aumentando l’influenza.

Ma non sono necessari fatturati stellari: anche le PMI italiane nel triennio 2013-2016 (5) hanno diminuito il loro gap con le grandi aziende nazionali in quanto a presenza sui social. Per le imprese con più di 10 addetti la quota di utilizzo di almeno un social media nel 2016 è dell’82,3%, quasi il 20% in più del 65,4% registrato nel 2013.Si tratta nella maggior parte dei casi di social network utilizzati per aumentare la visibilità dei prodotti, soprattutto Instagram. Del resto, non a caso, si dice che la pubblicità è l’anima del commercio.

I social media distruggono la vita reale?

Ma la pubblicità è anche il commercio dell’anima, con tutto quello che ne consegue. Infatti, anche nel campo personale, i social permettono una pubblicità evidente. Facciamo del bene al nostro ego ogni volta che una nostra foto riceve attenzione, ogni volta che un pensiero viene condiviso, attivando un processo di miglioramento per raggiungere il consenso più vasto possibile. Spesso nemmeno ci soffermiamo al contenuto dei post, che dopo pochi secondi scompaiono dalle notizie e non riusciamo nemmeno ad elaborare. Siamo affamati di novità, informazioni, momenti di gloria sulla rete che scambiamo volentieri con la nostra privacy.
Il caso più recente di Cambridge Analytica, che ha coinvolto Facebook, una delle Fab Four - con Apple, Google, Amazon, ha evidenziato ancora una volta l’esistenza di un Far West digitale dove i nostri dati diventano oggetto di registrazione e analisi.

Gli abusi sugli account degli utenti sono certamente una responsabilità degli sviluppatori del social network, come ha ammesso lo stesso Zuckerberg.
Ma la responsabilità è anche nostra, il Far West lo abbiamo alimentato noi stessi, e nemmeno inconsapevolmente.

Il vero problema è che il mondo virtuale è aumentato davvero troppo, impattando in modo ingombrante con le nostre vite reali. Secondo una ricerca Deloitte, (6) il 55% degli intervistati controlla il proprio telefono entro 15 minuti dal risveglio: le notifiche sono diventate la nostra priorità. Se siamo attaccati ad uno schermo quasi ininterrottamente e siamo diventati più bravi a parlarci “profilo a profilo” che “faccia a faccia” allora l’unica colpa che si può ascrivere alle piattaforme tecnologiche è di averci intrappolato un po’ tutti quanti. Il guaio non è utilizzare Instagram, il guaio è che ne siamo diventati dipendenti. E ogni dipendenza fa male. Il rimedio? Basterebbe solo ricordarsi di disconnettersi, e riuscire a farlo. Il digital detox può essere la soluzione.

Una pausa dai social, senza farsi prendere dalla FOMO, la “paura di perdersi qualcosa” durante la nostra assenza. Infatti, i primi tempi sarà difficile non pubblicare i propri selfie, non mostrare al mondo quanto ci si senta realizzati o infelici e che un piatto è buono anche se non lo si fotografa prima di mangiarlo. Sarà anche meno comodo non inviare messaggi vocali e chiacchierare al bar, o abbracciare un amico invece di inviargli una faccina.

Silenziando le notifiche, elimineremo le distrazioni, almeno per un po’. Abbiamo tutti bisogno di tornare a focalizzarci sulla vita fuori dallo schermo che, forse, merita un tantino di tempo in più.

 

(1) http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2017-05-25/facebook-in-italia-piu-30-milioni-utenti-101406.shtml?uuid=AEWwyKSB
(2) http://www.repubblica.it/tecnologia/social-network/2017/12/07/news/instagram_raddoppia_e_in_italia_sperimenta_la_chat_direct_per_giovani_e_giovanissimi-183281358/
(3) http://www.ilsole24ore.com/art/management/2017-12-11/milano-piu-forte-crisi-digitale-e-driver-offerte-lavoro-083002.shtml?uuid=AEXrlJQD
(4) http://interbrand.com/newsroom/bgb-report-2017/
(5) http://www.economia.rai.it/articoli/economia-digitale-ecco-come-la-tecnologia-sta-cambiando-commercio-e-turismo/33035/default.aspx
(6) https://www.deloitte.co.uk/mobileuk/

- CHI E' L'AUTRICE -

*Valeria Benedetto, 21 anni, laureanda in Economia e Commercio alla SME di Torino, da sempre ama scrivere e raccontare il mondo che la circonda. Interessata particolarmente alle analisi sociali e geopolitiche, scrive su Neos e fa parte dell’associazione Toponomastica femminile, per la riduzione del gender gap in ogni campo. Membro del Comitato di Lettura del Premio Calvino a Torino.

 

 

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